Watermark, adesso ci prova Microsoft

Watermark, adesso ci prova Microsoft

Percorrendo la strada di SDMI verso uno standard di protezione dei contenuti digitali, Microsoft ha sperimentato due nuovi meccanismi di protezione basati su watermark, uno per i file audio, l'altro per il software. Sicuri? Quanto sicuri?
Percorrendo la strada di SDMI verso uno standard di protezione dei contenuti digitali, Microsoft ha sperimentato due nuovi meccanismi di protezione basati su watermark, uno per i file audio, l'altro per il software. Sicuri? Quanto sicuri?


Pittsburgh (USA) – Durante l’ultimo anno Microsoft sembra essersi impegnata come non mai nella ricerca di tecnologie anti-pirateria: lo dimostrano i vari sforzi per rendere più difficoltosa la copia dei suoi prodotti e per proteggere il diritto d’autore nei contenuti multimediali.

Se nel primo caso si è parlato molto della famigerata Microsoft Product Activation , nel secondo caso si può citare la Secure Audio Path (SAP), una tecnologia sviluppata per operare in congiunzione con il sistema di protezione digital rights management (DRM), utilizzato per criptare i file in formato Windows Media.

Per proteggere software e contenuti multimediali Microsoft mostra ora ulteriori armi in via di sviluppo, fra cui un’avanzata tecnologia per l’inserimento nei file di un “watermark”, una sorta di filigrana digitale. Una strada già tentata dal consorzio SDMI (Secure Digital Music Initiative) ma che, nonostante le reticenze di SDMI nell’ammetterlo , fu superata da esperti hacker lo scorso novembre.

Microsoft coglie la palla al balzo e, ansiosa di riuscire là dove SDMI ha fallito, accarezza ora l’obiettivo di sviluppare una protezione basata su watermark che potrebbe fruttarle oro. Se l’industria discografica cominciasse, nel prossimo futuro, ad adottare questa forma di protezione dei contenuti, le prossime versioni del Media Player potrebbero rifiutarsi di riprodurre brani musicali coperti da copyright e privi di watermark.

Il meccanismo di protezione sperimentato dai ricercatori Microsoft si basa sull’integrazione nel flusso musicale di un watermark attraverso una tecnica detta “spread spectrum”, un metodo di codifica del segnale che si preoccupa, in questo caso, di sparpagliare casualmente la filigrana digitale all’interno del clip audio variando costantemente la frequenza. Ed il risultato sarebbe una protezione a prova di crack.


Secondo i ricercatori, questa sofisticata tecnologia di watermarking non solo permette di celare le informazioni di copyright all’interno di un file audio preservandone la fedeltà originale, ma il watermark sarebbe così “resistente” alle manomissioni da conservarsi intatto persino registrando una canzone trasmessa da comuni diffusori stereo all’interno di una sala rumorosa.

Ugualmente inutili si rivelerebbero pure i tentativi di “depurare” la musica del watermark tentando di variarne il sincronismo o attraverso l’applicazione di filtri per la rimozione del rumore o l’aggiunta di effetti come echo e riverbero. Insomma, pare proprio che, a meno di non stravolgere sensibilmente il contenuto musicale, questo watermark potrebbe rivelarsi un osso duro per chiunque se ne volesse sbarazzare.

Microsoft sta studiando l’inclusione di una tecnica di watermarking anche nel software, sebbene in questo caso il meccanismo di funzionamento sarebbe del tutto differente, basandosi, per nascondere informazioni all’interno del flusso di un programma, sulla ” teoria dei grafi “.

In questo caso, all’interno di un software è possibile codificare informazioni sulla licenza come la data di scadenza, l’indirizzo MAC di una scheda Ethernet abilitata all’uso del prodotto od un codice come quello generato da Microsoft attraverso la procedura Product Activation. Le future versioni di Windows potrebbero leggere queste informazioni e, nel caso si fosse privi della necessaria licenza, potrebbero impedire l’esecuzione del software appena lanciato.

I ricercatori Microsoft ammettono che in questo caso mettere fuori gioco il watermark è cosa fattibile, ma per farlo bisognerebbe esaminare manualmente, riga per riga, il codice del programma: un’eventualità, a loro dire, praticamente impossibile per software della “corporatura” di Word.

Resta da vedere se nell’era del peer-to-peer, dove praticamente tutto può essere condiviso attraverso Internet- anche le risorse umane -, esista sul serio ancora qualcosa di “impossibile”.

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Pubblicato il
2 mag 2001
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