Il ritorno di Lycos e MP3.com

Due dot.com cercano di rinascere dalle ceneri della bolla speculativa. Con nuove tecnologie e la piena approvazione di artisti ed etichette. Parole chiave: social network e musica indipendente

Roma – A volte ritornano . Nomi un tempo noti, notissimi, che negli anni passati sono stati caratterizzati da quotazioni borsistiche da capogiro e che più recentemente sono scivolati ad un ruolo di secondo piano, tentano la via del rilancio. Forti di nuovi investimenti, di piattaforme tecnologiche rinnovate e di nuovi servizi agli utenti, Lycos e MP3.com stanno per fare la loro rentrée sulla scena del business telematico.

Lycos è uno dei pionieri del search , nato per scandagliare il web: creato nel 1994 da un progetto di ricerca del dottor Michael Mauldin della Carnegie Mellon Univerisity , ben presto si è trasformato in un portale foraggiato da un sistema di advertising a discapito della sua mission iniziale di search engine. Nonostante gli scarsi utili , l’azienda ha partecipato alla scalata finanziaria delle aziende della new economy, la “bolla” speculativa che ha contribuito a ridisegnare l’emergente settore del web business tra il 1997 e il 2001.

Dopo aver raggiunto una quotazione record da 12,5 miliardi di dollari, nel 2004 l’azienda è stata infine venduta per soli 95,4 milioni alla sud coreana Daum Communications Corporation . Da allora, Lycos Inc. ha cercato di galleggiare e rimanere in affari, attendendo l’occasione propizia per un rilancio in grande stile.

Dopo aver perso il treno della ricerca (ormai saldamente in mano a Google) e del portale web (in cui Yahoo! giganteggia), l’ex fatina dai grossi numeri sta pensando di salire sul nuovo carro dorato del social networking per fonderlo assieme allo streaming di video online. Lycos vuole insomma entrare nel settore in cui nomi come YouTube e MySpace la fanno da padroni, con un occhio di riguardo alla tecnologia in sé e alle possibilità di cederne l’utilizzo a terzi piuttosto che alla prospettiva di ridiventare un “portale” propriamente detto.

Lo sforzo rinnovato di ridiventare “big” si sta concretizzando nel lancio di Lycos Cinema , atteso al debutto questa settimana: gli utenti registrati al nuovo servizio avranno la possibilità di vedere lungometraggi e spezzoni video e, in contemporanea, aprire sessioni di chat pubbliche a cui invitare altri spettatori per commentare assieme la visione.

“La tecnologia che abbiamo realizzato permette la creazione di veri e propri soggiorni virtuali”, ha dichiarato Brian Kalinowski, Chief Operating Officer di Lycos. In ogni “sala di visione” sarà possibile scrivere messaggi testuali mentre si assiste ai video diffusi in streaming.

L’azienda paragona la tecnologia proprietaria usata per sincronizzare i video tra gli utenti di una stessa chat room, alla base di Lycos Cinema, a una sorta di massively multiplayer online game a-là Second Life e World of Warcraft, con centinaia di migliaia di giocatori-spettatori a popolare (augurabilmente) le video room e partecipare alla visione collettiva. All’inizio non sarà permesso postare i video auto-prodotti dalla community, ma Kalinowski assicura che una tale possibilità verrà implementata a partire da dicembre o al più tardi da gennaio prossimo. E al contrario di YouTube, non ci sarà alcun limite imposto sulla durata massima dei video.

Un servizio, dunque, che tenta di proporre contenuti “blasonati”, possibilmente non i più costosi . Lycos, per evitare di incorrere nei problemi che i portali di social broadcasting devono affrontare per difendersi dall’ira delle major o per ridurre le spese, non offrirà molti prodotti di primo grido: tra i primi lungometraggi disponibili all’avvio, Lycos Cinema potrà vantare titoli come Legit , Munich Mambo e Triple Threat . Bassa anche la quantità di video presenti, appena 500. Ma l’azienda promette di aggiungerne a breve altri 500 e di ottenere i diritti di trasmissione per altri 3.000.

Al di là dei contenuti in sé (si parla per il futuro di una possibile programmazione televisiva e la nascita di uno store online per acquistare film sconosciuti), la nuova iniziativa di Lycos viene vista dagli analisti di settore come molto più interessante da un punto di vista strettamente tecnologico : l’ex portale sta tentando di risultare appetibile per partner potenzialmente interessati ai “salotti virtuali” come veicolo di contenuti, e quindi alla concessione in licenza della tecnologia proprietaria per la loro creazione.

Kalinowski ha dichiarato di essere in trattativa con una grossa etichetta discografica (della quale non ha voluto rendere pubblico il nome) per lanciare un nuovo artista attraverso il servizio: gli utenti potranno chiacchierare con i musicisti e guardare i video allo stesso tempo. Per non parlare di servizi di incontri virtuali come Match.com , che potrebbero integrare la possibilità per gli iscritti di partecipare a spettacoli cinematografici fittizi prima di incontrarsi dal vivo.

Lycos Cinema si configura quindi come un tentativo far ridiventare Lycos di nuovo grande nell’era dell’interattività, del social networking e del Web 2.0, con la forza di un servizio innovativo basato sulle recenti tendenze di successo della rete. Un nuovo inizio cerca anche MP3.com , altra vittima illustre della bolla speculativa della new economy e della causa intentatale contro dalle etichette discografiche nel corso del 2000 per My.MP3.com . Nata come servizio di download gratuito di musica indipendente, la creatura di Michael Robertson (il produttore di Lindows poi divenuto Linspire ) ha dovuto subire il tracollo finanziario in seguito al patteggiamento con le major musicali, costatole la bellezza di 200 milioni di dollari.

Il sito, attualmente una proprietà di CNET Networks , si è finora occupato di fornire principalmente informazioni e contenuti editoriali sul mondo musicale.

Un recente annuncio (come riporta Reuters ) parla ora dell’intenzione di voler ricominciare la distribuzione e la condivisione di contenuti musicali indipendenti , con la regolare autorizzazione dei proprietari dei diritti d’autore.

Mp3.com sembra insomma voler offrire un servizio molto simile a eMusic.com , store musicale a-là iTunes specializzato in musica indie e brani privi di restrizioni DRM recentemente sbarcato in Europa .

E proprio il notevole successo di eMusic ( il terzo store musicale in assoluto di tutta Internet) sembra suggerire un notevole potenziale per questo genere di servizi , svincolati dalle tradizionali logiche del mercato musicale e pur tuttavia preziosi per quegli artisti e quelle etichette desiderosi di farsi conoscere dal grande pubblico, conservando nel contempo la loro indipendenza dall’industria.

Alfonso Maruccia

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