Spot ingannevoli: TIM, Wind, Tele2 e Omnitel

Alcuni dei più grossi nomi delle TLC italiane figurano tra le aziende colpite dai provvedimenti dell'Autorità antitrust. Come sempre i provvedimenti sono tardivi e le sanzioni inesistenti e improbabili
Alcuni dei più grossi nomi delle TLC italiane figurano tra le aziende colpite dai provvedimenti dell'Autorità antitrust. Come sempre i provvedimenti sono tardivi e le sanzioni inesistenti e improbabili


Roma – Tra i bersagli dei provvedimenti di garanzia del mercato presi dell’Autorità antitrust continuano a giocare un ruolo da leoni i giganti della telefonia italiana. In particolare, stando al bollettino n. 27 pubblicato dall’Authority, hanno violato le leggi sulle pubblicità, seppure in modo diverso: TIM, Wind, Tele2 e Omnitel.

Per quanto riguarda Wind, sotto accusa è finita l’offerta “GoWind”, che riguardava il telefonino Ericsson A2618s. Contro la pubblicità diffusa dal sito internet di Wind, wind.it, i consumatori sostenevano che “il messaggio segnalato sarebbe ingannevole, in quanto indicherebbe tra le caratteristiche tecniche del telefono cellulare pubblicizzato l'”avviso di chiamata a vibrazione”, di cui il telefono risulterebbe invece sprovvisto.”

La pubblicità era apparsa lo scorso novembre sul sito di Wind e già a dicembre Wind aveva deciso di modificarla. Ora l’Autorità ha deciso che quel messaggio “costituisce, per le ragioni e nei limiti esposti in motivazione, una fattispecie di pubblicità ingannevole ai sensi degli artt. 1, 2, e 3, lettera a), del Decreto Legislativo n. 74/92 e ne vieta l’ulteriore diffusione.” Le sanzioni? Se la pubblicità tornerà online è previsto l’arresto (?) fino a tre mesi e un’ammenda fino a cinque milioni di lire.

Per Tele2 i fatti sono più recenti. Nel febbraio 2001 un messaggio pubblicitario era stato attaccato dai consumatori perché non includeva lo scatto alla risposta tra le indicazioni tariffarie apparse su un giornale di Pavia.

“Nel corso dell’istruttoria – si legge sul bollettino dell’Autorità – la società Tele2 ha sostenuto che il messaggio in esame, omissivo dell’indicazione dello scatto alla risposa, è stato pubblicato esclusivamente per fatto colposo dell’agenzia pubblicitaria Ogilvy & Mather. Tele2, a seguito dell’avvio del procedimento, avrebbe prontamente dato disposizioni per farne interrompere la pubblicazione, adoperandosi nel contempo a rimediare all’errore stesso, pubblicando il messaggio comprensivo dell’indicazione relativa all’esistenza di un addebito alla risposta.” Ciò nonostante a luglio l’Autorità ha stabilito che il messaggio era ingannevole “e ne vieta l’ulteriore diffusione”. Anche in questo caso, qualora il messaggio, già corretto, sia ripresentato da Tele2, scatterebbe “l’arresto fino a tre mesi e con l’ammenda fino a cinque milioni di lire”.

L’Autorità ha anche deciso di intervenire sulle tariffe di TIM. Il 22 febbraio di quest’anno uno spot RAI e una pubblicità sul quotidano “LaRepubblica” erano stati denunciati da un consumatore. Il primo riguardava lo spot “Carta Amici TIM”, il cui “prezzo” era indicato al netto dell’IVA e le altre informazioni tariffarie erano pubblicate in caratteri molto piccoli. Il secondo, relativo a “Long TIM Premium”, in caratteri minuscoli elencava una lunga lista di eccezioni all’applicazione del profilo tariffario ed era manchevole delle segnalazioni di alcune caratteristiche.

Sulle due questioni l’Autorità ha deciso che il messaggio pubblicitario relativo alla promozione “Carta Amici TIM” “costituisce, per le ragioni e nei limiti esposti in motivazione, una fattispecie di pubblicità ingannevole (…) e ne vieta l’ulteriore diffusione”. E che “il messaggio pubblicitario relativo all’opzione tariffaria “Long TIM Premium” (…) costituisce, per le ragioni e nei limiti esposti in motivazione, una fattispecie di pubblicità ingannevole (…) e ne vieta l’ulteriore diffusione.”

Le sanzioni? Sempre quelle: se gli spot vengono ripresentati tal quali, TIM rischia l’arresto e ammende fino a cinque milioni di lire.

Decisamente più “tempestive”, per così dire, le decisioni dell’Autorità sulla pubblicità delle tariffe “Al Secondo” e “Al Secondo Friends” di Omnitel. Tariffe che, secondo l’Associazione Consumatori Utenti, erano pubblicizzate in modo ingannevole perché non indicavano “correttamente” il costo del servizio. Anche per Omnitel è scattato il divieto al riutilizzo dello stesso messaggio pubblicitario. Arresto e sanzioni fino a cinque milioni dietro l’angolo, dunque, solo se quegli spot si faranno rivedere in giro…

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01 08 2001
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