YouTube espelle il terrorismo?

YouTube espelle il terrorismo?

Consiglia ai propri utenti di non postare video che possano spingere i netizen a fare e a farsi del male, a intrattenersi in comportamenti illegali. Primi indiziati, i video per il reclutamento di milizie terroristiche
Consiglia ai propri utenti di non postare video che possano spingere i netizen a fare e a farsi del male, a intrattenersi in comportamenti illegali. Primi indiziati, i video per il reclutamento di milizie terroristiche

Saranno esiliati da YouTube coloro che con un video incitano i netizen a commettere atti violenti o illegali. Il portale di video sharing aggiorna la propria policy, e subito infuria la polemica: Mountain View si sarebbe piegata alle raccomandazioni e alle condanne formulate da coloro che additano YouTube come un centro di reclutamento per le organizzazioni terroristiche.

YouTube, spiegano da Mountain View nelle Community Guidelines , si scaglierà contro coloro che “incitino gli altri a commettere atti violenti o a violare le condizioni di uso del servizio”: al pari di coloro che vengano colti a diffondere videominacce o a disseminare dati personali che potrebbero essere radiati dal servizio. La nuova policy è entrata in vigore con l’ annuncio sul blog ufficiale di YouTube: per adeguarsi all’uso che l’utenza fa di YouTube sono stati aggiunti le nuove restrizioni e i relativi consigli esplicativi.

Nel momento in cui si scrive, tali consigli sono irraggiungibili ma Wired riporta che nella sezione di esempi e suggerimenti dedicata agli “atti illegali” YouTube raccomanda di “non incitare alla violenza o incoraggiare attività pericolose o illegali che implichino il rischio di arrecare danni fisici o la morte”. YouTube esemplifica citando i video in cui si mostrano simulazioni di imboscate, consigli per affrontare al meglio una corsa clandestina, sessioni di allenamento per aspiranti terroristi. Il collegamento alle attività terroristiche è però quello che è emerso immediatamente sulle pagine di numerosissimi commentatori. Complice sarebbe una dichiarazione del senatore Joe Lieberman, a capo della commissione del Senato che si occupa della sicurezza degli States, che ha comunicato la propria approvazione nei confronti dei provvedimenti emessi da YouTube.

Lieberman nei mesi scorsi aveva diffidato la Grande G dal fare da cassa di risonanza ai comunicati delle milizie di Al-Qaeda. Da YouTube si erano dimostrati impermeabili alle invettive di Lieberman e avevano difeso il diritto per gli utenti ad informarsi e ad informare nella maniera più libera possibile, a condizione che avessero rispettato i termini di utilizzo del servizio.

Il senatore è tornato a farsi sentire anche in queste ore: “YouTube è stato usato dalle organizzazioni terroristiche islamiche per reclutare e addestrare attraverso Internet e per incitare attacchi terroristici in giro per il mondo, Stati Uniti compresi, e Google dovrebbe essere elogiata per questo? – si è chiesto Lieberman, che poi prosegue – Mi aspetto che queste linee guida più severe possano ridurre il numero dei video su YouTube prodotti da Al-Qaeda e dalle organizzazioni terroristiche islamiche affiliate”. Se il senatore Lieberman sembra dunque assumersi implicitamente la responsabilità dell’inasprimento delle regole di YouTube, c’è invece chi presuppone il collegamento in maniera esplicita .

Ma non di solo terrorismo si tratta: YouTube traccia un nuovo parametro sulla base del quale giudicare la liceità o la rimozione di contenuti prodotti dagli utenti e segnalati da netizen che li ritengono inappropriati. YouTube si dovrà confrontare con nuovi interrogativi. Le immagini di una corsa clandestina sono da ritenersi incitazioni ad un comportamento illegale e pericoloso oppure la testimonianza di un atto illegale? La dichiarazione di intenti di un gruppo che si definisce terrorista è una notizia o un documento da rimuovere? C’è inoltre chi ritene che, comunque si comporti YouTube, regole e provvedimenti di questo genere siano completamente inefficaci nel sopprimere la circolazione di manifestazioni del pensiero dei cittadini della rete: “Questo cambiamento non avrà alcun effetto – ha spiegato John Morris del Center for Democracy and Technology ( CDT ) – non è possibile rimuovere questi video da Internet”.

Gaia Bottà

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Pubblicato il
15 set 2008
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