Lavoro nell'IT, in Romania però

Un giovane informatico italiano ha preso armi e bagagli ed ora è assunto da una società rumena: guadagna meno di quanto guadagnerebbe in Italia ma con quella cifra là si vive bene
Un giovane informatico italiano ha preso armi e bagagli ed ora è assunto da una società rumena: guadagna meno di quanto guadagnerebbe in Italia ma con quella cifra là si vive bene

Bucarest – Cara redazione di Punto Informatico, vorrei rispondere alla lettera Lavoro nell’IT, la concorrenza dell’Est Europeo . Ho 23 anni, sono nato in Italia e per il momento sono residente in un paese dell’Est Europeo, più precisamente a Bucarest in Romania. Mi sono trasferito qui 6 mesi fa per motivi personali ed mi sono dato da fare per cercare un lavoro. Sapevo dall’inizio che sarebbe stato molto difficile per me trovare una sistemazione in quanto non conoscevo la lingua, non avevo una casa (per un mese sono stato ospite da un amico che conoscevo in Italia), e la Romania non era ancora entrata nell’Unione Europea.

Sono laureato in Ingegneria Elettronica ma ho imparato da autodidatta qualche linguaggio di programmazione, tra cui PHP e VBA. Inutile aggiungere che questa era la mia prima esperienza lavorativa. Non sapendo come iniziare ho provato a inserire il mio curriculum in un famoso sito rumeno per l’impiego e a proporlo ad alcune aziende presenti nel loro database.

Dopo qualche giorno sono stato chiamato da una ditta per un colloquio in inglese, dove mi hanno fatto fare un test scritto per 5 ore. Appena finito il test il responsabile me lo ha corretto davanti, mi ha fatto molte domande sulle risposte che ho fornito, e mi ha assunto. Tutto molto rapido e senza perdite di tempo, né promesse di un futuro contatto e via dicendo.

In questo momento lavoro per questa ditta di 500 dipendenti: essendo il primo straniero che assumevano e non essendo ancora nell’Unione Europea mi hanno dovuto fare il contratto a tempo determinato per un anno, che l’anno prossimo diventerà definitivo. Lo stipendio è molto buono per questo paese anche se non e paragonabile a uno stipendio per un posto equivalente in Italia (ma forse non troppo lontano leggendo le lettere precedenti). Però mi permette di mantenere una casa e di vivere con la mia ragazza non facendoci mancare niente.

Tutte le persone che lavorano con me hanno un contratto a tempo indeterminato, sembrerebbe quasi che la parola “precariato” non esista. Questo, secondo me, è possibile perché se in una ditta prendo 100 alla stessa costo 130, non 200.

Penso di essere stato molto fortunato, forse sarò un eccezione in questo campo, ma vorrei invitare a non considerare “i paesi dell’est” come un serbatoio di persone che vogliono venire in Italia a rubare il posto di lavoro agli italiani. Questo secondo me è uno dei tanti luoghi comuni.

Il problema del sistema Italia è un problema strutturale, e non limitato al campo informatico. Per vivere in questo sistema bisogna contare nelle proprie capacità, anche se non per tutti è facile.

M.R.

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06 03 2007
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