SKY, denunciato il monopolio

L'accusa dei giuristi è chiarissima: l'operatore sta cercando di controllare i mercati collegati, a cominciare da quello dei decoder, violando le direttive europee. Il punto dell'Istituto Ravà


Perugia – Nuovi guai in vista per SKY Italia : l’operatore satellitare è infatti al centro di un nuovo esposto per abuso di posizione dominante presentato da un team di giuristi all’ Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e all’ Antitrust .

Gli esperti dell’ Istituto Rito Ravà in Diritto del Mercato in collaborazione con il Comitato universitario per il Consumatore Attento (CoConAt) ritengono che le recenti azioni dell’azienda in particolare nel settore dei decoder può essere considerato illecito. L’esposto è stato presentato nel corso di una conferenza stampa all’Università di Perugia dai professori Vittorio Menesini, Giuseppe Caforio, Massimo Billi e Nicola Sbrenna.

I giuristi ricordano che la Commissione Europea ha consentito la nascita di SKY Italia come operatore dominante soltanto a fronte di alcune condizioni fondamentali, tra le quali l’impegno, assunto dal nuovo operatore, di mantenere aperto il mercato televisivo satellitare.

“Tale obbligo – sottolineano gli esperti – non va letto solo come incentivo per consentire l’accesso alla piattaforma digitale da parte di potenziali fornitori di contenuti, ma deve essere tradotto in un principio di massima da applicare – per non restare sulla carta – in qualsiasi ambito operativo ove il monopolista può efficacemente esercitare pressioni anticoncorrenziali”.

Uno di questi mercati, secondo l’Istituto, è senz’altro quello dei decoder , macchine ad alta tecnologia in grado di trasformare il segnale criptato proveniente dai satelliti in immagini e suoni.

Dopo aver ricostruito il varo delle tecniche di codifica SECA, SECA II e NDS, l’Istituto rileva come SKY abbia deciso, come già noto ai lettori di Punto Informatico, la cessazione dell’uso di SECA entro la fine dell’anno a favore dell’esclusivo uso di NDS. Da un lato – spiegano i professori – SKY abbandona così il sistema SIMULCRYPT e dall’altro “si rifiuta di mettere a disposizione dei produttori di decoder e degli stessi consumatori il sistema NDS sul quale detiene l’esclusiva”. Una situazione che come noto ha già portato alle denunce contro SKY da parte di Jepssen e di Adiconsum .

“In altre parole – affermano all’Istituto – SKY offrirà gratuitamente a tutti gli abbonati SECA l’unico impianto in grado di decrittare il proprio segnale , mettendo così fuori gioco qualsiasi altro decoder che diverrà automaticamente inutile, ingombrante e quindi scomodo agli occhi dei consumatori inesperti”.

Secondo i giuristi, questa rappresenta una violazione della legge sul “decoder unico” che aveva lo scopo esplicitato già nel suo titolo di “evitare la costituzione o il mantenimento di posizioni dominanti nel settore radiotelevisivo”. Inoltre violerebbe la delibera 216/00 CONS dell’Autorità delle TLC secondo cui “gli operatori di accesso condizionato (…) sono tenuti a garantire agli utenti la fruibilità, con lo stesso decodificatore, a qualunque titolo detenuto o posseduto, di tutte le offerte di programmi digitali con accesso condizionato e la ricezione dei programmi radiotelevisivi in chiaro”. Ed è per questo che l’Autorità faceva esplicito riferimento a SIMULCRYPT e MULTICRYPT.

“Quel che pare più grave – continuano i giuristi – è l’illecito sfruttamento da parte di SKY della sua condizione di vantaggio per estromettere dal mercato gli altri produttori di decoder”.

Negare il codice NDS ai produttori, dunque, secondo gli esperti danneggia la concorrenza ed è un abuso di posizione dominante, e si risolve in un impedimento della libera scelta dei consumatori “i quali – affermano gli esperti – una volta ricevuto il “regalo” di Sky, non potranno più vedere una vastissima serie di canali, a pagamento e non, salvo decidano di dotarsi di due diversi impianti, due diversi telecomandi, due diversi sistemi di sintonizzazione, due prese SCART, diversi metri di cavi, e in certi casi addirittura di due parabole”.

Il tutto secondo l’Istituto è aggravato dal fatto che rimpiazzando i vecchi decoder SKY “non consentirà l’accesso alla piattaforma digitale da parte di content providers stranieri, cioè di quelle televisioni satellitari che trasmettono in SECA o in IRDETO. Queste infatti, per risultare visibili, dovrebbero sperare che i vecchi impianti Telepiù o Stream non vengano cestinati dai consumatori all’arrivo del nuovo, visto che solo pochissimi di loro saranno disposti a comprare (e configurare) un secondo ricevitore ad hoc”.

Per il momento da SKY Italia non sono pervenuti commenti su questo esposto né su quelli che lo hanno preceduto, e neppure sulle polemiche che da settimane infiammano la rete su questo argomento.

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti