L'euro-roaming passa, ma non convince tutti

I ministri TLC europei approvano il piano di riduzione dei costi di roaming della Commissione europea. Bonino: vantaggi per i consumatori. ADUC: non basta, gli operatori escogiteranno un sistema per recuperare gli introiti perduti

Lussemburgo – L’Europa si prepari a pagare di meno le chiamate internazionali da cellulare. I Ministri UE delle Comunicazioni, in merito alla riduzione delle tariffe massime dei servizi di roaming , hanno infatti raggiunto il sospirato accordo durante il Consiglio tenutosi ieri a Lussemburgo.

Soddisfatto il Commissario per la Società dell’Informazione e i Media Viviane Reding, che però non perde occasione di rivolgersi agli operatori di telefonia mobile: le tariffe nazionali non dovranno subire rialzi . “So che qualcuno dell’industria sta dicendo che ora si potrebbero alzare i prezzi a livello nazionale per compensare gli operatori – dichiara Reding in una nota – trovo tutto ciò difficile da credere, visto che la concorrenza tra gli operatori è basata sul mercato nazionale e un rialzo dei prezzi nazionali vuol dire autoescludersi dal mercato”.

“La riduzione delle tariffe di roaming decisa oggi da Bruxelles, avrà un effetto positivo immediato sull’immagine che dell’Europa hanno i consumatori” ha dichiarato con pari soddisfazione Emma Bonino, Ministro per le Politiche Europee. “Le istituzioni hanno fatto la loro parte andando incontro alle richieste dei consumatori, ora gli operatori di telefonia mobile facciano la loro introducendo nuove tariffe prima della pausa estiva”.

Il provvedimento non convince ADUC , che illustra la propria posizione in merito alla questione: gli Stati membri il 25 giugno dovranno adottare questa decisione, che il 29 dello stesso mese sarà pubblicata in Gazzetta ufficiale; un mese dopo gli utenti potranno chiedere l’applicazione di queste tariffe, mentre dopo tre mesi dalla pubblicazione saranno applicate automaticamente, a meno che uno chieda di restare nel profilo tariffario precedente. La tariffa massima al minuto per chiamare all’interno dei Paesi UE, sarà di 0,49 euro (ora mediamente è di 1,15 euro); per ricevere, invece, sarà di 0,24 euro. Poi è prevista una progressiva diminuzione: 0,46 e 0,22 euro nel 2008, 0,43 e 0,19 nel 2009″.

La riduzione prestabilita non è, secondo ADUC, una soluzione necessaria e sufficiente a garantire risparmio ai consumatori. “Un bel risparmio? È quanto verrebbe da esprimere grazie ad un approccio superficiale, demagogico e populista – commenta l’associazione – Lo stesso di chi ha esultato quando il Parlamento italiano ha imposto il divieto di costi fissi per le ricariche dei telefonini”.

L’associazione sottolinea le ripercussioni che il decreto Bersani ha avuto sul mercato italiano della telefonia mobile, con le note rimodulazioni tariffarie, e con iniziative alle quali non è seguita alcuna reprimenda da parte delle Authority competenti: “Perché non dovrebbe succedere altrettanto dopo questa decisione UE? Forse il fatto di ‘aver compagni al duol’ in tutta la Comunità ci farà sentire meglio nell’essere più fregati e più poveri?”.

“La situazione è più grave di quanto possa apparire – osserva ADUC con amarezza – Se queste decisioni stataliste vengono prese anche a livello UE, oltre che italiano, qualunque altra decisione simile, in qualunque settore, troverà sempre una giustificazione e un punto di riferimento”.

La soluzione proposta? “Le aperture di mercato, a nostro avviso, sono le uniche risposte – dice l’associazione – contro il caro tariffe: riduzioni delle tasse per aziende e consumatori, facilitazioni per l’avvio di imprese nel settore, etc. cioè tutto ciò che crea concorrenza. Con un provvedimento come quello sul roaming, invece, si ingessa la situazione, si favorisce l’aumento indiscriminato di tariffe per il recupero delle perdite dovute a queste imposizioni e – garantito – non abbiamo mai visto un aumento che vada solo a compensare le perdite: in queste occasioni le rimodulazioni tariffarie generalizzate sono sempre state occasioni, per i gestori, di programmare nuovi introiti aggiuntivi ai precedenti”.

“Fintanto che avremo governanti che “mettono il naso” nel business delle aziende e nelle tasche dei consumatori – conclude l’Associazione – invece che rendere più facile offerta, domanda e consumo, la nostra economia non potrà che restare immobile e tutt’altro che amica di produttori e consumatori. Lamentarsi poi, da parte del medesimo Stato, del perdurare e dell’aumento dell’evasione fiscale, sono lacrime di coccodrillo”.

Dario Bonacina

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