Sicilia e Ricerca, due mondi a parte

Migliora qualcosa ma sono pochissimi i ricercatori che crescono e rimangono nell'isola. Il rapporto tra laboratori ed imprese è ancora un percorso ad ostacoli

Roma – Il male scientifico nazionale non risparmia la Sicilia: la difficoltà strutturale dell’Italia a offrire opportunità e mercato al mondo della ricerca colpisce duramente nell’isola, dove pochissimi sono i ricercatori che riescono a dare continuità al proprio lavoro, e ancor meno quelli che scoprono i vantaggi di una collaborazione reale col tessuto imprenditoriale. Eppure qualcosa va muovendosi e ci sono segnali che fanno sperare in un lontanissimo, diverso futuro.

Di questo ha parlato ieri il Censis , che ha presentato il suo rapporto Il sistema produttivo siciliano , dal quale emerge come la Sicilia sia in ritardo sul fronte dell’innovazione (a guardare i brevetti se la media nazionale è di 46,9 brevetti ogni milione di abitanti, in Sicilia la media scende a 7,9) così come l’investimento in ricerca: dai 257,6 euro pro capite della media italiana si scende ai 123,9 euro della media siciliana.

Da queste cifre ne consegue, e di certo non stupisce, che vi siano nell’isola mediamente 17,6 ricercatori ogni 10mila abitanti, molto meno di quel 29,5 che costituisce la media nazionale.

In questo quadro, ieri, nel corso del convegno in cui sono state ribadite queste cifre organizzato da RESINT (Rete Siciliana per l’Innovazione Tecnologica), è stato presentato un progetto che punta a catturare quanto c’è di buono nella realtà siciliana e accelerare i processi di sviluppo della ricerca e di collegamento tra le attività di laboratorio e le operazioni di mercato.

L’idea è rispondere a quelle necessità che sono emerse nel corso della prima fase dello sviluppo di RESINT, che con il Censis ha parlato e incontrato più di 150 aziende, strutture di ricerca e ricercatori: il risultato sembra indicare – è stato detto ieri – che ci sono le basi per dare maggiore spessore al lavoro che si sta facendo, lavorando per unire ricerca e impresa come ora non avviene.

Per farlo, si sta pensando di mettere in piedi delle strutture operative di monitoraggio e consulenza, strutture snelle a basso costo ma attendibili e durature, capaci di mettere in contatto le diverse realtà. Per il momento si lavorerà sui settori tradizionali (pesca, agricoltura, ceramica, impiantistica, farmaceutica) ma anche su automotive e ICT. Al progetto collaborano importanti segmenti delle istituzioni locali, la speranza è che a breve si uniscano ancora più imprese.

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