Microsoft risponde su Passport

Sono cominciati gli incontri con le associazioni che difendono i consumatori. Microsoft vuole spiegare perché Passport non rappresenta un problema per la privacy degli utenti
Sono cominciati gli incontri con le associazioni che difendono i consumatori. Microsoft vuole spiegare perché Passport non rappresenta un problema per la privacy degli utenti


Capitol Hill (USA) – Microsoft ha dato il via ad una serie di incontri con il Center for Democracy and Technology ( CDT ), noto gruppo di pressione americano che ha l’obiettivo di promuovere la libertà democratica nell’era digitale: l’intenzione è quella di rassicurare un po’ tutti sulla tutela della privacy degli utenti, un tema divenuto caldo con l’inserimento di Passport all’interno di WindowsXP.

Così si sono incontrati per un paio d’ore una mezza dozzina di rappresentati dell’azienda di Redmond insieme agli avvocati del CDT. Non sono stati rilasciati commenti dettagliati sul contenuto della riunione ma si sa che ad essere sotto osservazione è Passport e che i colloqui sono stati “amichevoli e proficui”.

Ari Schwartz, direttore associato al CDT, ha detto: “Noi speriamo di poter ottenere presto qualche dettaglio importante. In qualche caso ci siamo arrivati ma in altre aree abbiamo ancora molte domande (da fare a Microsoft)”.

Passport è finito sotto osservazione perché si appresta a divenire un sistema di registrazione dei dati personali di milioni di utenti, dunque “di massa”, proprio con il suo inserimento in WindowsXP, il nuovo sistema operativo Microsoft la cui uscita è prevista per il prossimo 25 ottobre.

Passport è di fatto il primo sistema nel suo genere che permetterebbe agli utenti di effettuare un’unica registrazione per sfruttare i servizi Microsoft ma anche servizi di terze parti o siti che semplicemente decidessero di utilizzare questa forma di controllo sui dati degli utenti.

I consumatori lamentano il rischio che questo database arrivi a contenere una quantità di informazioni personali impressionanti, la cui sicurezza sarebbe determinante per tantissimi e che, proprio per questo, potrebbe divenire oggetto di attacchi da parte di cracker senza scrupoli.

“Microsoft ha detto che ognuno sarà in grado di controllare le informazioni fornite”, ha rassicurato Schwartz, ma “noi vogliamo una discussione pubblica sui rischi che rappresenta (questo sistema) e per farlo abbiamo bisogno di ricevere risposte oneste alle nostre domande”.

Adam Sohn, un product manager di Microsoft, ha confermato che l’azienda si è presentata all’incontro in modo “da offrire i fatti in modo chiaro e trasparente”.

Questo incontro, che è comunque il primo di una probabile serie, arriva a pochi giorni di distanza dalla notizia secondo cui un gruppo di associazioni di consumatori inglesi e americane ha fatto sapere di voler chiedere ufficialmente l’intervento della Commissione sul commercio (Federal Trade Commition – FTC) degli Stati Uniti affinché Passport sia esaminato a fondo: per raggiungere la certezza che il nuovo sistema Microsoft non violi le norme sulla tutela della privacy garantite ai cittadini europei dalle normative comunitarie.

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23 08 2001
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