SanDisk e Palm due buoni partiti?

Pare che Samsung sia tornata alla carica per tentare di acquisire SanDisk, e Toshiba sarebbe pronta a fare una controproposta. Anche Palm potrebbe essere nel mirino di molte aziende, incluse Microsoft e Nokia
Pare che Samsung sia tornata alla carica per tentare di acquisire SanDisk, e Toshiba sarebbe pronta a fare una controproposta. Anche Palm potrebbe essere nel mirino di molte aziende, incluse Microsoft e Nokia

Cos’hanno in comune un produttore di dispositivi flash come SanDisk e uno di device mobili come Palm? In questi giorni almeno una cosa: entrambe sono oggetto di speculazioni relative ad una potenziale acquisizione.

Dopo aver già incassato un rifiuto lo scorso autunno, pare che Samsung si sia nuovamente fatta sotto per convincere gli amministratori di SanDisk a vendere. E questa volta non sarebbe la sola a corteggiare la società californiana: anche Toshiba, secondo le indiscrezioni, sarebbe in trattative con SanDisk per una sua eventuale acquisizione.

Toshiba e SanDisk sono vecchie partner, e condividono due joint venture. Proprio lo scorso anno, con una mossa che molti analisti hanno interpretato come il tentativo di impedire a Samsung di lanciare una scalata a SanDisk, quest’ultima ha ceduto all’azienda giapponese il 30% della capacità produttiva delle fabbriche di Yokkaichi Operations, gestite dalle joint venture Flash Partners e Flash Alliance.

Nonostante queste voci, molti analisti rimangono tuttavia scettici sulla possibilità che SanDisk venga venduta nel breve periodo. La cosa appare ancora più improbabile nel caso di Samsung, che lo scorso anno aveva posto come offerta massima d’acquisto 25 dollari per azione contro i 60 dollari chiesti da SanDisk. In questo arco di tempo la situazione economica non sembra essere cambiata così tanto da giustificare un drastico cambio di strategie da parte di una delle due aziende.

Per quanto riguarda Palm, invece, a riaccendere i rumors relativi ad una sua possibile acquisizione è stato l’analista finanziario Mike Abramsky, che in una nota ha definito Palm “molto appetibile” ed ha fissato il suo potenziale valore tra i 15 e i 16 dollari per azione, circa il doppio rispetto alla sua quotazione degli scorsi giorni.

Tra i potenziali acquirenti Abramsky mette produttori di telefoni cellulari come RIM, Nokia, Samsung, LG e Sony Ericsson, e aziende che operano nel settore hardware o software come HP, Dell e Microsoft.

Ciò che oggi potrebbe rendere Palm interessante agli occhi di molti investitori è il suo nuovo sistema operativo webOS, che almeno sulla carta appare molto promettente. Il problema è che al momento webOS si trova ancora in fase di testing privato, e dunque è difficile per chiunque comprenderne le reali potenzialità.

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15 03 2009
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