Lettere/ Diamo il benvenuto alla next economy

Ma la new economy è davvero finita? Così parrebbe, ma niente paura: è già stata partorita una nuova idea per sfruttare la Rete a fini commerciali. Ecco a voi la "next economy?


Alla fine è successo. La new economy come fenomeno di massa è finito (finalmente). Questo periodo è stato caratterizzato da un enorme numero di aziende che si sono buttate allo sbaraglio sulla Rete, quasi fosse un nuovo terreno fertile da accaparrarsi per primi.

Abbiamo visto addirittura piccoli negozi aprire un sito di e-commerce e alcuni abbandonare la distribuzione tradizionale per concentrarsi solamente su quella on-line.

Purtroppo sono stati fatti numerosi errori di valutazione, e il crollo del Nasdaq (ricordo per gli amici più giovani che si tratta dell?indice delle borse dei titoli tecnologici) di questi ultimi tempi ne è la conferma.

Ma niente paura, è già stata partorita una nuova idea per sfruttare la Rete a fini commerciali: è chiamata ?next economy?, un nuovo modo per indicare una scelta più consapevole di ciò che potrà essere lanciato on-line e con maggior attenzione al buon senso della old economy, che troppo spesso è stato trascurato dai nuovi imprenditori.

Il progetto sembra interessante, staremo a vedere ma… un momento, leggo proprio adesso che il New York Times diventerà da inizio giugno 2001 a pagamento: la versione on-line sarà esattamente la copia di quella cartacea, ma l?accesso sarà riservato a chi vorrà pagare. Prevedo un grande flop: l?utente della rete non ne vuol sentir parlare di pagare in prima persona per i servizi, ma questo continua a essere ignorato da tutti i gruppi che si buttano allo sbaraglio nella new economy.

L?unico che sembra aver capito come funziona la Rete è il gruppo Britannica (una delle più famose enciclopedie inglesi) che ha trasferito on-line il proprio patrimonio culturale rendendolo fruibile gratuitamente a tutti: ciò non è stato fatto certamente per magnanimità, ma con un preciso intento economico: il sito è pieno di banner pubblicitari, pagati fior di quattrini, che permettono alla casa editrice di guadagnare (molto), sgravando gli utenti dal peso della tariffazione. Ed infatti il gruppo Britannica non ha ancora chiuso, anzi.

L?utente Internet non è infatti pronto a pagare. Lo sarà fra un paio d?anni, ma non adesso. Inoltre bisogna gestire i guadagni in modo più equilibrato, senza reinvestire l?intero profitto, ma procedendo con più attenzione, e resistere all?impulso di vendere alle prime difficoltà, proprio come si faceva nella old economy.

Ovvimante queste opinioni non sono solo mie, ma sono condivise da molti analisti ed economisti, fra cui Michael J. Mandel, di cui consiglio l?ottimo libro ?Internet Depression? (Fazi Editore, 200 Pagine, 28.000 lire)

Se nella nella next economy si capiranno questi semplici assiomi ci sarà spazio per guadagnare on-line, altrimenti anch?essa farà la fine della sua precedente. Chissà cosa metteranno come prefisso ad ?economy? nel modello distributivo successivo…

Zane – Responsabile sviluppo e promozione ” Zane & Friends Site

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  • Anonimo scrive:
    ma insomma!
    Perchè non viene invece detto che il libro sulle ASP della McGraw-Hill è pessimo?Tradotto male, stampato e impaginato peggio e anche la struttura didattica è carente. Si arriva fino a pagina 50 quasi senza avere visto uno straccio di riga di codice, e alla fine del libro ne so come quando l'ho iniziato.Niente in confronto a "Guida a ASP 3" di Apogeo, che resta tuttora insuperato (anche se poco adatto a chi ne se intende di più).
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