Motorola: gli smartphone? Roba vecchia

Da Londra il segnale di un peso massimo della telefonia mobile: il futuro è il feature phone, al centro l'esperienza d'uso. Due parole su iPhone e Google Android e poi rotta sull'open source: il futuro è lì, dice l'azienda

Londra – In una stanza attrezzata per il pranzo, intorno ad un piccolo tavolo adatto a far sedere una decina di persone Christy Wyatt , vicepresidente del settore sviluppo ed ecosistemi di Motorola, assieme a Cheryl Chin , vicepresidente del settore prodotti e esperienze multimediali, hanno tenuto un incontro privato con un numero ristretto di giornalisti, aprendo l’azienda a qualsiasi tipo di domanda.
L’occasione è stata la data londinese della conferenza itinerante che ruota intorno a MotoDev , un’occasione per gli sviluppatori di applicazioni per telefoni Motorola di incontrarsi, confrontarsi e collaborare per fare comunità intorno all’ambiente di sviluppo mobile messo in piedi dall’azienda costruttrice di telefoni.

Vista la particolare data scelta per l’evento (il 9 Novembre) la prima cosa da dire per Christy Wyatt è stata quasi obbligata: “L’arrivo dell’ iPhone in Europa è una gran cosa! Chi come me lavora con persone che cercano di creare esperienze a valore aggiunto sa che l’iPhone ha fissato uno standard. E non solo per la forma o il modello economico. Ad ogni modo noi siamo soddisfatti del nostro approccio perchè speriamo porti gli sviluppatori a pensare di nuovo”.

Sbrigata la dovuta pratica iPhone, c’è un altro argomento di forte attualità che è sulla bocca di tutti ed è sempre Christy Wyatt a prendere l’iniziativa: “Per quanto riguarda Android possiamo solo parlare per noi. Motorola lo vede come uno dei tanti collaborative effort a cui prende parte, come Magix, la nostra community Linux per le applicazioni mobile multimediali. L’alleanza di marketing promossa da Google ha di buono che potrà focalizzarsi sui servizi. Abbiamo deciso di prendervi parte proprio perché pensiamo si tratti di un accordo per cominciare a parlare di piattaforme tra compagnie che hanno la nostra medesima visione sul mobile entertainment”.

Ed è proprio target la parola più utilizzata nel corso della conferenza. Nonostante infatti le due dirigenti Motorola abbiano in alcuni punti mostrato di non avere le idee troppo chiare, contraddicendosi nel tentativo di affermare la volontà di Motorola di esserci in ogni campo, un messaggio chiaro è arrivato: è venuto il momento delle applicazioni fortemente targettizate e per fare questo lo strumento migliore potrebbe essere l’open source .

In questo senso molto si punta sul Razr 2 , primo prodotto, a detta di Cheryl Chin, ad uscire dalla categoria degli smartphone per entrare in quella dei feature phone , nonché primo lancio globale di un telefono con sistema operativo libero (cosa che ha implicato la risoluzione di molti problemi, come quelli legati a diversi ordinamenti giuridici nonché diverse lingue).

Sembra dunque che Motorola sia realmente intenzionata a puntare molto sull’open source, specialmente quando Christy Wyatt dichiara che “se c’è da scegliere tra close e open noi andiamo decisamente su open”, anche se poi al momento di rispondere a chi chiede se ci sarà mai un telefono Motorola interamente aperto non sembra avere la stessa convinzione: “È la direzione che stiamo prendendo da quando abbiamo preso parte in LiMo. Non tanto open source ma community based, anche perché abbiamo capito grazie a LiMo che nel settore mobile ci sono molte cose che semplicemente non si possono fare. Anche Google sta andando in quella direzione e noi crediamo nell’open source, anche se è un modello difficile da applicare”.

L’esperienza d’uso
Più decisa è sembrata invece Cheryl Chin al momento di illustrare la strategia per i servizi a valore aggiunto: “Abbiamo smesso di focalizzarci sul design, ora pensiamo molto di più all’esperienza d’uso. Abbiamo molti apparecchi che vanno in rete, hanno un music player e un browser, ma non sono ben connessi tra di loro”.

L’intenzione di Motorola, dunque, è mirare a creare un ecosistema nel quale non contino tanto le prestazioni del telefono ma cosa questo consente di fare all’utente con i suoi contenuti : “Vedrete camere da 5 Megapixel sempre su più telefoni” continua Cheryl Chin “ma non vogliamo prendere parte ad una guerra di megapixel, quanto dare la possibilità ai nostri clienti di fare qualcosa con quelle immagini dopo averle scattate”. Chiaramente lo stesso discorso vale per le funzionalità di GPS; i telefoni di Motorola dunque non vogliono entrare in competizione con Tom Tom ma sfruttare al meglio quella tecnologia per altri servizi.

Discorso non facile anche quello sui diversi mercati del pianeta. Se infatti negli States Motorola non ha di che lamentarsi, non si può dire lo stesso dell’Europa (che comunque l’azienda dichiara di non voler mollare) mentre altro discorso ancora va fatto per la Cina. Ancora una volta la strategia è di puntare su piccoli target, secondo la Wyatt: “Non crediamo ci sia una sola maniera per arrivare ai clienti, anche perché in Cina c’è un mercato più attivo rispetto al resto del mondo”.

Sono dunque le applicazioni il nuovo punto di attenzione di Motorola, che dichiara di aver comprato il 50% di UIQ proprio per avere accesso al suo database di applicazioni e perché su questa piattaforma è più facile effettuare le transizioni delle applicazioni progettate per Symbian, negando di avere un particolare interesse per il touch screen. Molto chiaramente sarà orientato al web 2.0 tenendo presente che su mobile le web based applications non devono necessariamente comportare il lancio del browser ma possono anche apparire come normali icone, cosa che avvantaggia l’esperienza dell’utente. Un punto di vista, questo della percezione dell’utente, su cui tuttavia da Motorola non è arrivato un segnale univoco. Ma i chiarimenti sono in arrivo assieme ai nuovi prodotti. È solo questione di tempo.

Gabriele Niola

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