Spotify, anche l'occhio vuole la sua parte

Spotify, anche l'occhio vuole la sua parte

La piattaforma di streaming musicale sta meditando di intrattenere i propri utenti con della proposte video: le trattative con diversi operatori dell'industria sarebbero già in corso
La piattaforma di streaming musicale sta meditando di intrattenere i propri utenti con della proposte video: le trattative con diversi operatori dell'industria sarebbero già in corso

Non solo brani e album, per conquistare gli utenti di mezzo mondo: Spotify, pioniere dello streaming musicale, avrebbe intenzione di ampliare la propria offerta con lo streaming di contenuti video, cavalcando con il proprio patrimonio di 60 milioni di utenti un mercato già battuto da numerosi soggetti, dall’intrattenimento ancora poco strutturato offerto da YouTube e Facebook , per arrivare alle proposte più organiche di Netflix e Amazon.

Il Wall Street Journal , dando voce a persone informate dei fatti, anticipa che i vertici della piattaforma di streaming si sarebbero rivolti a numerosi soggetti che operano nell’ambito dell’industria mediatica e del video, proponendo degli accordi di acquisizione di contenuti e delle collaborazioni per svilupparne di originali. Spotify avrebbe avvicinato soggetti che operano nei Multi-Channel Network di YouTube ma anche delle media company tradizionali, aggiunge il New York Times , dalle reti televisive come NBCUniversal, Fox e Viacom agli editori come Time, Condé Nast e Vice: l’obiettivo è probabilmente costruire un catalogo di contenuti da offrire a pagamento e con il supporto dell’advertising, contando sulle promesse del mercato dello streaming video e soprattutto sui dati che la piattaforma detiene a proposito della sua platea di utenti.

Spotify, oltre a stringere partnership come quella siglata con Sony per PlayStation e raggranellare investimenti , ha ancora bisogno di crescere per conquistarsi un bilancio in positivo, soprattutto ora che la concorrenza si fa sempre più spietata . Gli analisti suggeriscono che una differenziazione del proprio modello di business potrebbe giovare: prima di pensare a battere la strada di Netflix e Amazon, offrire brevi video organizzati in playlist condividendo le entrate pubblicitarie con gli editori potrebbe essere una soluzione per iniziare ad aumentare il tempo di permanenza degli utenti, che secondo le analisi di mercato si lasciano tentare dall’intrattenimento di YouTube, una volta sazi di musica.

Se le trattative con gli attori dell’industria dei contenuti sembrano ancora in una fase preliminare, Spotify ha già fissato un appuntamento con la stampa per il 20 di maggio, nel corso del quale potrebbe fare luce sui propri piani.

Gaia Bottà

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Pubblicato il
8 mag 2015
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