Contrappunti/ L'innovazione al Governo

di Massimo Mantellini - Si fa per dire naturalmente: cosa cambia rispetto al Governo precedente che, per ragioni contingenti o di propria congenita insipienza, poco o nulla ha combinato nello scenario delle TLC?

Roma – Detta come va detta, siamo passati da un Ministro blogger ad un non Ministro. Con la cancellazione di fatto del Ministero delle Comunicazioni e il correlato annacquamento del Ministero dell’Innovazione, già accorpato con quello della PA dal precedente esecutivo, il nuovo governo ha fatto sapere, come meglio non avrebbe potuto, cosa pensa della cruciale questione dell’arretratezza italiana in campo tecnologico. Ebbene, a quanto pare, il Presidente del Consiglio Berlusconi, dopo aver sorvolato sulla questione in maniera piuttosto netta nel suo programma elettorale (forse scottato dalla sua precedente esperienza di governo dove lo slogan delle “3 I” è stato uno dei più ricordati e meno attuati e come tale uno dei più canzonati) ha deciso di conseguenza, risolvendo la questione nell’unica maniera evidentemente possibile: ignorandola.

Non solo la ventilata rimessa in pista di Lucio Stanca non si è verificata, non solo si è ritenuto di tagliare uno dei pochi ministeri che sarebbero oggi centrali in qualsiasi democrazia occidentale, preferendogli alternative orwelliane come il Ministero alla Semplificazione Normativa (a quando – viene da pensare – un Ministero per le Giornate di Sole?) ma anche le scelte di secondo livello, quelle dei sottosegretari, sono assai indicative della tendenza generale: l’unico “tecnico” del pianeta comunicazione che ha guadagnato la poltrona di Sottosegretario con delega per le telecomunicazioni è Paolo Romani, forzista dal passato tutto giocato all’interno del sistema televisivo privato ma lontano dalla parte più rilevante dell’ambito di sviluppo tecnologico nel mondo occidentale oggi, vale a dire quello della rete.

Non che ci sia troppo da rimpiangere del governo precedente che, per ragioni contingenti o di propria congenita insipienza, poco o nulla ha combinato nello scenario delle TLC. Se da un lato era difficile pensare che Gentiloni, con tutta la buona volontà, potesse sciogliere da solo la mefitica matassa dei rapporti di forza del mercato televisivo nostrano, un mercato che potrebbe portare alle lacrime qualsiasi regolatore di qualsiasi paese evoluto, dall’altro nemmeno nelle piccole scelte della ordinaria amministrazione l’ex Ministro delle Comunicazioni è riuscito a spostarsi da una assoluta mediocrità: qualche comunicato stampa “strappacore” sulla Pedopornografia online, qualche condivisibile dichiarazione di principio e nulla più. Nemmeno il decreto Pisanu, eccezione burocratica italiana all’accesso WiFi, il governo di centro sinistra è riuscito a cancellare nel corso dei suoi due anni dentro la stanza dei bottoni: un adeguamento minimo che certo avrebbe richiesto solo un quarto di buonsenso e di osservazione del mondo intorno per poter essere messo in pratica, fuori dalle pastoie della lotta al terrorismo ridotta a slogan e scaricata sulle spalle dei cittadini onesti.

Del resto, si sarà detto qualcuno, siamo già da tempo costantemente in fondo a tutte le classifiche europee dello sviluppo tecnologico, tempo qualche mese anche la Grecia o il Portogallo saranno in grado di relegarci, finalmente e con merito, all’ultimo posto del ranking europeo e allora perché dannarsi l’anima per combattere una battaglia già di fatto perduta?

Qualche mese fa uno dei consiglieri del Ministro Gentiloni mi confessava candidamente che gran parte del tempo e delle energie del suo lavoro andavano spese per arginare le proposte assurde e senza senso dei parlamentari di ogni schieramento, desiderosi di regolare e normare Internet nelle maniere più varie ed incredibili. Date le esigue risorse disponibili (ai tempi del Ministro Gentiloni le persone che si occupavano stabilmente di rete si potevano contare sulle dita di una mano) era già tanto che questa attività meramente difensiva riuscisse a dare i suoi effetti e impedisse la discesa in campo di proposte assurde come quella famosa di Franco Frattini che, dall’alto del suo scranno alla Commissione Europea, qualche tempo fa se ne uscì con la geniale idea di stabilire quali parole potessero essere cercate su Google e quali no.

Compatiti sul suolo europeo i nostri politici hanno oggi, a quanto pare, buon gioco a concentrare l’attenzione sugli unici aspetti tecnologici che per loro hanno davvero importanza, primo fra tutti quello del controllo dei canali informativi in TV. Si tratta, come al solito, di un semplice problema di scenario, che in questo paese è da tempo questione trasversale che non risparmia nessuno schieramento politico. Sono tutti da anni ostinatamente concentrati a combattersi ferocemente per il possesso dei tasti del grande megafono (la TV) mentre sempre più persone, in tutto il paese, stanche di ascoltarne l’immenso patetico fracasso, hanno indossato le cuffiette del proprio walkman (Internet) ed ascoltano tranquillamente ciò che gli pare.

Quando se ne accorgeranno, creeranno in fretta e furia un indispensabile “Ministero per la Semplificazione delle Cuffiette”.

Massimo Mantellini
Manteblog

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