La UE punta 120 milioni sull'antiGoogle

Bruxelles sgancerà nuove vagonate di dobloni sul motore di ricerca tedesco a trazione semantica che ha il compito di rivitalizzare l'orgoglio europeo nel search dominato da Sua Googlità
Bruxelles sgancerà nuove vagonate di dobloni sul motore di ricerca tedesco a trazione semantica che ha il compito di rivitalizzare l'orgoglio europeo nel search dominato da Sua Googlità

La Commissione Europea ha deciso di finanziare fino al 2011 il progetto Theseus , il motore di ricerca dal cuore comunitario e dall’ indole teutonica. Come riporta CNN , sul piatto vi sono non meno di 120 milioni di euro, che si depositeranno nelle tasche del consorzio degli sviluppatori, che comprende colossi come SAP, Siemens, Empolis e Thomson. Theseus, inizialmente, sarà nelle loro mani ma più avanti, con la sua specializzazione, si prevede il coinvolgimento di molte società di nicchia in tutta Europa.

Theseus è il gemello eterozigote di Quaero , il mega-motorone di ricerca dal Berretto Frigio che avrebbe dovuto sfidare a singolare tenzone Google e fare ordine online fra i contenuti multimediali. Un progetto che non solo è stato aspramente criticato per le vagonate di euro di investimento preventivate, ma ha subito anche lo sganciamento repentino dei “fratelli” tedeschi. Theseus, quindi, rappresenta per molti versi la risposta tedesca al modello francese.

L’obiettivo è quello di rivoluzionare la ricerca online con l’introduzione di un sistema integrato di analisi semantica, che sarà in grado di svolgere un’analisi contestuale dei termini digitati nel campo ricerca, fornendo alla fine del processo un elenco di risultati con un maggiore livello di pertinenza. Si parla quindi di “tecnologie semantiche che tenteranno di comprendere il significato dei contenuti e inserirli nel contesto appropriato”.

Il web semantico , e quindi i motori correlati, sono certamente la frontiera della ricerca online, ma come hanno fatto notare numerosi esperti, tutto questo impegno potrebbe andare a beneficio di Google. Secondo Trip Chowdhry, del Global Equities Research , non vi sarà un testa a testa. “Non la vedo come una sfida a Google”, ha dichiarato Chowdhry. “Anche dovessero riuscire nel loro progetto, Google li indicizzerebbe e ne sfrutterebbe le ricerche come fa già con Wikipedia”.

L’analista è infatti convinto che il colosso statunitense attenderà l’avvento delle soluzioni semantiche emergenti e poi ne approfitterà, valutandone “l’appeal sul mass-market, la semplicità d’uso e le potenzialità di integrazione con la sua piattaforma marketing AdWords”… per poi farne un sol boccone. E così al Vecchio Continente non rimarrà che consolarsi con la Biblioteca Digitale Europea , sempre che Sua Googlità lo permetta.

Dario d’Elia

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24 07 2007
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