Tesco: su eBay si vende la beneficenza

L'azienda intima al gigante delle aste di interrompere il commercio dei voucher per l'acquisto di prodotti informatici assegnati ai clienti dei suoi supermercati. Ma eBay rifiuta: la legge lo permette. Una storiella emblematica


Londra – Tesco , la più grande catena di supermercati anglosassone, ha subito un tiro mancino da parte degli utenti eBay in un caso che sta assumendo toni da tregenda e che potrebbe far tremare non una ma numerose imprese che operano sui mercati tradizionali e che si trovano ora a dover fronteggiare le peculiarità di Internet.

Il progetto Tesco Computers for Schools , nato per rifornire le scuole di nuove attrezzature informatiche e didattiche , sta per essere scosso dall’intraprendenza di alcuni internauti che ricorrono al celebre sito d’aste.

Per ogni 10 sterline di spesa nei negozi Tesco si riceve un voucher speciale, che può essere donato alle scuole o “speso” per l’acquisto di beni da dare in beneficenza alle istituzioni scolastiche. In base al numero di voucher, infatti, si possono donare prodotti più o meno costosi. Il problema, però, è che la maggior parte dei clienti che non hanno figli o comunque nessun tipo di rapporto con una scuola non sanno che farsene dei voucher: per questo motivo alcuni hanno deciso di metterli all’asta su eBay. Si sta così dando vita ad una sorta di mercato parallelo estraneo al meccanismo del progetto e non previsto dall’azienda della distribuzione.

Tesco ha chiesto ufficialmente al sito di aste di annullare ogni compravendita di voucher , sottolineando che il suo regolamento “non permette il trasferimento di questi fra scuole, organizzazioni o individui sotto compenso”. “La vendita dei voucher è ammessa dalla legge anglosassone”, ha controbattuto in un comunicato eBay UK.

Gli stessi utenti di eBay si sono detti stupiti della presa di posizione di Tesco. “Ho venduto centinaia di voucher per poche sterline. Li avevo ricevuti per gli acquisti effettuati da Tesco, ma non ho figli quindi ho pensato di metterli su eBay. Non capisco lo scandalo. Qualcuno può essere interessato, e magari usarli per beneficenza”, ha dichiarato un utente del sito di aste.

“In passato abbiamo visto altre aste online con i voucher, ma non erano a scopo di lucro. In questo caso si tratta di una vera e propria commercializzazione che non possiamo tollerare”, ha dichiarato un portavoce del Gruppo. “I nostri clienti hanno individuato dei metodi innovativi per raccogliere i voucher, ma vorremmo sottolineare che il nostro sistema si basa sulla gratuità e quindi non dovrebbe esserci passaggio di denaro”.

Il fenomeno ha stupito la dirigenza Tesco, anche perché i prezzi per l’acquisto dei pacchetti di voucher sono al limite del raggiro . In media su eBay un centinaio di ticket vengono piazzati a circa 6,5 sterline, comprese le spese di spedizione; se si considera che una tavoletta grafica per PC “vale” 1150 voucher, il costo da assumere per portarsi a casa la tavoletta si aggira sulle 74 sterline, ben 39 sterline in più rispetto al prezzo di listino di quel prodotto. Se poi si passa a PC dal “valore” di 10mila voucher, la vendita degli stessi su eBay appare praticamente un furto.

Tesco continuerà a tentare di convincere eBay a fare un passo indietro, e a consigliare ai suoi clienti di cedere spontaneamente i voucher alle scuole di quartiere. Quel che è certo è che la prossima volta l’azienda ci penserà due volte prima di lanciare un’iniziativa di questo tipo. E, come Tesco, anche molti altri importanti gruppi della distribuzione.

Dario d’Elia

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  • Anonimo scrive:
    Re: Telelavoro, accenni di vita
    - Scritto da: Anonimo
    Adesso puzzo. Questa è una conseguenza del
    telelavoro. (...)uauauhah... rido e ghigno, come quando ho letto l'articolo. In effetti in parte e' vero....Pero' poi quando penso alle terrificanti odissee nel traffico, ai dialoghi in ufficio stile 'storie da una sala macchine', agli snack mangiucchiati in ufficio (perche andare in mensa/ristorante, tra i costi, il tempo, il RUMORE, l'"obbligo" di conversare su idiozie con pseudo-colleghi ) ecc.... beh cavolo, preferisco l'ascella pezzata !
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma quali lavori prevedono il telelav
    Eri stato all'Actors Studio ?
  • eagleone scrive:
    Re: Il problema italia
    Beh, guardate ragazzi, io posso dire che per esperienza personale in itaGLia troppo spesso il mondo del lavoro viaggia su binari molto rigidi, chi cerca di proporre qualcosa di innovativo viene visto come il "rompiballe" che vuole fare "il di più", ci sono troppi capi e capetti che vogliono continuare a coltivarsi "il loro orticello" e... guai a chi glielo tocca!!!Il problema è che poi quando le aziende vanno male, magari proprio perchè arriva la concorrenza da paesi dove sanno più ottimizzare il lavoro, sono tutti fuori dai cancelli a piangere!
  • Anonimo scrive:
    Re: E IN iTALIA ????
    - Scritto da: Anonimo
    Del campione, 650 degli intervistati risiedono
    negli Stati Uniti, il resto in Australia, Canada,
    Asia Pacifico, Giappone ed Europa. L'inchiesta è
    stata condotta su soggetti in età compresa tra 25
    e i 45 anni.


    E IN ITALIA COME SI PUO' TELELAVORARE ? ? ? .scordatelo, da noi il telelavoro inizerà a diffondersi quando nel resto del mondo avranno abolito il lavoro.
  • Anonimo scrive:
    Re: Il problema italia
    sì più efficiente. Ma di fatto è anche più LIBERO, ed è questo che non piace ai padroni nostrani, hanno paura della libertà (dei dipendenti, beninteso)....
  • Anonimo scrive:
    E IN iTALIA ????
    Del campione, 650 degli intervistati risiedono negli Stati Uniti, il resto in Australia, Canada, Asia Pacifico, Giappone ed Europa. L'inchiesta è stata condotta su soggetti in età compresa tra 25 e i 45 anni.E IN ITALIA COME SI PUO' TELELAVORARE ? ? ? .
  • Anonimo scrive:
    Re: Vi racconto la mia esperienza (!!!)

    ------------------
    Mentre circa il 39 per cento dei soggetti di
    entrambi i sessi sostiene di indossare la tuta da
    ginnastica quando lavora da casa, il 12 per cento
    degli uomini e il 7 per cento delle donne
    dichiara di non indossare proprio nulla".
    ------------------Certe giornate estive potrebbero essere la ragione.
    A volte, dico "a volte", rientro in quel 12%.A casa tua fai quel che vuoi.
    ------------------
    A cambiare sono anche le abitudini all'igiene
    personale: se chi si reca in ufficio è perlopiù
    "costretto" a lavarsi e vestirsi prima di uscire,
    il telelavoratore spesso non si lava: accade al
    44 per cento delle donne e al 30 per cento degli
    uomini.
    ------------------Bha! volendo si puo' programmare a casa anche nella vasca da bagno.Ho colleghi di lavoro che evitano di lavarsi anche quando devono venire in ufficio.
    "Ahh... devo andare all'università... ahhhh....
    via, ora mi fo la doccia".E meno male!! si sta' uno accanto all'altro li eh!! :D
    "Via, smetto di lavorare, mi fo una doccia ed
    esco".O havolo, ma sono le 4 del mattino, ma non si doveva fare solo le 8 ore?
    "No via, aspetta altri cinque minuti, fammi fare
    la barba, mando un'email e scendo"30min dopo... ok adesso ci sono e che qui s'e' bloccato tutto uffa sta mail non parte... sara' il provider.. sara' windows... sara' che faccio prima a mandare una cartolina?
    ------------------
    Chi sta a casa, poi, si interrompe di quando in
    quando per dar seguito alle faccende domestiche:
    il 18 per cento degli uomini, ad esempio, lo fa
    per occuparsi del bucato, dei piatti o delle
    pulizie; una percentuale più bassa rispetto al 38
    per cento delle donne.
    ------------------Le pause non sono sempre dannose distraggono e rilassano la mente, dopo ore di concentrazione la produttivita' si abbassa.
    Oppure cucinare piatti "prelibatissimi" da
    mangiare davanti al monitor...Che tristezza, se non si fa attenzione si finisce obesi davanti al monitor.
    -------------------
    Altre abitudini che segnano ulteriori distanze
    tra il lavoro in ufficio e quello a casa
    riguardano l'ascolto di musica durante il lavoro
    (45 per cento del campione), mangiare e bere
    fuori dagli orari canonici (35 per cento) o
    persino dormire dopo pranzo: lo fa il 21 per
    cento.
    -------------------Mai visto alcuni dipendenti statali? eh!
    E' grave se rientro in tutte e tre le categorie?

    IhihihihihihihihPreoccupante direi :DPotresti scrivere un'articolo sui pericoli del lavorare da casa
    • Anonimo scrive:
      Re: Vi racconto la mia esperienza (!!!)

      Certe giornate estive potrebbero essere la
      ragione.


      A volte, dico "a volte", rientro in quel 12%.

      A casa tua fai quel che vuoi.Eh lo so pero' se ci pensi e' buffo no? Mannaggia che allegria :D
      Bha! volendo si puo' programmare a casa anche
      nella vasca da bagno.Ma stai a scherza'? E se ti casca il portatile in acqua? Mi sa hce non la racconti
      Ho colleghi di lavoro che evitano di lavarsi
      anche quando devono venire in ufficio.
      Eeeew

      "Ahh... devo andare all'università... ahhhh....

      via, ora mi fo la doccia".

      E meno male!! si sta' uno accanto all'altro li
      eh!! :D
      Pure troppo :| Dalle mie parti i banchi sono claustrofobbici

      "Via, smetto di lavorare, mi fo una doccia ed

      esco".

      O havolo, ma sono le 4 del mattino, ma non si
      doveva fare solo le 8 ore?
      No, di finire alle 4 del mattino non m'è mai successo. A mezzanotte si, una volta :D

      ------------------

      Chi sta a casa, poi, si interrompe di quando in

      quando per dar seguito alle faccende domestiche:

      il 18 per cento degli uomini, ad esempio, lo fa

      per occuparsi del bucato, dei piatti o delle

      pulizie; una percentuale più bassa rispetto al
      38

      per cento delle donne.

      ------------------

      Le pause non sono sempre dannose distraggono e
      rilassano la mente, dopo ore di concentrazione la
      produttivita' si abbassa.
      Hmm non lo so mica sai. A volte una pausa tira l'altra e poi... hmmmm.


      Oppure cucinare piatti "prelibatissimi" da

      mangiare davanti al monitor...

      Che tristezza, se non si fa attenzione si finisce
      obesi davanti al monitor.
      Macchè che tristezza, se tu avessi una poltrona come la mia probabilmente saresti felice di mangiarti panini al prosciutto davanti ai miei due monitor ultrageek :D

      E' grave se rientro in tutte e tre le categorie?



      Ihihihihihihihih

      Preoccupante direi :D

      Potresti scrivere un'articolo sui pericoli del
      lavorare da casa
      Naah finora pericoli non ce ne sono via. Tranne a volte un po' di nostalgia dell'aria aperta, ma basta spalancare la finestra e c'hai pure quella. Che vuoi de piu'? Ah beh, la stagista "abile a stare sotto la scrivania". Quella c'è solo negli uffici.
  • dacho scrive:
    Re: Il problema italia

    Quelle rare volte che mi sono portato a casa il
    lavoro per una settimana, ho prodotto di piu' in
    un quarto del tempo che usavo in azienda. Il
    vantaggio era ben sotto gli occhi di chi doveva
    decidere, ma non e' andata cosi'. Amen.L'aumento medio di efficienza è del 25% (ITAC). In più c'è il 65% del tempo non utilizzato per i trasferimenti casa-ufficio dedicato al lavoro (AT&T). Il telelavoratore è di fatto più efficiente.
  • dacho scrive:
    Re: Telelavoro da due anni....

    1) i lavori che potrebbero essere svolti con il
    telelavoro sono moltissimi. Senza guardare la
    parte tecnica (programmatori, amministratori di
    rete, ecc) ci sono ruoli aziendali come quelli
    amministrativi che con una intelligente gestione
    dei documenti in formato elettronico potrebbero
    essere benissimo svolti da casa.
    Ma non solo, anche il marketing o la gestione
    acquisti non dovrebbe essere un problema....In realtà la telelavorabilità di una mansione può dipendere da due variabili: il grado di necessità di contatto vis-a-vis (ovviamente) e quello di creatività della mansione stessa.Se la richiesta di contatto fisico (il massimo sarebbe il medico o lo sportellista) è bassa, allora è sufficiente una mansione o molto standardizzata (data-entry) o molto creativa (analisi)..In questo profilo ricadono un bel po' dei lavori che vediamo svolgere negli uffici ogni giorno..
    2) il campione dei telelavoratori è stato preso
    principalmente negli stati uniti,Dove, effettivamente, sono tanti. Considera anche l'India o la Cina, due paesi che sostanzialmente telelavorano (non da casa, ma dai loro uffici) per e con il resto del mondo..
    in europa pochi, Non è proprio così: tanto più vai a nord, tanto più aumenta l'impiego del Telelavoro.
    in Italia posso dire nessuno. Già perchèI perchè sono tanti.....;-)
    se fate una ricerca di telelavoro finite per
    trovare sistemi a multilevelmarketing,Ahia! :-(
    reciclaggio soldi con raggiro, ecc ecc. Io ho
    potuto constatare che in Italia cercando lavoro
    da casa o homeoffice non si trova nulla di serio.
    In Germania per esempio il 10/15% delle
    inserzioni sono per telelavoro (vero).Infatti la germania è quella che tra il 1999 ed il 2003 ha decuplicato le offerte di telelavoro.
    2bis) in italia il telelavoratore, a parte
    pochissime realtà, non viene considerato alla
    pari degli altri, anzi invece di capirne le
    potenzialità viene degradato ai ranghi inferiori
    della scala gerarchica aziendale. Il lavoratore
    DEVE essere presente. E non è unproblema di
    timbratura... con i mezzi attuali si può
    benissimo controllare tutto.Oltre quel 4% di Telelavoro Formale esiste forse qualche punto di Telelavoro Sommerso. Il problema è che in italia esiste un pregiudizio di fondo nei confronti dei lavoratori: per dar loro dei vantaggi (non spendere migliaia di euro all'anno per spostamenti, affitti, etc..) si richiedono dei "pegni"...
    Nessuno poi considera un sistema ibrido, come
    quello che sto attuando io. Telelavoro da casa e
    quando necessario mi reco sul posto di lavoro per
    svolgere quelle mansioni che da remoto non si
    possono fare.Questo E' il telelavoro (domestico), non è una modalità di telalvoro ibrido..
    Però fin quando i datori di lavoro non si
    renderanno conto delle reali potenzialità di
    questa categoria e fin quando non ci saranno
    delle norme di tutela VERE staremo sempre fermi
    al palo. Vai su google news e cerca "Telework Telecommute". Vedrai quante ultime notizie riguardano l'impiego di telelavoro come presidio di profilassi contro la (possibile) pandemia aviaria...Speriamo che sia la volta buona che con un bluff della natura (come tutti non mi auspico la pandemia) si parta con un po' di telelavoro domestico.
  • Anonimo scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore

    su 80 ne ho uno buono
    dopodichè posso catalogarteli per tipo di
    stronzaggine e per il motivo per il quale odiano
    ME personalmente.Lasciami indovinare... fai il sistemista :DTutti odiano il sistemista in azienda poiche' tutti ne hanno bisogno per le loro stronzate soprattutto extra-lavorative e questo non si presta.
    la cosa migliore è essere collaboratore esterno,
    se le cose vanno bene.
    ti presenti in ditta una volta alla settimana, e
    per il resto gestisci il tuo tempo.Gia' ma il tuo tempo lo passi a cercarti nuovi clienti e giri e rigiri in macchina. Non pensare che i clienti siano meno stronzoli dei tuoi colleghi, pagano e pretendono anzi pretendono anche quando non pagano ed in piu' ti possono scaricare in qualsiasi momento.Se vuoi fare il freelance devi essere preparato veloce astuto come una volpe e capire sempre quale sia il tuo vero obbiettivo in rapporto alle tue possibilta'.
    riuscirci? bello :))Tienti il lavoro fisso fin che puoi.
  • Anonimo scrive:
    la fregatura del telelavoro...
    Se non viene regolamentato, e' chiaro che le aziende pretenderanno il raggiungimento degli obbiettivi sempre piu' numerosi ed in tempi sempre piu' stretti cosi' da far lavorare il nostro "fortuanto" telelavoratore casalingo dalle 10 alle 14 ore al giorno, minimo.
  • Anonimo scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore

    Da che lavoro ho visto gente con un annetto
    scarso d' esperienza che faceva meraglie e gente
    con anni e anni che faceva delle autentiche
    "merdaviglie", tipo una libreria java di 3000 (!)
    classi con tutti i nomi assolutamente non
    aderenti ad alcuno standard... Gia' ma di quelle classi solo lui aveva una vaga idea di come poterle utilizzare.Se poi venivano utilizzare in prodotti aziendali gia' distribuiti...
    Secondo me è il classico caso del serpente che si
    morde la coda: le aziende non si adeguano perchè
    vedono che i lavoratori non sono pronti e così
    via.Ah i giovani, quante cose devono ancora capire della vita :D
  • dacho scrive:
    Re: Piccola esperienza personale

    Un sistema misto però!!!
    Magai vai in ufficio un paio di volte alla
    settimana, in orario no-traffico, ed il resto
    agisci da casa!!!Il fatto è che il Telelavoro PREVEDE periodiche "visite" in azienda (per fare riunioni, per favorire la socializzazione, per consolidare il rapporto lavoratore-azienda, etc.).
  • dacho scrive:
    Re: Ma quali lavori prevedono il telelav
    Insegnando Telelavoro ti dico cosa faccio io per intrattenere ed al contempo spiegare il 4% di telelavoro formale (non sommerso) in Italia (benché il documento ISTAT del 27/12/2005 dia percentuali differenti.. Comincio con il tipo di discussioni che stimolano l'immaginario, ossia le "teorie dei complotti".."Immaginarsi una città come Milano (dove i lavori telelavorabili - TUTTI quelli impiegatizi che non richiedano contatto fisico, tipo sportellista - sono un bel po'..) con solo un 10% di telelavoratori vorrebbe dire il crollo dell'economia della ristorazione, degli immobili e dei trasporti. Quale amministratore avrebbe il coraggio (dato che il Telelavoro, in tutti i paesi dove è impiegato, è stato sospinto dal governo centrale o locale) di ritrovarsi orde di baristi, alberghieri, tassisti, locatari (in nero), etc.. che ce l'hanno con lui..?".. per poi continuare con esempi di cultura aziendale, dove PER PRINCIPIO il lavoratore non vuole lavorare (e bisogna quindi controllarlo), PER PRINCIPIO c'è sempre bisogno di un "capo", e PER PRINCIPIO non si deve rendere più confortevole il lavoro del lavoratore.Mettiamoci anche il fatto che molti dirigenti (di ogni livello) sono tali non per le proprie capacità organizzative e di stimolazione (positiva, non coercitiva) dei lavoratori, ma per il fatto che sono li a supervisionare i lavoratori (ossia assicurarsi che stiano effettivamente lavorando), e si capisce perchè non si usa il telelavoro..Bada bene, il telelavoro "DOMESTICO". Tutte le altre forme di telelavoro ("Office To Office", Mobile, etc..) vengono impiegate ogni giorno senza battere ciglio, tanto che probabilmente molti di voi non sanno di stare già telelavorando da tempo (ad esempio perchè lavorano presso un cliente e si tengono in contatto con la propria azienda d'origine solo via mail o telefono)...
  • Anonimo scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore

    Non sono d'accordo. Con la maggiorparte dei miei
    colleghi c'è un rapporto di "razzismo" dato dal
    fatto che qualche anno fa c'è stata una fusione
    di diverse aziende. Se noti tutti hanno un rapporto di "razzismo" con i nuovi arrivati perche' temono per le loro chiappe soprattutto se sei piu' giovane di loro.

    il luogo di lavoro è comunque un luogo

    d'incontro e di confronto,

    Dove c'è gente maleducata, che urla, che parla ad
    altissima voce quando sei al telefono...Urlano la loro incompetenza e maleducazione persone che si trovano in posti che richiedono competenze piu' elevate delle loro, ma si sa che l'Italia non e' un meritocrazia. Parlare con i colleghi e' un simpatico passatempo, ma poter lavorare da casa sarebbe molto meglio, certo l'ideali sarebbe lavorare da casa ed incontrarsi una o due volte al mese per fare il punto della situazione.
  • Anonimo scrive:
    telelicenziamento...
    Bello si potrebbe anche relizzare un programma che controlli la produttivita' di questi telelavoratori, li metta in concorrenza, e poi via' ne licenzi qualcuno ogni tanto semplicemente togliendoli l'accesso al network aziendale, pensate che manna per l'imprenditore.
  • alex.tg scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore
    - Scritto da: TADsince1995
    professionista e senza fare il furbetto. E di
    furbetti che approfitterebbero dell'occasiona di
    certo ce ne sarebbero.Eh? Dove? Chi?Nah... al massimo basta che il cliente venga a volte a controllarmi... per una strana legge, piu` frequenti sono i controlli, piu` rapidamente procede lo sviluppo.A proposito,qualcuno potrebbe andare a controllare Zanzibar? :) (scherzo, eh?)
  • Anonimo scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore
    - Scritto da: Santos-Dumont

    siamo in Italia e la mentalità dei nostri

    "imprenditori" è troppo piccola.

    E' troppo piccola per cambiare dal paradigma del
    lavoro retribuito a tempo al paradigma del lavoro
    retribuito per obbiettivi. Qualcuno si altera
    all'idea che una persona possa metterci quattro
    ore a fare ciò che ad altri ne richiederebbe
    otto.Attento che c'è il rovescio della medaglia. Lavorare per obbiettivi significa che si possono fissare obiettivi irranggiungibili nel tempo delle otto ore e costringerti a lavorare più di quello che ti pagano.Gli obiettivi sono adattivi. Se mi ci metti 4 ore a fare qualcosa che mediamente ne richiede 8 perchè sei più bravo della media, finirà che consuntivo dopo consuntivo finiranno per pagarti per 4 ore al prezzo del fancazzista che ce ne mette 16.
  • Gatto Selvaggio scrive:
    Re: Vi racconto la mia esperienza (!!!)

    Mentre circa il 39 per cento dei soggetti di
    entrambi i sessi sostiene di indossare la tuta da
    ginnastica quando lavora da casa, il 12 per cento
    degli uomini e il 7 per cento delle donne
    dichiara di non indossare proprio nulla".Vorrei telelavorare insieme a quel 7 per cento!
  • DarkDirtyDwarf scrive:
    Re: Si ma come si fa...
    In effetti non credo che in Italia ci siano impieghi di questo tipo.Non in numero sufficiente a soddisfare tutti gli interessati per lo meno.Sempre che non si tratti di "imbustare maniglie di mobili" o fare i pacchetti con le viti per poi mettere tutto in grossi scatoloni con un guadagno che era di qualche migliaio di lire per scatolone... ovvero una perdita di tempo (ma non credo che ci siano piu' questi lavori).
  • Anonimo scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore

    Da che lavoro ho visto gente con un annetto
    scarso d' esperienza che faceva meraglie e gente
    con anni e anni che faceva delle autentiche
    "merdaviglie", tipo una libreria java di 3000 (!)
    classi con tutti i nomi assolutamente non
    aderenti ad alcuno standard... In java più solo produrre roba marrone! Loro ne producevano più di te :D
  • Anonimo scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore

    ci metto 10-15 min a fare 1km o poco più in
    bici, salite, discese e semafori compresi...

    3/4 d'ora per fare 7km in auto sono una cosa
    scandalosa, ti capisco :(Anche 10 minuti per fare 1 km sono un bel disastro.(6 km all'ora in bici li fa mia nonna in carriola) :D Forse più che programmare dovresti fare più palestra!
  • Anonimo scrive:
    Re: Chiarezza

    Ma la mentalità italiana è ben altra, "se tu stai
    dietro la scrivania significa che lavori".neanche tanto vera, in effetti. sto lavorando e sono su PI :D :D :D
  • Anonimo scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore

    Comunque, no.. non sto lontano dal lavoro. Ci
    metto 3/4 d'ora per farmi sette km. Sette km in
    coda... la statale di pavia/milano, che alla
    mattina è una tragedia.ci metto 10-15 min a fare 1km o poco più in bici, salite, discese e semafori compresi...3/4 d'ora per fare 7km in auto sono una cosa scandalosa, ti capisco :(
  • Anonimo scrive:
    Un sistema ibrido si sta già realizzando
    L'ideale è un sistema ibrido: un po' di giorni a casa e un po' di giorni in ufficio. Facilita il lavoro e crea coesione con i colleghi (o i clienti).In realtà è quello che lentamente sta succedendo: diventeremo tutti telelavoratori. La tecnologia stra distruggendo le barriere dovute alla distanza e dovute agli orari di lavoro. A quanti è capitato di leggere mail di lavoro la sera dopo cena a casa. Questo è un cambiamento che sta diventanto veramente evidente. E' ovvio che sempre più impiegati lavoreranno così man mano che le aziende e i costumi evolveranno. Ci sarebbero anche dei vantaggi ecologici (meno spostamenti). L'aumento del prezzo dei combustibili e dell'inquinamento derivato è un'altro motore che spinge verso soluzioni di telelavoro (i nostri amici verdi quando saranno al governo dovrebbero incentivare queste cose).Certo che vista la situazione della larga banda in Italia quelli che avrebbero maggiori vantaggi (gli abitanti delle province) sono anche quelli che hanno maggiori problemi a farlo dal punto di vista tecnico. Ma i fattori economici spingeranno anche in questo senso.
  • Anonimo scrive:
    Re: E' meraviglioso!
    Si ma c'è un modo per sapere quali società adottano il telelavoro?Danilo.
  • Anonimo scrive:
    Re: Piccola esperienza personale

    Certo è bello starsene a picchiettare sulla
    tastiera al calduccio se fuori fa freddo e non
    stai proprio bene, però... penso che tutti i
    giorni non lo farei. Penso mi mancherebbero, come
    ha scritto TAD prima di me, i colleghi, la pausa
    sigaretta, il cliente che rompe i coglioni (vabbè
    in fondo in fondo un pochino si... mi fanno
    tenerezza...)Un sistema misto però!!!Magai vai in ufficio un paio di volte alla settimana, in orario no-traffico, ed il resto agisci da casa!!!D.
  • Anonimo scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore
    Sei un grande! concordo in pieno ! :-)
  • Anonimo scrive:
    Re: Vi racconto la mia esperienza (!!!)
    Ma dalla tua esperienza, dai anche a noi poveri comuni mortali delle info per trovare il telelavoro!!!D.
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma quali lavori prevedono il telelav
    - Scritto da: Anonimo
    A parte call center casalinghi e "servizi" porno ?Vuoi dire che posso fare l'attore porno a casa mia?Azz. 6 mesi in Repubblica Ceca buttati.
  • Anonimo scrive:
    Re: Vi racconto la mia esperienza (!!!)
    - Scritto da: Anonimo
    si ma chissenefrega sinceramente...
    ops ho dimenticato la firma :)lavoro per questo giornale... ma che non si sappia in giro ;)
    puoi essere semplicemente un universitario
    mantenuto, non uno che fa telelavoro,da quello
    che scrivi.o forse un telelavoratore che si mantiene a questo modo per andare (talvolta) all'università (poco). il mondo è vario, vedi di essere un po' meno acido. Magari ti aiuta.
  • Anonimo scrive:
    Chiarezza
    Non esiste l'impiego "telelavoro", esistono lavori che si possono fare da casa.L'impiegato comunale o il contabile in azienda può "telelavorare" da casa, ma vengono assunti come impiegati.E poi non si può fare telelavoro a vita, ma almeno una volta a settimana o 15 giorni devi recarti in ufficio, oppure magari un mese lavori a casa e una settimana in ufficio.L'adsl la sosttoscrivi tu e il "portatile" brandizzato te lo da l'azienda.I lavori che possono essere fatti da casa sono molteplici :chi fa contabilità in azienda, chi progetta/sviluppa software, chi fa call center, il sistemista db, chi fa marketing, il giornalista, ecc...Oggi non c'è bisongo di andare in uffcio 5 giorni a settimana, nessun lavoro lo richiede.Ma la mentalità italiana è ben altra, "se tu stai dietro la scrivania significa che lavori".Dobbiamo migliorare il modo di lavorare per milgiorare il nostro modo di vivere.
  • TADsince1995 scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore

    E poi il controllo sull'orario e le ispezioni
    dell'ispettorato al lavoro: se vengono e non ti
    trovano a casa in orario d'ufficio mi sa che ne
    risponde anche l'azienda.Io potrei anche portarmi il portatile al parco e lavorare da una panchina all'ombra sotto i cipressi, rimanendo sempre raggiungibile col cellulare e stando connesso alla rete con Edge. Che faccio? Invito l'ispettore del lavoro a farsi una passeggiata con me, trascinandomi appresso il bagno dei disabili? :D :D :D TAD
  • Anonimo scrive:
    Il problema italia
    Il telelavoro non decolla da noi, perche' le aziende sono ancora impostate alla vecchia maniera. Il datore di lavoro vuole vedere i suoi operai (e non a caso la maggior parte dei programmatori e sistemisti e' nel metalmeccanico), chini sui loro strumenti di lavoro, ogni volta che alza gli occhi. Si tende a pensare che un programmatore sia un impiegato qualunque, che pigia tasti secondo una certa sequenza et voila' produce una soluzione. Ma lo sapete bene, non e' cosi'. Il nostro e' un lavoro creativo!Ho chiesto alla mia azienda di poter telelavorare, perche' ero troppo distante dalla sede e mi stavo mangiando tutto in trasporti. 6 mesi prima di avere una risposta, che poi era un diniego. Me l'hanno fatta cadere tanto dall'alto che non ci ho piu' riprovato ed alla fine mi sono licenziato. La loro tesi era che il telelavoro era un plus da dare solo ai quadri fuori sede. (ovviamente cazzate)Quelle rare volte che mi sono portato a casa il lavoro per una settimana, ho prodotto di piu' in un quarto del tempo che usavo in azienda. Il vantaggio era ben sotto gli occhi di chi doveva decidere, ma non e' andata cosi'. Amen.
  • TheGynius scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore
    Dimenticavo una nota.Ci si preoccupa che col telelavoro si perderebbe il contatto sociale con i colleghi.E' vero, questo può succedere, ma sinceramente se questa perdita mi porterebbe a godermi la mia famiglia un po' più delle attuali 2 ore al giorno, che ben venga.
  • TheGynius scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore
    Il mio parere è stato già espresso, quindi si riduce ad un sunto di commenti già espressi.Un programmatore potrebbe sicuramente svolgere la maggior parte del proprio lavoro a casa, ottimizzando i tempi e le risorse. Questo è un dato obbiettivo, escluso i casi di chi, trovandosi a casa, se ne approfitta.Esistono gli strumenti per verificare la presenza online di un utente, ma qui aprirei un altro discorso.Sicuramente ci sono attività che necessitano della presenza in ufficio: la presentazione dei progetti, le riunioni, la pianificazione dei lavori possono essere effettuate in videoconferenza ma non è certo la stessa cosa.Poi stiamo dando per scontato che il lavoratore di cui sopra sia legato all'azienda da un contratto a tempo indeterminato ad ore. Supponiamo invece che il programmatore sia uno dei tanti assunti con il contratto a progetto negli ultimi anni (e sono TANTI!): in questa situazione, di solito la presenza non è richiesta e neanche il numero di ore giornaliere o settimanali di lavoro. L'importante è completare e presentare funzionante il progetto nel tempo stabilito. Purtroppo questa interpretazione è raramente realizzata visto che la flessibilità in Italia è sempre richiesta al lavoratore, mai al datore di lavoro.Figuriamoci quando il datore di lavoro si è impegnato nell'assumere una persona a tempo indeterminato... non solo vuole che sia presente, ma gli fa anche le classiche domande assurde (quelle che non hanno una vera risposta) per "vedere se sta facendo il suo dovere" o semplicemente per metterlo in difficoltà, ovvero per ricordare chi è il padrone.Ogni circa sei mesi qui su PI (e non solo qui) torna l'argomento "telelavoro" ed i commenti sono più o meno sempre gli stessi, e questo è indice di un'Italia che non cambia, schiacciata da imprenditori che investono di rado di tasca propria.==================================Modificato dall'autore il 15/03/2006 10.18.26
  • Anonimo scrive:
    Chiarezza !!!
    Non esiste l'impiego "telelavoro", esistono lavori che si possono fare da casa.L'impiegato comunale o il contabile in azienda può "telelavorare" da casa, ma vengono assunti come impiegati.E poi non si può fare telelavoro a vita, ma almeno una volta a settimana o 15 giorni devi recarti in ufficio, oppure magari un mese lavori a casa e una settimana in ufficio.L'adsl la sosttoscrivi tu e il "portatile" brandizzato te lo da l'azienda.I lavori che possono essere fatti da casa sono molteplici :chi fa contabilità in azienda, chi progetta/sviluppa software, chi fa call center, il sistemista db, chi fa marketing, il giornalista, ecc...Oggi non c'è bisongo di andare in uffcio 5 giorni a settimana, nessun lavoro lo richiede.Ma la mentalità italiana è ben altra, "se tu stai dietro la scrivania significa che lavori".Dobbiamo migliorare il modo di lavorare per milgiorare il nostro modo di vivere.
  • Anonimo scrive:
    Telelavoro da due anni....
    Carissimi,bella l'inchiesta, in alcune categorie io rientro in pieno (per esempio non mi rado...). Vorrei fare però delle precisazioni basate sulla mia esperienza personale.1) i lavori che potrebbero essere svolti con il telelavoro sono moltissimi. Senza guardare la parte tecnica (programmatori, amministratori di rete, ecc) ci sono ruoli aziendali come quelli amministrativi che con una intelligente gestione dei documenti in formato elettronico potrebbero essere benissimo svolti da casa.Ma non solo, anche il marketing o la gestione acquisti non dovrebbe essere un problema....MA:2) il campione dei telelavoratori è stato preso principalmente negli stati uniti, in europa pochi, in Italia posso dire nessuno. Già perchè se fate una ricerca di telelavoro finite per trovare sistemi a multilevelmarketing, reciclaggio soldi con raggiro, ecc ecc. Io ho potuto constatare che in Italia cercando lavoro da casa o homeoffice non si trova nulla di serio. In Germania per esempio il 10/15% delle inserzioni sono per telelavoro (vero).2bis) in italia il telelavoratore, a parte pochissime realtà, non viene considerato alla pari degli altri, anzi invece di capirne le potenzialità viene degradato ai ranghi inferiori della scala gerarchica aziendale. Il lavoratore DEVE essere presente. E non è unproblema di timbratura... con i mezzi attuali si può benissimo controllare tutto.Nessuno poi considera un sistema ibrido, come quello che sto attuando io. Telelavoro da casa e quando necessario mi reco sul posto di lavoro per svolgere quelle mansioni che da remoto non si possono fare.Però fin quando i datori di lavoro non si renderanno conto delle reali potenzialità di questa categoria e fin quando non ci saranno delle norme di tutela VERE staremo sempre fermi al palo. Buon Telelavoro a tutti.
  • Anonimo scrive:
    Re: Vi racconto la mia esperienza (!!!)
    si ma chissenefrega sinceramente...non hai spiegato niente....puoi essere semplicemente un universitario mantenuto, non uno che fa telelavoro,da quello che scrivi.
  • Anonimo scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore
    - Scritto da: Anonimo
    Il problema è che siamo in Italia. Quindi dato
    che la casa è il tuo posto di lavoro, se per caso
    ti fai male ne risponde l'azienda.
    Sembrano cazzate ma potrebbero essere grane a non
    finire, per l'azienda.

    Per non parlare delle norme di sicurezza sul
    lavoro. Il tuo posto di lavoro (casa) dovrebbe
    avere tutti i requisiti di sicurezza. Potresti
    ritrovarti a dover avere il bagno per i disabili
    a casa tua per poterci lavorare, tanto per essere
    chiari.

    E poi il controllo sull'orario e le ispezioni
    dell'ispettorato al lavoro: se vengono e non ti
    trovano a casa in orario d'ufficio mi sa che ne
    risponde anche l'azienda.

    In Paesi burocraticamente più moderni la cosa è
    ambpiamente fattibile, ma qui...
    Quale dovrebbe essere il motivo per cui l'ispettorato del lavoro si disturba a mandare un pinco pallo a controllare che tu sia a casa?!?!?!L'azienda non ne risponde xké solitamente il telelavoro è usato per una gestione ad obiettivi: nel caso in cui non consegni per la data stabilita allora sono guai... Il fatto ke in Italia la cosa non è attuabile è che il datore ha poca visione delle sue risorse ed in fase di gestione si presenta anche il problema di avere meno budget a disposizione per fare gli affaracci suoi (visto che vengono a mancare i costi logistici, assicurativi... in questo caso dubito tu debba avere il bagno per disabili se nella struttura dove eserciti non c'è n'è la necessità, a meno che tu solitamente non faccia entrare parte della tua azienda in casa tua mentre lavori!!! Ragazzi non parliamo senza cognizione di causa...
  • Anonimo scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore
    - Scritto da: Anonimo
    In Italia c'è sempre il problema della mentalità
    del datore di lavoro che è il primo che pensa che
    se stai a casa non fai nulla. La mia esperienza è
    questa: fino all'inizio di febbraio lavoravo gran
    parte del tempo da casa e tutto andava alla
    grande, poi inspiegabilmente hanno cominciato a
    rompere con il fatto di dover andare in ufficio
    dove tra rete che non andava e il mio scazzo per
    questa cosa praticamente il rendimento è sceso a
    zero, la mia scontentezza a mille con il
    risultato che li ho mandati a cagare. Tieni
    presente che le quasi tre ore di viaggio invece
    che passarle in treno le passavo davanti al pc a
    casa finendo con il lavorare la bellezza di 10
    ore in media ogni giorno, lavoravo negli orari
    che più si addicono ai miei ritmi psicofisici e
    quindi il rendimento era molto alto. Purtroppo
    siamo in Italia e la mentalità dei nostri
    "imprenditori" è troppo piccola.Quanto c'hai ragione..... che tristezza!!!
  • Anonimo scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore
    - Scritto da: Anonimo
    Un'immagine vale 1000 parole
    Se devi spiegare il funzionamento di un programma
    ad uno o più utenti è nettamente più facile farlo
    di persona che per telefono
    Sarebbe più produttivo se tutti quelli che
    lavorano su un sistema informativo diviso a zone
    sapessero un poco di quello che stanno facendo
    gli altri anche se apparentemente sono cose di
    non tua compentenza
    Perchè in s.i. tutto è interconnesso e le azioni
    si riperquotono su tutto il sistema
    Questo riesce meglio se si lavora in gruppo
    piuttosto che isolati
    etc...Mai sentito parlare di video-conferenza???E cmq non si parla di fare l'eremita in casa propria a discapito di tutto quello che concerne il lavoro di noi poveri informatici. Chi fa sw non ha la necessità di lavorare in gruppo sebbene ci debbano essere dei confronti. E' possibile anche incontrarsi una, due volte a settimana x fare i classici "punti della situazione": ne converrai che una, due volte a fare il viaggio sono sempre meglio di 5-6 (a volte) in mezzo al traffico dell'ora di punta no?
  • pentolino scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore

    E' troppo piccola per cambiare dal paradigma del
    lavoro retribuito a tempo al paradigma del lavoro
    retribuito per obbiettivi. Qualcuno si altera
    all'idea che una persona possa metterci quattro
    ore a fare ciò che ad altri ne richiederebbe
    otto.Non è solo un problema delle aziende, ma anche di molti lavoratori: nella mia azienda c'è un sacco di gente che si lamenta per il semplice motivo qualcuno che è arrivato prima di lui prende più soldi...Che razza di ragionamento è? Cosa siamo, magistrati, il cui stipendio varia solo in base all' anzianità? Da che lavoro ho visto gente con un annetto scarso d' esperienza che faceva meraglie e gente con anni e anni che faceva delle autentiche "merdaviglie", tipo una libreria java di 3000 (!) classi con tutti i nomi assolutamente non aderenti ad alcuno standard... Secondo me è il classico caso del serpente che si morde la coda: le aziende non si adeguano perchè vedono che i lavoratori non sono pronti e così via.
  • Anonimo scrive:
    Io non mi rado ...
    ... e penso che se lavorassi a casa non starei nudo davanti al PC :))
  • Anonimo scrive:
    Vi racconto la mia esperienza (!!!)
    DISCLAIMER: dopo avere letto questo messaggio, potreste radicalmente cambiare opinione sul sottoscritto.Pronti?------------------Mentre circa il 39 per cento dei soggetti di entrambi i sessi sostiene di indossare la tuta da ginnastica quando lavora da casa, il 12 per cento degli uomini e il 7 per cento delle donne dichiara di non indossare proprio nulla".------------------A volte, dico "a volte", rientro in quel 12%.------------------A cambiare sono anche le abitudini all'igiene personale: se chi si reca in ufficio è perlopiù "costretto" a lavarsi e vestirsi prima di uscire, il telelavoratore spesso non si lava: accade al 44 per cento delle donne e al 30 per cento degli uomini. ------------------"Ahh... devo andare all'università... ahhhh.... via, ora mi fo la doccia"."Via, smetto di lavorare, mi fo una doccia ed esco"."No via, aspetta altri cinque minuti, fammi fare la barba, mando un'email e scendo"------------------Chi sta a casa, poi, si interrompe di quando in quando per dar seguito alle faccende domestiche: il 18 per cento degli uomini, ad esempio, lo fa per occuparsi del bucato, dei piatti o delle pulizie; una percentuale più bassa rispetto al 38 per cento delle donne.------------------Oppure cucinare piatti "prelibatissimi" da mangiare davanti al monitor...-------------------Altre abitudini che segnano ulteriori distanze tra il lavoro in ufficio e quello a casa riguardano l'ascolto di musica durante il lavoro (45 per cento del campione), mangiare e bere fuori dagli orari canonici (35 per cento) o persino dormire dopo pranzo: lo fa il 21 per cento. -------------------E' grave se rientro in tutte e tre le categorie?Ihihihihihihihih
    • Anonimo scrive:
      Re: Vi racconto la mia esperienza (!!!)
      - Scritto da: Anonimo
      ------------------
      Mentre circa il 39 per cento dei soggetti di
      entrambi i sessi sostiene di indossare la tuta da
      ginnastica quando lavora da casa, il 12 per cento
      degli uomini e il 7 per cento delle donne
      dichiara di non indossare proprio nulla".
      Che sono, telepornostar?
  • Anonimo scrive:
    Re: Si ma come si fa...
    bravo, bella domanda! Io c'ho perso un paio di mesetti nella ricerca...vana
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma quali lavori prevedono il telelav
    - Scritto da: Anonimo
    A parte call center casalinghi e "servizi" porno?Nessun altro.Il mondo e' fatto solo di questi lavori.
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma quali lavori prevedono il telelav
    - Scritto da: Anonimo
    Ma il telelavoro non è una leggenda
    metropolitana? E' dal 1996 che cerco un
    telelavoro e non riesco a trovarlo!Per forza, cerchi lavoro come guida turistica!
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma quali lavori prevedono il telelav
    Ma il telelavoro non è una leggenda metropolitana? E' dal 1996 che cerco un telelavoro e non riesco a trovarlo!
  • Santos-Dumont scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore
    - Scritto da: Anonimo
    In Italia c'è sempre il problema della mentalità
    del datore di lavoro che è il primo che pensa che
    se stai a casa non fai nulla. La mia esperienza è
    questa: fino all'inizio di febbraio lavoravo gran
    parte del tempo da casa e tutto andava alla
    grande, poi inspiegabilmente hanno cominciato a
    rompere con il fatto di dover andare in ufficio
    dove tra rete che non andava e il mio scazzo per
    questa cosa praticamente il rendimento è sceso a
    zero, la mia scontentezza a mille con il
    risultato che li ho mandati a cagare. Tieni
    presente che le quasi tre ore di viaggio invece
    che passarle in treno le passavo davanti al pc a
    casa finendo con il lavorare la bellezza di 10
    ore in media ogni giorno, lavoravo negli orari
    che più si addicono ai miei ritmi psicofisici e
    quindi il rendimento era molto alto. Purtroppo
    siamo in Italia e la mentalità dei nostri
    "imprenditori" è troppo piccola.E' troppo piccola per cambiare dal paradigma del lavoro retribuito a tempo al paradigma del lavoro retribuito per obbiettivi. Qualcuno si altera all'idea che una persona possa metterci quattro ore a fare ciò che ad altri ne richiederebbe otto.
  • TADsince1995 scrive:
    Re: Piccola esperienza personale

    Verissimo, la maggior parte dei "clienti" che
    rompe sono ragazzi come me, a loro volta
    tiranneggiati dal manager di turno per quella
    modifica già rifatta 10 volte ma che non aveva
    avuto l'approvazione del dirigente x e inoltre
    quello y ci ha ripensato, etc, etc....La verità è che spesso il cliente che chiede la "soluzione software" non sa nemmeno lui ciò che vuole. Comincia ad averne un'idea molto vaga quando il prodotto finito gli è stato già consegnato e lì cominciano i guai.
    Solo una cosa: perchè le modifiche me le chiedono
    sempre alle 18,30 quando sto uscendo é_èVerissimo. Credo si possa definire la "legge di Murphy" sul lavoro del programmatore. :D :D
    http://www.freelists.org/archives/dumbo/02-2002/ms(rotfl)(rotfl)(rotfl)TAD
  • Anonimo scrive:
    Re: Ma quali lavori prevedono il telelav
    - Scritto da: Anonimo
    A parte call center casalinghi e "servizi" porno ?(rotfl)
  • teddybear scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore
    - Scritto da: Anonimo

    è stato assorbito, sente l'alito sul collo del

    capo e sa bene che il prossimo che faranno fuori

    sarà lui

    Vabbè ma porello... speriamo di no.Non sono stato assorbito. La mia azienda ha comprato le altre. Ma siamo in minoranza, come in minoranza è la dirigenza a livello italiano. Piano piano tutti i dipendenti delle due aziende piccole sono stati licenziati. Così, su due piedi... alla faccia delle leggi. Qualche causa in tribunale... qualche accordo di buonuscita che definire ridicolo è poco... ma quelli che ci hanno rimesso sono solo quelli delle due aziende piccole, non avendo nessuno ad alti livelli che ci ha protetto.Ha ragione lui, il prossimo ad essere fatto fuori sono io. Nonostante l'impegno, la serietà e le capacità che ci metto. Nonostante in 4 anni ho accumulato ben 72 giorni di ferie arretrati, non ho mai perso un giorno di malattia. Ma come si sa, nelle aziende italiane non si va avanti o non si resta per meritocrazia, ma unicamente per clientelismo.Comunque, no.. non sto lontano dal lavoro. Ci metto 3/4 d'ora per farmi sette km. Sette km in coda... la statale di pavia/milano, che alla mattina è una tragedia.
    Guarda se un metalmeccanico dice la stessa cosa
    di un metalmeccanico... intanto sono ancora lì
    uniti che si difendono il loro potere
    d'acquisto...Già. In aziende come la mia poi nessuno fa muro contro le prepotenze dei dirigenti. Tutti a leccare il culo ed a dire "meglio a lui che a me, finchè dura".
  • Anonimo scrive:
    Re: Piccola esperienza personale
    - Scritto da: Anonimo
    - Scritto da: Anonimo

    il cliente che rompe i coglioni

    ah, cacchio anche a te ? tutto il mondo è paeseEheheheeh.... benvenuto nel mondo reale, Neo...
    il fatto è che il cliente rompe i coglioni a te
    perchè qualcuno li rompe a luiVerissimo, la maggior parte dei "clienti" che rompe sono ragazzi come me, a loro volta tiranneggiati dal manager di turno per quella modifica già rifatta 10 volte ma che non aveva avuto l'approvazione del dirigente x e inoltre quello y ci ha ripensato, etc, etc....Solo una cosa: perchè le modifiche me le chiedono sempre alle 18,30 quando sto uscendo é_è
    ma noi programmatori a chi li possiamo rompere ?
    sotto di noi ci sono solo i computer... che
    lavoro di ...http://www.freelists.org/archives/dumbo/02-2002/msg00037.htmlBuonanotte ;)
  • Anonimo scrive:
    Re: Piccola esperienza personale
    - Scritto da: Anonimo
    il cliente che rompe i coglioni ah, cacchio anche a te ? tutto il mondo è paeseil fatto è che il cliente rompe i coglioni a te perchè qualcuno li rompe a luima noi programmatori a chi li possiamo rompere ? sotto di noi ci sono solo i computer... che lavoro di ...
  • Anonimo scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore
    - Scritto da: Anonimo

    Insomma, ti dice proprio male... io con la

    maggior parte dei colleghi mi ci trovo
    benone....

    lascialo sfogare, non c'entra nulla col telelavoro
    è stato assorbito, sente l'alito sul collo del
    capo e sa bene che il prossimo che faranno fuori
    sarà luiVabbè ma porello... speriamo di no.Ma da che parte stai?!? Io sto dalla sua, indipendentemente dal fatto che non lo conosco e non so se è un buon programmatore...Uno dei motivi per cui noi informatici ci facciamo mettere spesso i piedi in testa, IMHO, è che non abbiamo solidarieta' tra di noi, anzi sembra quasi goderci certa gente.Guarda se un metalmeccanico dice la stessa cosa di un metalmeccanico... intanto sono ancora lì uniti che si difendono il loro potere d'acquisto...
  • Anonimo scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore
    - Scritto da: Anonimo
    - Scritto da: teddybear

    Non sono d'accordo. Con la maggiorparte dei miei

    colleghi c'è un rapporto di "razzismo" dato dal

    fatto che qualche anno fa c'è stata una fusione

    di diverse aziende
    Insomma, ti dice proprio male... io con la
    maggior parte dei colleghi mi ci trovo benone....lascialo sfogare, non c'entra nulla col telelavoroè stato assorbito, sente l'alito sul collo del capo e sa bene che il prossimo che faranno fuori sarà lui
  • Anonimo scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore
    - Scritto da: teddybear
    Non sono d'accordo. Con la maggiorparte dei miei
    colleghi c'è un rapporto di "razzismo" dato dal
    fatto che qualche anno fa c'è stata una fusione
    di diverse aziendeBeh, non sei particolarmente fortunato: abiti lontano dal lavoro (se ho letto bene), non ti piacciono i colleghi che se ho sempre letto bene sono supernutriti da grande fratello e berlusconizzati.Insomma, ti dice proprio male... io con la maggior parte dei colleghi mi ci trovo benone....
  • Anonimo scrive:
    Piccola esperienza personale
    Faccio il programmatore, come tanti qui, e come tanti qui non ho un contratto a tempo indeterminato.Tuttavia, a parte quei casi in cui "stai male" e basta, ci sono quei giorni in cui ti senti un pò uno schifo (magari uno svomitazzo seguito di una notte brava con amici, o magari un malessere generale).In quei casi il mio capo ci ha sempre detto che per lui va bene lavorare da casa, ci sentiamo via messenger ogni tot e svolgo più o meno il lavoro di sempre.Certo è bello starsene a picchiettare sulla tastiera al calduccio se fuori fa freddo e non stai proprio bene, però... penso che tutti i giorni non lo farei. Penso mi mancherebbero, come ha scritto TAD prima di me, i colleghi, la pausa sigaretta, il cliente che rompe i coglioni (vabbè in fondo in fondo un pochino si... mi fanno tenerezza...)Insomma non è da buttar via, ma credo che se diventasse un'abitudine diventeremmo tutti più asociali.
  • Anonimo scrive:
    Ma quali lavori prevedono il telelavoro?
    A parte call center casalinghi e "servizi" porno ?
  • CoreDump scrive:
    Re: Il lavoro del programmatore
    Guarda io come lavoro ( e come passione ) faccio ilprogrammatore ed effettivamente il lavoro che facciolo potrei svolgere tranquillamente a casa tanto piùche in ufficio oltre a stare sempre davanti al pc spessoi colleghi preferiscono chiamarmi sull'interno piuttostoche scollare il culo dalla sedia per fare 5 metri, quindiinterazione ridotta al minimo, inoltre lavorando su deiprogetti a scadenza fissa non ci sarebbe neanche il problema dell'assenteismo visto che le date di rilascionon sono posticipabili, insomma a me nondispiacerebbe affatto, non userei la macchinaconsumando meno benzina inquinando anche meno :D
    • TADsince1995 scrive:
      Re: Il lavoro del programmatore

      non userei la macchina
      consumando meno benzina inquinando anche meno :DTra l'altro, infatti. Se fosse una cosa diffusa ne gioverebbe anche la vivibilità cittadina, meno traffico, meno smog... Però ci sono comunque tanti altri lavori in cui è richiesta necessariamente la presenza o, peggio, spostarsi in macchina è proprio parte integrante dell'attività quotidiana.TAD
  • TADsince1995 scrive:
    Il lavoro del programmatore
    Sinceramente questa del telelavoro è una cosa che mi incuriosisce parecchio, specialmente nel settore dello sviluppo software, in cui non è strettamente necessaria la presenza fisica in ufficio. In fondo basta avere un repository dei sorgenti con accesso sicuro, una buona connessione alla rete, un cellulare aziendale per le emergenze e qualche altra cosetta per poter essere produttivi anche standosene a casa, magari con un contributo in busta paga giusto per le spese di corrente e di connettività.Questo porterebbe, a mio modestissimo avviso, i seguenti vantaggi:1) Le aziende risparmierebbero un sacco di soldi in infrastrutture, affitti dei locali, assicurazioni (ma ci vorrebbe ugualmente?) e altro.2) L'orario di lavoro potrebbe essere flessibile, se sono a casa mia posso anche lavorare di pomeriggio, di sera o di notte e la mattina andarmene in palestra o a seguire i corsi all'università o viceversa, basta che comunque faccio il mio lavoro. Ciò, ovviamente, a patto di essere una persona seria e impegnarmi comunque a fare le mie otto ore giornaliere, giusto perchè ci sarebbe senz'altro un minore controllo sul dipendente.3) Il lavoratore non dovrebbe affrontare i costi di spostamento casa-ufficio, che sono sempre a carico suo e che spesso a seconda della distanza, possono essere una spesa non indifferente nel bilancio mensile.Però c'è un piccolo "ma" che proprio non mi si vuole togliere dalla testa: la socialità. In fondo ragazzi è bello la mattina ritrovarsi con i colleghi, il luogo di lavoro è comunque un luogo d'incontro e di confronto, rinunciare allo scambio di battute, a quattro risate ogni tanto, al pranzo alla tavola calda e al caffè tutti insieme non sarebbe molto bello, anzi forse diventerebbe anche alienante... Il bello sarebbe avere la possibilità di scegliere, se vuoi vai in ufficio se no nulla ti impedisce di lavorare ugualmente da casa. A patto, ripeto, di impegnarti comunque a svolgere il tuo dovere, da professionista e senza fare il furbetto. E di furbetti che approfitterebbero dell'occasiona di certo ce ne sarebbero.TAD==================================Modificato dall'autore il 15/03/2006 0.19.16
    • teddybear scrive:
      Re: Il lavoro del programmatore
      - Scritto da: TADsince1995
      Però c'è un piccolo "ma" che proprio non mi si
      vuole togliere dalla testa: la socialità. In
      fondo ragazzi è bello la mattina ritrovarsi con i
      colleghi,Non sono d'accordo. Con la maggiorparte dei miei colleghi c'è un rapporto di "razzismo" dato dal fatto che qualche anno fa c'è stata una fusione di diverse aziende. Una molto grande, una appena più piccola e due abbastanza piccole (anche se poi una di queste due è quella che effettivamente, a livello mondiale, ha comprato le altre). Ebbene, quelli delle prime due aziende hanno sempre guardato con superiorità (imotivata nella maggiorparte dei casi) gli appartenenti alle altre due. Tanto che ormai sono rimasto uno dei pochi "estranei" nel loro mondo.
      il luogo di lavoro è comunque un luogo
      d'incontro e di confronto,Dove c'è gente maleducata, che urla, che parla ad altissima voce quando sei al telefono...
      rinunciare allo
      scambio di battute, a quattro risate ogni tanto,Ci rinuncio volentieri a tutti quelli che parlano solo di Milan, di quanto è bravo berlusconi e a che cosa hanno fatto gli idioti del grande fratello.
      al pranzo alla tavola calda e al caffè tutti
      insieme non sarebbe molto bello, anzi forse
      diventerebbe anche alienante...Seee.... un ora di pausa pranzo teorica... che poi si riduce in una mezz'oretta in cui devi fare la fila, pagare e mangiare.... non hai il tempo di cercare neanche un tavolo con qualcuno che conosci.Meglio mangiare con la mia famiglia, con qualche amico, con chi voglio io, oppure da solo... ed avere il tempo di frequentare un cinema, una palestra, un bar, dove c'è gente che IO ho deciso di incontrare.Piuttosto che passare in auto 3/4 d'ora alla mattina e 3/4 d'ora alla sera per farmi 7km in coda per andare e tornare dal lavoro. Un ora e mezza al giorno in cui non sono produttivo per l'azienda e neanche per me stesso. Anzi, arrivo in ufficio già incazzato. Ed alla sera a casa stanco.
    • Anonimo scrive:
      Re: Il lavoro del programmatore
      Un'immagine vale 1000 paroleSe devi spiegare il funzionamento di un programma ad uno o più utenti è nettamente più facile farlo di persona che per telefonoSarebbe più produttivo se tutti quelli che lavorano su un sistema informativo diviso a zone sapessero un poco di quello che stanno facendo gli altri anche se apparentemente sono cose di non tua compentenzaPerchè in s.i. tutto è interconnesso e le azioni si riperquotono su tutto il sistemaQuesto riesce meglio se si lavora in gruppo piuttosto che isolatietc...
    • Anonimo scrive:
      Re: Il lavoro del programmatore
      In Italia c'è sempre il problema della mentalità del datore di lavoro che è il primo che pensa che se stai a casa non fai nulla. La mia esperienza è questa: fino all'inizio di febbraio lavoravo gran parte del tempo da casa e tutto andava alla grande, poi inspiegabilmente hanno cominciato a rompere con il fatto di dover andare in ufficio dove tra rete che non andava e il mio scazzo per questa cosa praticamente il rendimento è sceso a zero, la mia scontentezza a mille con il risultato che li ho mandati a cagare. Tieni presente che le quasi tre ore di viaggio invece che passarle in treno le passavo davanti al pc a casa finendo con il lavorare la bellezza di 10 ore in media ogni giorno, lavoravo negli orari che più si addicono ai miei ritmi psicofisici e quindi il rendimento era molto alto. Purtroppo siamo in Italia e la mentalità dei nostri "imprenditori" è troppo piccola.
    • Santos-Dumont scrive:
      Re: Il lavoro del programmatore
      - Scritto da: TADsince1995
      Sinceramente questa del telelavoro è una cosa che
      mi incuriosisce parecchio, specialmente nel
      settore dello sviluppo software, in cui non è
      strettamente necessaria la presenza fisica in
      ufficio. In fondo basta avere un repository dei
      sorgenti con accesso sicuro, una buona
      connessione alla rete, un cellulare aziendale per
      le emergenze e qualche altra cosetta per poter
      essere produttivi anche standosene a casa, magari
      con un contributo in busta paga giusto per le
      spese di corrente e di connettività.

      Questo porterebbe, a mio modestissimo avviso, i
      seguenti vantaggi:

      1) Le aziende risparmierebbero un sacco di soldi
      in infrastrutture, affitti dei locali,
      assicurazioni (ma ci vorrebbe ugualmente?) e
      altro.

      2) L'orario di lavoro potrebbe essere flessibile,
      se sono a casa mia posso anche lavorare di
      pomeriggio, di sera o di notte e la mattina
      andarmene in palestra o a seguire i corsi
      all'università o viceversa, basta che comunque
      faccio il mio lavoro. Ciò, ovviamente, a patto di
      essere una persona seria e impegnarmi comunque a
      fare le mie otto ore giornaliere, giusto perchè
      ci sarebbe senz'altro un minore controllo sul
      dipendente.

      3) Il lavoratore non dovrebbe affrontare i costi
      di spostamento casa-ufficio, che sono sempre a
      carico suo e che spesso a seconda della distanza,
      possono essere una spesa non indifferente nel
      bilancio mensile.

      Però c'è un piccolo "ma" che proprio non mi si
      vuole togliere dalla testa: la socialità. In
      fondo ragazzi è bello la mattina ritrovarsi con i
      colleghi, il luogo di lavoro è comunque un luogo
      d'incontro e di confronto, rinunciare allo
      scambio di battute, a quattro risate ogni tanto,
      al pranzo alla tavola calda e al caffè tutti
      insieme non sarebbe molto bello, anzi forse
      diventerebbe anche alienante... Il bello sarebbe
      avere la possibilità di scegliere, se vuoi vai in
      ufficio se no nulla ti impedisce di lavorare
      ugualmente da casa. A patto, ripeto, di
      impegnarti comunque a svolgere il tuo dovere, da
      professionista e senza fare il furbetto. E di
      furbetti che approfitterebbero dell'occasiona di
      certo ce ne sarebbero.

      TAD

      ==================================
      Modificato dall'autore il 15/03/2006 0.19.16Con il telelavoro il mestiere del programmatore si avvicina a quello dello scrittore. Un lavoro fondamentalmente solitario.Sulle otto ore non sono d'accordo. Telelavorando bisogna abituarsi a lavorare prevalentemente per obiettivi e non su base oraria, tranne casi particolari (assistenza ai clienti, etc.)==================================Modificato dall'autore il 15/03/2006 1.16.52
    • Anonimo scrive:
      Re: Il lavoro del programmatore
      Il problema è che siamo in Italia. Quindi dato che la casa è il tuo posto di lavoro, se per caso ti fai male ne risponde l'azienda.Sembrano cazzate ma potrebbero essere grane a non finire, per l'azienda.Per non parlare delle norme di sicurezza sul lavoro. Il tuo posto di lavoro (casa) dovrebbe avere tutti i requisiti di sicurezza. Potresti ritrovarti a dover avere il bagno per i disabili a casa tua per poterci lavorare, tanto per essere chiari.E poi il controllo sull'orario e le ispezioni dell'ispettorato al lavoro: se vengono e non ti trovano a casa in orario d'ufficio mi sa che ne risponde anche l'azienda.In Paesi burocraticamente più moderni la cosa è ambpiamente fattibile, ma qui...
  • Itan scrive:
    Si ma come si fa...
    Che cosa bisogna fare per svolgere attività di telelavoro?La cosa mi attrae tantissimo e mi piacerebbe provare, ma non conosco aziende che cerchino telelavoratori...
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