L'e-learning fa bene, non benissimo

I facili entusiasmi si sono tradotti in spese ed investimenti e soprattutto in aspettative ben al di là del reale. L'apprendimento hi-tech a distanza è cosa bella e buona ma non straordinaria


Roma – Chi ha posto la propria firma sotto un progettone di investimento nell’e-learning si è trovato spesso a dover fare i conti con una realtà che non è così rosea come è stata dipinta da certi fornitori di servizi di apprendimento a distanza basati sulle nuove tecnologie multimediali. Ad affermarlo è un nuovo importante studio britannico che getta acqua sul fuoco degli entusiasmi ed invita operatori pubblici e privati ad un maggiore realismo.

Considerato panacea di ogni male e soluzione finale per la formazione e l’aggiornamento, l’e-learning secondo gli esperti del Chartered Institute of Personnel and Development (CIPD) va riportato in una prospettiva più realistica.

Secondo il sondaggio condotto dal CIPD presso le aziende che hanno investito in servizi di e-learning emerge chiarissima la sensazione che il gioco non è valso la candela, o almeno che la spesa non si è tradotta nel “miracolo” dipinto da certi operatori del settore, forse troppo ansiosi di piazzare le proprie costosissime creature (infrastrutture, corsi ecc.).

Il dato di base, secondo il CIPD, è che ogni fruitore di questi servizi è diverso e ha bisogno di seguire una propria curva di apprendimento e trova nella standardizzazione dei corsi un nemico ineludibile. Questo non significa che non serva l’e-learning, anzi, ma che aspettarsi troppo significa andare incontro a cocenti delusioni.

Le imprese che hanno risposto al sondaggio del CIPD ritengono di aver speso troppo in molti casi ma segnalano di non voler comunque tornare indietro, dato significativo che sottolinea l’importanza comunque assunta da queste piattaforme di apprendimento.

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  • Anonimo scrive:
    ma cosa volete proteggere :)))
    getto squallidoper persone squallideun riassunto di symantec e windows
  • Anonimo scrive:
    Come no . . .
    dormono o vogliono farci passare le braghe dalla testa. Non bisogna essere dei guru per vedere che speicalmente le attivita' di port scan sui network stanno crescendo esponenzialmente . . . basta passare parrechio tempo in rete per rendersene conto ;-)
    • Anonimo scrive:
      Re: Come no . . .
      Mah, a dire il vero, si nota sicuramente uno spostamento delle tipologie (ad esempio sono aumentati molto, in percentuale, i tentativi di port probe sulla 445 DS-Locator, probabilmente grazie alla maggiore penetrazione sul mercato, di Windows 2000 e Windows XP). E' aumentatata anche l'attività sulle porte SQL Server (anche e soprattutto a causa di virus specifici, come ben sappiamo), ma non potrei negare il fatto che in percentuale possano essere diminuiti gli atacchi. Anche l'anno scorso i tentativi di attacco e gli attacchi veri e propri sono stati moltissimi. Non vedo perché il rapporto non dovrebbe essere veritiero (anche perché Symantec avrebbe piuttosto interesse a fare leva sulle paure dei potenziali clienti per vendere i prorpi strumenti di network security).-Zoroastro-
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