La Toscana non è terra di pirati

Lo afferma una ricerca svolta da Microsoft nei punti vendita di tre importanti città toscane. I mistery shopper dell'azienda hanno rilevato illegalità sotto la media nazionale. E c'è un progresso rispetto al passato
Lo afferma una ricerca svolta da Microsoft nei punti vendita di tre importanti città toscane. I mistery shopper dell'azienda hanno rilevato illegalità sotto la media nazionale. E c'è un progresso rispetto al passato


Roma – Il concetto che installare una copia pirata di un sistema operativo in un personal computer in vendita costituisca un illecito o che rivendere a basso prezzo software duplicato sia ugualmente illegale sta arrivando ai negozianti italiani. Questo, almeno, è quello che si può dedurre dalle indagini svolte a Firenze, Prato e Livorno dai mistery shopper di Microsoft.

Con questo termine, come noto, la softwarehouse indica propri agenti che si presentano ai negozianti come clienti qualsiasi e che chiedono informazioni sulle modalità di acquisto, accertandosi delle diverse “opportunità” offerte dai negozianti, comprese quelle di ridurre i prezzi installando software pirata sulle macchine in vendita. Questa pratica viene chiamata hard disk loading e gli accertamenti di Microsoft si devono perlopiù a clienti che hanno notato vistose differenze di prezzo su prodotti simili.

E c’è da dire che l’analisi sulle vendite condotta da Microsoft in queste settimane in Toscana ha evidenziato non solo un calo della pirateria sul software nella catena di distribuzione rispetto al passato, ma ha confermato il ridotto tasso di pirateria esistente nella regione.

A Prato su 20 punti vendita visitati da mistery shopper, infatti, solo uno è risultato non in regola. A Firenze su 39 negozi solo 2 violavano la legge sul diritto d’autore. A Livorno su 20 rivenditori in 2 hanno offerto copie pirata dei software Microsoft. Il tasso complessivo di illeciti tra i negozianti esaminati, dunque, non supera il 6,3 per cento.

“I dati rilevati nel corso dell’indagine effettuata da Microsoft – si legge in una nota dell’azienda – sono ancora più significativi se comparati con quelli relativi alla media nazionale calcolata sulla base delle precedenti rilevazioni, che si attesta intorno al 32%. Inoltre, nel corso di una campagna condotta da Microsoft nella regione Toscana circa due anni fa, erano emerse percentuali di attuazione di pratiche illegali molto più elevate: su 50 punti vendita visitati, ben 14 si erano contraddistinti per offerte che violavano le norme a tutela del diritto d’autore, con una percentuale del 28%”.

Secondo Microsoft, le pratiche illecite attuate da molti negozianti italiani danneggiano gli utenti, privi di qualsiasi garanzia e supporto del produttore, e il mercato, l’economia e lo sviluppo nello specifico del settore informatico. “Un comportamento conforme alla legge da parte di rivenditori e utenti – sostengono gli esperti dell’azienda – permette al contrario di generare un insieme di benefici per il sistema socio-economico locale, quali un maggior flusso di investimenti nel settore high-tech, un maggior gettito fiscale oltre alla creazione di nuovi posti di lavoro”.

L’azienda ha anche citato uno studio di IDC realizzato per conto di BSA secondo cui nel 2006 potrebbero nascere 17mila posti di lavoro in Italia se si riducesse almeno del 10 per cento la pirateria sul software.

Sull’argomento vedi anche:
Roma capitale dei pirati
Milano capitale della pirateria informatica
A Torino la pirateria non passa
Microsoft scansiona i negozi di informatica
Italia, Microsoft spia e trova 15 negozi pirata

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15 12 2003
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