Pirateria italiana, l'appello dei discografici

I dati parlano di 20 milioni di italiani che non ritengono illegale l'acquisto di CD pirata. Tutti i numeri del fenomeno. Chiesta la mobilitazione degli artisti
I dati parlano di 20 milioni di italiani che non ritengono illegale l'acquisto di CD pirata. Tutti i numeri del fenomeno. Chiesta la mobilitazione degli artisti


Roma – Ci vuole una mobilitazione degli artisti e delle istituzioni per diffondere un nuovo approccio alla musica pirata e ai danni che la pirateria impone a chi la musica la fa, la produce e la distribuisce. Questo è quanto chiedono i discografici italiani e l’industria di settore in un appello diffuso dalla FIMI e dalla IFPI nel corso di una conferenza stampa.

Secondo le due organizzazioni da sempre in prima linea contro la pirateria, i numeri italiani sono molto preoccupanti. Sarebbero infatti 20 milioni gli italiani che non ritengono un atto illecito l’acquisto di un CD pirata, masterizzato abusivamente, magari acquistato per strada al mercato nero. Dagli “ambulanti”, infatti, si rifornirebbero periodicamente 4,7 milioni di italiani e sono questi “rivenditori” a coprire il 51 per cento del mercato nero del settore.

Che il fenomeno sia diffuso è sotto gli occhi di tutti e sono 1,4 milioni i CD sequestrati quest’anno dalle forze dell’ordine, un aumento di 200mila unità rispetto all’anno scorso. Un fenomeno che nel Meridione viene definito endemico, capace di rappresentare addirittura la metà del mercato totale, con un giro d’affari da 111 milioni di euro. Più in generale, il mercato nero della musica rappresenta, secondo i discografici, un quarto del mercato complessivo.

“Per combattere la pirateria – ha affermato Emmanuel De Buretel, presidente di EMI Recorder Music – sarebbe importante un maggiore coinvolgimento degli artisti, che comunque si stanno muovendo, così come avviene in Spagna e in Francia. Il caso Metallica-Napster serva da esempio, ma è necessaria un’associazione di artisti che facciano fronte comune. Se la pirateria continuerà su questi livelli, è chiaro che ci saranno conseguenze sul repertorio locale e per la nascita di nuovi talenti”.

“Il valore della musica in Italia – ha invece affermato Jay Berman, presidente e CEO di IFPI – è minacciato dall’espandersi della pirateria. Nonostante l’incremento dell’attività delle forze dell’ordine, continuano a essere venduti enormi quantità di CD masterizzati. Inoltre anche quando i pirati giungono davanti al giudice, troppo spesso le pene sono eccessivamente leggere o irrisorie”.

I discografici dunque chiedono pene più severe anche per quanto riguarda il fenomeno della pirateria internet: sarebbero già 917 i siti italiani chiusi perché dediti alla distribuzione illegale di musica.

Dalla FIMI, la federazione dell’industria musicale italiana, è stato invece sottolineato come “le attività repressive da parte delle forze dell’Ordine sono aumentate dall’approvazione della legge anti-pirateria ma, a livello giudiziario, non c’è ancora una forte consapevolezza dei danni recati dalla pirateria. Per questo chiediamo al Governo di aumentare i propri sforzi per ottenere maggiori risultati nella lotta alla contraffazione. Essendo, inoltre, in forte aumento in Italia la pirateria su Internet invitiamo il Governo ad adottare al più presto la direttiva europea sul copyright”.

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08 10 2002
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