Sentenza Corte Suprema USA: pericolo per la privacy

Sentenza Corte Suprema USA: pericolo per la privacy

La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe avere serie conseguenze per la privacy negli stati che vietano l'interruzione di gravidanza.
Sentenza Corte Suprema USA: pericolo per la privacy
La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe avere serie conseguenze per la privacy negli stati che vietano l'interruzione di gravidanza.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato la sentenza Roe v. Wade del 1973, sancendo la fine del diritto all’aborto. La decisione dei giudici avrà anche conseguenze per la privacy, in quanto i singoli stati che vieteranno l’interruzione della gravidanza potrebbero chiedere l’accesso ai dati degli utenti di sesso femminile per scoprire le loro intenzioni. Intanto molte Big Tech hanno confermato che forniranno assistenza sanitaria ed economica alle loro dipendenti.

Diritto all’aborto: privacy in pericolo

La sentenza del 24 giugno toglie a milioni di donne un diritto fondamentale conquistato quasi 50 anni fa. Almeno 13 stati hanno già emanato leggi che rendono illegale l’aborto, mentre altri 13 introdurranno una legge specifica a breve. Secondo la Reuters ci potrebbero essere gravi conseguenze per la privacy degli utenti e per le stesse aziende che gestiscono i loro dati.

Le forze dell’ordine che operano negli stati dove è vietato l’aborto potrebbero chiedere di accedere ai dati per scoprire gli utenti di sesso femminile che vogliono interrompere la gravidanza. Questa non è un’ipotesi molto remota. Tre anni fa, una donna è stata accusata di omicidio di secondo grado in Mississippi dopo che gli investigatori hanno scoperto sullo smartphone ricerche su farmaci per abortire.

La Electronic Frontier Foundation ha evidenziato i rischi. Con un mandato del giudice sarebbe possibile raccogliere numerose informazioni digitali (uso di app, motori di ricerca, post sui social media, servizi di messaggistica e altri) per scoprire se una donna vuole interrompere la gravidanza. Le richieste potrebbero essere indirizzate direttamente ai fornitori dei vari servizi, tra cui Google, Microsoft, Apple, Meta o WhatsApp.

La EFF consiglia alle Big Tech di proteggere la privacy in diversi modi: consentire l’accesso anonimo, attivare la crittografia dei dati in transito, bloccare il tracciamento della navigazione e della posizione, ridurre al minimo i dati raccolti. Gli utenti dovrebbero invece installare una VPN per nascondere l’indirizzo IP.

Fonte: Reuters
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Pubblicato il
25 giu 2022
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