La eMusica la scaricano tutti. Gratis

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Milioni di navigatori scaricano musica spesso e volentieri dalla rete. Nel 98 per cento dei casi lo fanno senza pagare una lira di diritti d'autore. A chi non piace la musica gratis?
Milioni di navigatori scaricano musica spesso e volentieri dalla rete. Nel 98 per cento dei casi lo fanno senza pagare una lira di diritti d'autore. A chi non piace la musica gratis?


Washington (USA) – Il popolo di Internet sembra andare pazzo per la musica, soprattutto se si tratta di “roba illegale”, ovvero protetta da copyright.

A confermarlo, un esaustivo sondaggio di Pew Internet & American Life Project su 1.345 utenti Internet di Washington, tutti adulti. Dallo studio risulterebbe che il 38% dei Web surfer avrebbero ascoltato almeno una volta musica proveniente da Internet, il 21% di loro non avrebbe i diritti per ascoltarla (non possedendo copie originali dell’album) ed il 14% la scaricherebbe abitualmente da motori di ricerca e siti FTP.

Non stupisce troppo il fatto che sarebbe solo il 2% degli utenti Internet ad aver pagato per scaricare musica da Internet, e probabilmente non è molto superiore la percentuale di coloro che preleva solo musica libera da copyright.

Questi dati vanno considerati anche alla luce del fatto che gli interpellati erano tutti individui maggiorenni: che succederebbe se si interrogasse anche la fascia dei teen-ager? Sicuramente le cose non migliorerebbero…

La maggioranza degli interpellati utilizza abitualmente strumenti per lo scambio di file come Napster, Gnutella e Freenet, veri e propri network di utenti che condividono parte del contenuto dei propri hard disk con il resto della comunità.

Pew afferma che la pratica del “freeloading” sembra particolarmente popolare fra gli studenti e gli utenti Internet di più vecchia data.

Le cose sembrano essere due: o Internet si sta trasformando in un covo di pirati o l’attuale sistema per la protezione del copyright mostra ormai tutti i suoi limiti in un’epoca net-centrica. L’autore di Freenet ha affermato: “Lo shareware e l’open source hanno dimostrato come si possa trarre guadagno dai software anche per vie alternative a quelle tradizionali. Oggi sembra giunto il momento di applicare queste nuove filosofie di vendita anche alle opere dell’ingegno”. Un suggerimento che le grosse corporazioni di case discografiche e cinematografiche probabilmente non apprezzeranno molto.

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Pubblicato il
13 giu 2000
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