Il castello di carte dei giganti d'argilla

di G. Scorza - La mossa di Paul Allen, che fa causa a mezza Silicon Valley, mette in luce la fragilità del mondo ICT. Un castello di carte, a volte bollate, pronto a crollare. Che necessita di un profondo riassetto, anche legislativo

Roma – Paul Allen, il co-fondatore di Microsoft, il 37esimo uomo più ricco del mondo secondo Forbes con i suoi 13,5 miliardi di dollari, uno dei padri della Silicon Valley, ha citato in giudizio il gotha dell’industria High Tech mondiale (Google, Facebook, E-bay, Apple, YouTube, Yahoo, AOL, Netflix, Office Depot, Office Max, Staples) contestando la violazione di alcuni suoi brevetti su software e web technology.

15 pagine, tante ne sono bastate ai legali di Allen per scatenare un terremoto tra i titani dell’industria IT con pochi precedenti nella storia. Certo le battaglie giudiziarie su brevetti e copyright non sono una novità nella Silicon Valley e sono, anzi, ormai, all’ordine del giorno: ma, in questo caso, a rendere speciale la vicenda ed a giustificare qualche riflessione in più è, innanzitutto, la caratura dei protagonisti e, soprattutto, la circostanza che Allen – che certo non né uno sprovveduto, né un avventuriero che abbia bisogno di tentare la fortuna nelle Corti americane per sbarcare il lunario o attirare su di se i riflettori dei media – abbia deciso di dichiarare guerra ad un nugolo di amici, ex-amici e colleghi che, in un modo o nell’altro, costituiscono la micro-comunità dalla quale esso stesso proviene ed alla quale appartiene.

Difficile, muovendo da questi presupposti, pensare che quella di Allen sia una delle tante battaglie legali temerarie lanciate dai più piccoli contro i più grandi per racimolare qualche milione di dollari o, piuttosto, dai più grandi contro i più piccoli per tarpare le ali a possibili concorrenti fastidiosi. Impossibile – almeno allo stato – dire se le pretese di Allen riassunte nelle ermetiche 15 pagine della citazione siano o meno infondate ma, ad un tempo, difficile liquidarle come una boutade di fine estate o come una puntata alla roulette.

Il punto è che, allo stato, probabilmente, nessuna delle parti è in grado di fare previsioni attendibili circa l’esito della battaglia legale e circa – semmai si dovesse arrivare sino in fondo – la decisione dei giudici. Ed è proprio questa diffusa ed ineliminabile incertezza circa l’esito di un giudizio che minaccia – se si prova, solo per un istante, a pensare che le pretese di Allen possano risultare fondate – di far sgretolare un impero e di determinare un autentico terremoto di natura finanziaria e tecnologia a livello globale che impone una riflessione sulla gracilità dei giganti del web e, inesorabilmente, sul web stesso così come su un sistema normativo – quello della proprietà intellettuale applicata alle nuove tecnologie ed al software in particolare – che rappresenta, ad un tempo, la struttura portante di questo impero e la sua ragione di maggior fragilità.

La tesi è questa: l’impero è, oggi, di carta ed i giganti che lo governano hanno, sfortunatamente, le gambe di argilla.

La ragione non sta tanto nella giovane età e, quindi, nell’inesperienza – a dispetto della statura – dei giganti quanto, piuttosto, delle molecole e proteine giuridico-economiche della loro costituzione. Molecole e proteine che li fanno crescere in fretta ma che, altrettanto rapidamente, talvolta, li fanno accartocciare, ripiegarsi su stessi ricurvi come uomini ormai giunti al crepuscolo.

A sfogliare le descrizioni brevettuali in forza delle quali Mr. Allen ha dichiarato guerra all’impero vacilla ogni certezza e vien da chiedersi a chi appartengano, davvero, le mura che recintano i giardini pubblici e privati del web che, ormai quotidianamente, oltre un miliardo di utenti frequenta. La genericità di quelle descrizioni sulle quali, pure, sono stati, negli anni, concessi brevetti che valgono milioni e milioni di dollari è tale da indurre a guardare in ogni riga del software che si è scritto o della tecnologia che si è sviluppata ed ad interrogarsi se, domani, non possa toccare anche a noi di finire nell’elenco dei soggetti ai quali quello che oggi in Silicon Valley chiamano l’Orco cattivo, chiede conto dell’utilizzo.

Brevetti su software e web technology, brevetti su invenzioni derivate da software per non parlare di quelli su metodi di business attuati attraverso web technology e – anche se in misura inferiore – copyright sul software e sulle interfacce, costituiscono un framework giuridico articolato e complesso ma soprattutto nato con riferimento a trovati ed oggetti di tutela ben diversi da quelli con i quali, ormai da lustri, si trova a confrontarsi ed ad offrire ospitalità e tutela.

La disciplina sul diritto d’autore fa fatica – nonostante gli sforzi ormai da anni compiuti in tutti gli Ordinamenti – ad adattarsi ed accogliere le cosiddette opere utili oltre che belle quali ad esempio il software, e mostra evidenti segni di cedimento quando anziché i diritti morali e patrimoniali di un artista è chiamata a proteggere e tutelare il valore delle azioni di borsa di una multinazionale del web o del software.

Già all’indomani della decisione dell’Unione Europea di proteggere il software attraverso il diritto d’autore si parlò – ed a ragione – di trionfo e snaturamento della disciplina autorale: trionfo perché la si riteneva capace di garantire tutela anche ad un trovato tanto nuovo come il software ma, ad un tempo, snaturamento perché risultava a tutti evidente che il software poco o nulla avesse a che vedere con quelle “opere del bello” che, sino a quel momento, avevano rappresentato l’universo di riferimento di norme e principi sul diritto d’autore.

Si scelse – non solo in Europa ed anzi prima negli Stati Uniti – di intraprendere quella strada con valutazioni forse superficiali o, piuttosto, di chi – si era sul finire degli anni ’70 – non poteva immaginare quale sarebbe stato il ruolo del software nella società del futuro. Storia analoga quella dei brevetti sul software, sulle web technology, sui metodi di business implementati attraverso software e su quelle che l’Unione Europea definisce invenzione attuate mediante programmi per elaboratore. In una parola, potrebbe dirsi, su tutti quei trovati brevettuali, in relazione ai quali l’attuazione dell’invenzione non è meno immateriale dell’invenzione medesima.

Anche in questo caso, lo sforzo compiuto – per superficialità o per sottovalutazione del problema – di estendere semplicemente al nuovo regole brevettuali e procedure di esame pensate per il vecchio, si è rivelato un approccio sbagliato (e l’ultima iniziativa di Paul Allen ne costituisce una delle più recenti ed eclatanti conferme ma non la prima né l’ultima), inidoneo perché incapace di garantire adeguata certezza del diritto e, peraltro, di un diritto – come quello sulle privative industriali su software e web technology – che, in molti casi (quasi tutti quelli dei titani dell’industria IT che Allen intende trascinare davanti ai giudici) costituisce lo scheletro stesso del gigante con la conseguenza che il suo sgretolamento rischia, sempre, di produrre l’uscita di scena del gigante stesso.

Un impero di carta comandato da giganti di argilla credo sia un lusso che la società dell’informazione non può permettersi oltre. Troppi gli interessi e le implicazioni – ad ogni livello – connessi alla vita ed all’esistenza di quell’impero e dei suoi – che ci piacciano o no – comandanti. Occorre rifondare – su base naturalmente globale – le regole della proprietà intellettuale applicata alle nuove tecnologie, innalzare la soglia di brevettabilità di un trovato concernente software o web technology, semplificare – ed abbattere i costi delle – le procedure di verifica delle anteriorità, introdurre brevi e rigorosi termini di decadenza tanto per l’uso di un’invenzione che per eventuali contestazioni contro l’altrui uso, ripensare l’applicazione delle regole del copyright al software.

Difficile dire se la soluzione sia rappresentata dall’abolizione dei brevetti sul software come da più parti, spesso, si è chiesto; dall’adozione, in via esclusiva, del modello open source per la circolazione dei diritti d’autore; da un misto di queste due radicali soluzioni o, piuttosto, da una terza via, che passi per un ripensamento serio ed attento – sulla base dell’esperienza di cui oggi disponiamo e che ieri non potevamo neppure ipotizzare – della disciplina della proprietà industriale ed intellettuale applicata al software ed alle web technology.

Quel che è certo è che l’impero di carta dei giganti di argilla ha bisogno di una nuova infrastruttura normativa in grado di sorreggerlo, un’infrastruttura in grado di resistere nel tempo e, soprattutto, di garantire a tutti i cittadini dell’impero – piccoli e grandi – regole certe di serena convivenza.

Si tratta di un problema non procrastinabile perché, ogni giorno, ciascuno di noi, affida a questo impero – quello dei servizi via web, delle web technology e del software – un frammento in più della propria esistenza personale, professionale e/o imprenditoriale.
La gracilità dei giganti diviene, per questo, un problema di tutti.

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
www.guidoscorza.it

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  • attonito scrive:
    siete proprio figli di XXXXX!
    certo che il censore e' proprio un figlio di XXXXX, basta scoprirgli gli altarini "grassetto per fare pubblicita'" e lui rimove... povero XXXXXXXX....
  • attonito scrive:
    perche' il grassetto?
    perche' sulla prima pagina il testo di questo articolo e' il grassetto e quindi specca sugli altri? non sara' un becero sistema per dire "leggi qui leggi qui leggi qui" vero?
  • .poz scrive:
    facebook ? alla larga !
    Me ne stò bene alla larga da facebook e quindi non conosco nel dettaglio le loro codizioni d'uso, ma dato che non sono per nulla fessi c'è sicuramente una clausola con cui Facebook si riserva il diritto di chiudere un account in qualsiasi momento, senza nessuno motivo e senza dover dare spiegazioni; ovviamente tenedosi tutto il materiale da te uploadato e vendendo la tua "profilazione" ad un numero imprecisato di aziende.Per quanto riguarda le pubilicità pagate invece il discorso è diverso, bisognerebbe conoscere cosa prevede il contratto stipulato tra le parti.
  • Uno a caso scrive:
    FaceBook
    E' un servizio dove puoi scrivere "tutto quello".... che vogliono loro.
  • TuttoaSaldo scrive:
    Polizia Postale
    Facebook non è certo il paladino della libertà di espressione, ma spesso ho visto si muove dietro segnalazione della polizia postale, questa sì che mi preoccupa !!Un gruppo che (goliardicamente, ma non è questo l'importante) recava ricette su come cucinare i gatti è stato cancellato dietro loro interessamento di recente. Questo mi fa ancora più paura.
  • sentinel scrive:
    Fessbuk ti posssiede...
    pentiti e redimiti.
  • sgroggo scrive:
    E PENSARE CHE E' UNA PIANTA!
    Certo che se Dio sapesse che i suoi figli prediletti stanno censurando una delle sue creazioni si in*azzerebbe una cifra!
    • nodo scrive:
      Re: E PENSARE CHE E' UNA PIANTA!
      MI PIACE
    • reenten scrive:
      Re: E PENSARE CHE E' UNA PIANTA!
      ma la ganja difficilmente è un prodotto di dio dato che dio è un prodotto dell'uomo. non sminuiamo ogni cosa bella, su.
      • sgroggo scrive:
        Re: E PENSARE CHE E' UNA PIANTA!
        - Scritto da: reenten
        ma la ganja difficilmente è un prodotto di dio
        dato che dio è un prodotto dell'uomo. non
        sminuiamo ogni cosa bella,
        su.Colpa mia, tendo a sopravvalutarlo..
  • Matteo Gracis scrive:
    Facebook: censura e proibizionismo
    Anch'io sono vittima della censura proibizionista di Facebook: qui la mia storia (http://www.matteogracis.it/facebook-censura-e-proibizionismo).
    • panda rossa scrive:
      Re: Facebook: censura e proibizionismo
      - Scritto da: Matteo Gracis
      Anch'io sono vittima della censura proibizionista
      di Facebook: qui la mia storia
      (http://www.matteogracis.it/facebook-censura-e-proNessuna censura!Se tu avessi letto la policy di fessbook, quella scritta in grigino chiarissimo su fondo bianco scuro, con un font semigrafico corpo due, e che tu hai ACCETTATO quando ti sei iscritto a fessbook, sapresti che lui e' il padrone del sito, che i dati che tu inserisci sono suoi, e che sempre lui puo' sbatterti fuori dal suo sito a suo piacimento e tu devi solo ringraziarlo che non lo ha fatto prima.Naturalmente tutti i tuoi dati e tutte le informazioni su di te e sui tuoi contatti restano a sua disposizione e puo' rivenderli a chi scuce di piu'.Se vieni qui a lamentarti, il massimo che puoi sentirti dire e': "te lo avevo detto!"
      • sentinel scrive:
        Re: Facebook: censura e proibizionismo
        - Scritto da: panda rossa[CUT]
        Se vieni qui a lamentarti, il massimo che puoi
        sentirti dire e': "te lo avevo
        detto!"te lo avevamo detto!
      • luca scrive:
        Re: Facebook: censura e proibizionismo
        - Scritto da: panda rossa
        - Scritto da: Matteo Gracis

        Anch'io sono vittima della censura
        proibizionista

        di Facebook: qui la mia storia


        (http://www.matteogracis.it/facebook-censura-e-pro

        Nessuna censura!
        Se tu avessi letto la policy di fessbook, quella
        scritta in grigino chiarissimo su fondo bianco
        scuro, con un font semigrafico corpo due, e che
        tu hai ACCETTATO quando ti sei iscritto a
        fessbook, sapresti che lui e' il padrone del
        sito, che i dati che tu inserisci sono suoi, e
        che sempre lui puo' sbatterti fuori dal suo sito
        a suo piacimento e tu devi solo ringraziarlo che
        non lo ha fatto
        prima.
        Naturalmente tutti i tuoi dati e tutte le
        informazioni su di te e sui tuoi contatti restano
        a sua disposizione e puo' rivenderli a chi scuce
        di
        piu'.

        Se vieni qui a lamentarti, il massimo che puoi
        sentirti dire e': "te lo avevo
        detto!"concordo in tutto ed aggiungo:certe iniziative sui "stili di vita alternativi" è inutile intraprenderle all' interno di uno strumento come Facebook, facevi molto meglio a farti un blog o meglio un sito personale con tanto di forum di discussione integrato (nei limiti della legge ovviamente).
        • sgroggo scrive:
          Re: Facebook: censura e proibizionismo

          - Scritto da: luca
          concordo in tutto ed aggiungo:
          certe iniziative sui "stili di vita alternativi"
          è inutile intraprenderle all' interno di uno
          strumento come Facebook, facevi molto meglio a
          farti un blog o meglio un sito personale con
          tanto di forum di discussione integratoperchè è inutile attraverso facebook?-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 30 agosto 2010 22.55-----------------------------------------------------------
          • shevathas scrive:
            Re: Facebook: censura e proibizionismo


            perchè è inutile attraverso facebook?perché FB al primo sentore di pagine che possono far sorgere XXXXXX e/o rogne risolve tutto con la mannaia. Non è un servizio pubblico e anzi, visto che è un servizio gratuito, non ha particolari obblighi contrattuali nei confronti dei suoi utenti.
          • il solito bene informato scrive:
            Re: Facebook: censura e proibizionismo
            - Scritto da: shevathas



            perchè è inutile attraverso facebook?

            perché FB al primo sentore di pagine che possono
            far sorgere XXXXXX e/o rogne risolve tutto con la
            mannaia. Non è un servizio pubblico e anzi, visto
            che è un servizio gratuito, non ha particolari
            obblighi contrattuali nei confronti dei suoi
            utenti.però si possono aprire pagine in favore di criminali come Fabrizio Corona... ma la cannabis no eh.
          • shevathas scrive:
            Re: Facebook: censura e proibizionismo
            - Scritto da: il solito bene informato
            - Scritto da: shevathas





            perchè è inutile attraverso facebook?



            perché FB al primo sentore di pagine che possono

            far sorgere XXXXXX e/o rogne risolve tutto con
            la

            mannaia. Non è un servizio pubblico e anzi,
            visto

            che è un servizio gratuito, non ha particolari

            obblighi contrattuali nei confronti dei suoi

            utenti.

            però si possono aprire pagine in favore di
            criminali come Fabrizio Corona... ma la cannabis
            no
            eh.saranno BIP! loro.
          • Alessandrox scrive:
            Re: Facebook: censura e proibizionismo
            - Scritto da: il solito bene informato
            - Scritto da: shevathas


            perchè è inutile attraverso facebook?

            perché FB al primo sentore di pagine che possono

            far sorgere XXXXXX e/o rogne risolve tutto con
            la

            mannaia. Non è un servizio pubblico e anzi,
            visto

            che è un servizio gratuito, non ha particolari

            obblighi contrattuali nei confronti dei suoi

            utenti.

            però si possono aprire pagine in favore di
            criminali come Fabrizio Corona...Quali crimini ha commesso ? (newbie)
    • unaDuraLezione scrive:
      Re: Facebook: censura e proibizionismo
      contenuto non disponibile
    • Matteo Gracis scrive:
      Re: Facebook: censura e proibizionismo
      Tutti maestri qui éh.Se vi foste letti il link forse avreste evitato di sparare sentenze e critiche senza senso.Saluti.
      • panda rossa scrive:
        Re: Facebook: censura e proibizionismo
        - Scritto da: Matteo Gracis
        Tutti maestri qui éh.Maestri di che?Se vieni qui a lamentarti che fessbuk ti ha censurato ottieni la stessa accoglienza di quando vieni a lamentarti che usi windows e hai preso un virus.
        Se vi foste letti il link forse avreste evitato
        di sparare sentenze e critiche senza
        senso.Senza senso? Quindi ti ritieni il depositario della ragione?
      • ThEnOra scrive:
        Re: Facebook: censura e proibizionismo
        - Scritto da: Matteo Gracis
        Tutti maestri qui éh.
        Se vi foste letti il link forse avreste evitato
        di sparare sentenze e critiche senza
        senso.
        Saluti.Magari sono stai i commenti dei tuoi amici sulla ganja la vera causa.Ad ogni modo, IO non faccio mai affidamento ai servizi gratuiti disponibili su Internet, ne mi incaxxo se qualcosa va storto... me l'avevano detto. Pazienza!
    • Matteo Gracis scrive:
      Re: Facebook: censura e proibizionismo
      Colpo di scena: Facebook fa marcia indietro e riattiva il mio account! Qui tutti i dettagli http://www.matteogracis.it/facebook-fa-marcia-indietro-e-riattiva-il-mio-account(alla faccia che email e altre pressioni non sarebbero servite a niente)
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