Italia e 5G: sulla Via della Seta, con prudenza

L'Italia si avvicina alla Via della Seta per firmare un memorandum con la Cina che potrebbe distendere anche i rapporti con Huawei in tema 5G.

Italia e 5G: sulla Via della Seta, con prudenza

In giornata, intercettato all’uscita da Palazzo Chigi, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è stato interrogato a proposito del memorandum tra Italia e Cina. La firma avviene infatti nel mezzo di una forte frizione geopolitica tra Cina e USA, ove Donald Trump non ha fatto mistero di voler mettere pressione anche su altri paesi affinché non adottino le soluzioni 5G del gruppo cinese.

La logica USA è quella per cui Huawei potrebbe rappresentare un ariete delle ambizioni cinesi e lasciarle il controllo delle telecomunicazioni potrebbe essere un rischio troppo elevato per le infrastrutture critiche. Al tempo stesso gli USA non vogliono che l’Europa ceda alle inferenze orientali, dunque il 5G è stato utilizzato come oggetto di questa partita. L’Italia si è mossa a modo proprio, avvicinandosi alla “Via della Seta” con tutte le dicotomie di cui il governo gialloverde è contraddistinto. Da una parte c’è stato dunque l’ottimismo di Di Maio e dall’altra le resistenze di Salvini, con Giuseppe Conte a fare la sintesi:

Per quanto riguarda la partita del 5G è una partita che stiamo seguendo e stiamo valutando tutte le contromisure. Vale per i cinesi e per tutti gli operatori che gestiscono il traffico dei dati. Sono questioni molto sensibili per gli interessi nazionali e imporremo tutte le cautele per tutti gli operatori. Sono asset strategici.

Ma Conte ricorda altresì un altro aspetto: “dei 13 paesi che hanno sottoscritto il memorandum con la Cina l’Italia è l’unico che richiama diffusamente principi e regole europee“. Insomma: nessuno contesti all’Italia un atteggiamento troppo morbido né troppo attendista, perché la realtà è che il memorandum è stato preso molto seriamente. Così Di Maio: “La Via della Seta si firmerà: è un memorandum of understanding che consentirà al made in Italy di esportare di più nel mondo, anche in Cina. […] Ho letto che gli USA sono preoccupati: non hanno ragione di preoccuparsi perché resteranno i nostri principali alleati“.

Secondo il viceministro, l’accordo con la Cina è di tipo commerciale e non politico, cercando così di allontanare i timori USA circa l’ombra cinese sull’Europa. E respinge così al mittente le preoccupazioni di Berlusconi e Tajani. Interessante soprattutto il punto di vista del Garante Antonello Soro a RadioRadicale, secondo cui la Cina oggi non opera nel rispetto dei dati personali e richiama pertanto alle regole europee come dogma irrinunciabile nella stipula di qualsivoglia trattato con il paese orientale.

Di Maio ha sottolineato altresì che le risorse risparmiate dal programma degli F35 saranno investite in cybersicurezza, unico riferimento indiretto fornito alla questione dei rapporti con la Cina del 5G. Come a dire: non ci opporremo a Huawei in modo preconcetto, ma al tempo stesso opporremo ai timori USA le necessarie contromisure. Tutto ciò, inoltre, non con strategie autonome, ma richiamando alle best practice europee.

La Via della Seta, insomma, si avvicina: le dichiarazioni pubbliche sembrano avvicinare Italia e Cina, ma tutto ciò nel giorno in cui Huawei avvisa della possibilità di sviluppare un sistema operativo proprio per timore di ulteriore acredine da parte degli USA. La partita non è dunque chiusa, ma l’Italia sembra non volersi far pizzicare dalla morsa geopolitica: così come già fatto dalla Germania, del resto.

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Fonte: ANSA
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