Mani straniere sulle TLC italiane

Swisscom, Telefonica, Sistema: aumentano i nomi delle telco straniere interessate a mettere almeno un piede nel nostro Paese

Roma – Le telco che operano sulla penisola sono sempre meno italiane e la possibilità che diventino completamente straniere è molto concreta. È la constatazione che il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, ha espresso ieri a margine del forum Italia-Russia, in risposta alle domande di alcuni giornalisti.

Al centro dell’attenzione della stampa, l’ annuncio dell’OPA Swisscom su Fastweb . Ma anche il mandato che Pirelli ha conferito a Marco Tronchetti Provera: al presidente del gruppo è stato chiesto di valutare tutte le possibilità sulla quota di Telecom Italia detenuta dal principale azionista Olimpia. Il “pericolo”, se di pericolo si può parlare, non è rappresentato solamente dall’interesse espresso nei giorni scorsi da Telefonica : sempre ieri, il presidente del gruppo russo Sistema Vladimir Evtushenkov, che controlla l’operatore Mobile TeleSystems , ha confermato alla stampa l’esistenza di contatti con l’incumbent.

Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, ha esortato imprese e finanza italiana a non gettare la spugna: “Non c’è dubbio che il futuro della nostra grande rete di telecomunicazioni, e quindi di Telecom, è molto importante per il Paese. Perciò questa situazione rappresenta una sfida per il mondo delle imprese e della finanza italiana: mi auguro che le imprese e la finanza italiana siano all’altezza di questa sfida che la situazione propone”.

“L’ossatura dei nostri protagonisti industriali e finanziari non è in grado di raccogliere una sfida di questa portata” ha commentato Bersani in merito all’attuale riassetto delle TLC, e ha aggiunto: “Dobbiamo trovare il modo attraverso il quale i nostri progetti industriali abbiano punti di stabilità strategica attraverso banche, assicurazioni e fondi pensione”. E con preciso riferimento all’eventuale ingresso di nuovi player stranieri nel settore, ha osservato: “Diamo il benvenuto a chi viene in Italia, ma gli ricordiamo che ci piacerebbe che applicassero le migliori pratiche europee nel competere, non venissero qui a imparare procedure stantie”.

Dario Bonacina

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