Un Pinguino vecchio di 10 anni

Sono passati 10 anni da quando Linus Torvalds, padre di Linux, annunciò lo sviluppo di quel sistema operativo destinato a segnare un'epoca


From: torvalds @klaava.Helsinki.FI (Linus Benedict Torvalds)
Newsgroups: comp.os.minix
Subject: What would you like to see most in minix?
Summary: small poll for my new operating system
Message-ID:
Date: 25 Aug 91 20:57:08 GMT
Organization: University of Helsinki

Hello everybody out there using minix –
Ìm doing a (free) operating system (just a hobby, won’t be big and professional like gnu) for 386(486) AT clones. This has been brewing since april, and is starting to get ready. Ìd like any feedback on things people like/dislike in minix, as my OS resembles it somewhat (same physical layout of the file-system (due to practical reasons) among other things).
I’ve currently ported bash(1.08) and gcc(1.40), and things seem to work. This implies that I’ll get something practical within a few months, and Ìd like to know what features most people would want. Any suggestions are welcome, but I won’t promise Ìll implement them:-)
Linus (torvalds@kruuna.helsinki.fi)
PS. Yes – it’s free of any minix code, and it has a multi-threaded fs. It is NOT portable (uses 386 task switching etc), and it probably never will support anything other than AT-harddisks, as that’s all I have:-(.

Scrivendo nel gruppo di discussione dedicato al sistema operativo Minix, Linus Torvalds cerca qualcuno che lo possa aiutare a sviluppare, per hobby, un sistema operativo free per i processori Intel 386/486. Il resto è storia…

Così iniziava, il 25 agosto del 1991, la grande avventura che avrebbe portato alla nascita di Linux. Nemmeno Torvalds avrebbe mai creduto di dare vita ad un così intenso progetto. Nato per sua mano, ma supportato prima da decine, poi da centinaia, forse migliaia di persone delle più disparate nazionalità ed esperienze, il kernel di Linux rappresenta un piccolo grande frammento di codice la cui modellabilità si è costruita con gli anni, attraverso prove ed errori e nuove coraggiose iniziative (come la reimplementazione in C++, poi abbandonata).

In questi 10 anni siamo passati attraverso molte e molte major release, ciascuna con novità importanti e maggiore supporto per le periferiche, spesso funzionanti grazie ad un attento e paziente lavoro di indagine da parte di qualche folle in un pomeriggio libero da impegni.

Il messaggio di Torvalds è stato solo l’innesco di un desiderio collettivo che già si respirava nell’aria. La necessità di un punto di aggregazione su cui far convergere il desiderio di avere libertà nell’uso del proprio computer, libertà da minix e dagli unix commerciali.

Minix, il sistema operativo unix-like messo a punto dal professor Tanenbaum come ausilio didattico per i propri studenti, aveva una licenza troppo restrittiva per poterlo sviluppare. Torvalds decise di partire da zero, e licenziarlo sotto GPL per dare la possibilità di espandere il suo progetto senza lasciarselo scappare di mano. Avrebbe potuto tenerlo per sè. Avrebbe potuto renderlo Shareware, o metterlo sotto altre strane e limitative licenze, come molta gente fa, là fuori, anche con le più minuscole sciocchezze. Facendo queste scelte, oggi non sarebbe Linux, sarebbe solo codice morto. Ma così non è stato.


Oggi linux è codice. Codice che fa funzionare i computer, di tutte le architetture. Codice che fa funzionare gli handheld , che crea gli effetti speciali per Titanic e Final Fantasy , che effettua calcoli complessi per la chimica , la biologia , la ricerca contro il cancro , le previsioni del tempo , che
darà supporto agli astronauti della stazione spaziale internazionale.

Oggi Linux è business, supportato da aziende del calibro di Compaq, SGI, IBM, Sony, ma anche aziende che si preoccupano di sviluppare sistemi personalizzati, assistenza, training, come RedHat, SuSE e Mandrake, e che fanno di queste attività il loro core business, dal momento che la modalità di distribuzione di GNU/Linux e del software correlato ne rende meno agevole, secondo i canoni classici, la vendita per uso in licenza. Per questa ragione, oscuri presagi si sono spesso abbattuti su questi bastioni dello sviluppo commerciale di Linux, in alcuni casi avveratisi, ma la New-Economy vede cadere anche altre aziende assolutamente non correlate in alcun modo a GNU/Linux. Ogni giorno che passa, vecchi e nuovi servizi da gratuiti diventano a pagamento, o spariscono per sempre. È sufficiente quindi colpevolizzare una licenza per giustificare un errata pianificazione del proprio business ? Inoltre, non dimentichiamolo, GNU/Linux non è gratuito. GNU/Linux è libero. Questo implica che non è necessaria un’azienda per sostenerlo.

Debian , celebre distribuzione GNU/Linux, non è legata ad alcuna realtà commerciale, ma da anni prosegue nella sua attività dando vita a software di eccellente fattura, come il proprio sistema di pacchettizzazione.

Nonostante la grande spinta nella direzione di GNU/Linux, molti muri sono ancora da abbattere. La sua bassa diffusione nel mercato desktop comporta ridotto incentivo a sviluppare software per l’utenza consumer. Molti dispositivi hardware di bassa/media penetrazione non sono supportati. Molto software commerciale non viene implementato, anche se molta gente ne sente la necessità. Può il mercato dell’informatica, un mercato su cui domani transiteranno parole, economia, dati personali, essere ristretto ad una sola, univoca, forzata, irrinunciabile scelta, per di più commerciale?


GNU/Linux ha punti di forza e di debolezza. La sua continua mutabilità, plasticità, facilità di correzione e modifica, libertà di scelta, comportano notevoli difficoltà di adattamento da parte dell’utente consumer, ma grande interesse per l’utenza di medio/alto livello, che finalmente si sente libera di capire come funziona il proprio sistema, all’occorrenza, oppure semplicemente usarlo con strumenti liberi e di facile reperibilità, senza farsi incatenare a scelte future obbligatorie.

Azzardare ipotesi su cosa accadrà domani sarebbe fuori luogo, perché troppi sono i fattori che ne decidono il destino, alcuni spesso assurdi. Ad ogni modo, il movimento generato da Linux è un’onda che qualche riva raggiungerà, e qualcosa di importante nascerà sicuramente, anche se, come spesso accade, la partecipazione di GNU/Linux resterà dietro le quinte, come resta dietro le quinte il team di ricerca di un premio Nobel.

In 10 anni siamo passati da un sistema che a malapena mostrava la lista di una directory a qualcosa che sostiene una grossa fetta della ricerca scientifica, una buona parte di Internet, un sempre più cospicuo numero di attività commerciale e molti dei desktop di utenti a cui la poca libertà di altri sistemi non basta. E tutto questo non di certo grazie ad una politica commerciale, ma grazie alla libera collaborazione, alla ricerca della compatibilità con tutti i sistemi, alla capacità di innovare.

Munehiro

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  • Anonimo scrive:
    CD che costano meno
    Io penso che se i CD costassero meno, me ne coprerei di più, perchè mi piace avere il CD originale, con i testi e tutte quelle caXXate che mette l'autore nella confezione. Solo che se ogni CD lo devo pagare 40.000 -
    W gli MP3 gratis e a morte chi ci mangia e ci rimangia dentro.p.s.: ma non avevano abbassato l'iva sui CD, ma come mai non si sono abbassati i prezzi???
    • Anonimo scrive:
      Re: CD che costano meno
      - Scritto da: Max5
      p.s.: ma non avevano abbassato l'iva sui CD,
      ma come mai non si sono abbassati i
      prezzi???Non mi risulta che abbiano abbassato l'iva sui cd...
      • Anonimo scrive:
        Re: CD che costano meno

        Non mi risulta che abbiano abbassato l'iva
        sui cd...Nemmeno a me, comunque quello che vorrei sottolineare e' che se l'ing. forza digre avesse perseguito una politica di maggiore equità nel settore non saremmo a questi livelli
  • Anonimo scrive:
    Mi sorge un dubbio..
    Dato che nessuno pagherà per la musica online, deduco che prima o poi qualcuno cercherà di evitare che ci finisca online.. e se non la troviamo online dobbiamo andarla a comprare.. Quindi non è che forse sarebbe meglio pagarla ma molto poco.. per avere una situazione tipo..:Mp3 ( in ogni caso non perfetto suono ) online a poco prezzo.Cd-Mc (perfetti però) a pagamento in negozio.Questo premettendo che in un modo o nell'altro l'autore deve acchiappare qualche lira.. il produttore le prende da noi per darle all'autore.. se non tiriamo mai fuori niente il cerchio non si chiude. Mi aiutate?
    • Anonimo scrive:
      Re: Mi sorge un dubbio..
      - Scritto da: Tieco
      Questo premettendo che in un modo o
      nell'altro l'autore deve acchiappare qualche
      lira.. il produttore le prende da noi per
      darle all'autore.. se non tiriamo mai fuori
      niente il cerchio non si chiude. Mi aiutate?D'accordo, i soldi prima o poi devono saltar fuori da qualche parte. Certo che se i prezzi dei CD fossero (moooooolto) più bassi, gli appassionati di musica sarebbero (moooooolto) più invogliati a comprare i dischi originali invece di masterizzarli. Sembra l'uovo di Colombo, invece le "povere" case discografiche le inventano tutte, pur di non percorrere questa strada.
      • Anonimo scrive:
        Re: Mi sorge un dubbio..
        Ma scusate: molta gente non vorrebbe pagare il software, cosa complessa da creare e sviluppare, ma pagare la musica, attività abbastanza frivola, va bene? :)Ciao
        • Anonimo scrive:
          Re: Mi sorge un dubbio..
          - Scritto da: pippo
          Ma scusate: molta gente non vorrebbe pagare
          il software, cosa complessa da creare e
          sviluppare, ma pagare la musica, attività
          abbastanza frivola, va bene? :)

          CiaoSe parliamo di musica online, sono d'accordo, credo che quelli disposti a pagarla saranno 2 o 3 al massimo... :) ciao
  • Anonimo scrive:
    Magara hanno puro pagato pe' sapello...
    Chissà quanto sarà costato 'sto "studio"...Se volevano sapere se la gente è disposta a comprare quello che con un po' di sforzo potrebbe avere gratis glie lo potevo dire pure io.Ovviamente avrei chiesto di meno...
  • Anonimo scrive:
    Scoperta l'acqua calda...
    Quei s***** del Marketing dovono capire che la gente si rifiuta a pagare le loro idee folli...Gli esperti del marketing di qualsiasi settore devono fare un esame di coscienza....
  • Anonimo scrive:
    i discografici NON HANNO MAI AVUTO UN CERVELLO....
    ... e con questo ho detto tutto.Di tempo ne abbiamo sprecato parecchio per commentare le azioni di questi "esseri inferiori",percui ORA STOP!Fateli crepare in pace ed osservate in silenzio religioso LA LORO MORTE da qui a 2 anni:-PPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPPP
    • Anonimo scrive:
      Re: i discografici NON HANNO MAI AVUTO UN CERVELLO....
      mah.. forse rantolando potranno sopravvivere un po' di +...è una classe lavoratrice vecchia.. che non si è adeguata e ha la mentalità medioevale.. ma la pellaccia è dura.
  • Anonimo scrive:
    bella scoperta
    il discorso è sempre il solito...ognuno saprà trarre le sue conclusioni
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