Belgio: i cittadini si difendano da Facebook

Il social network è nuovamente ammonito al rispetto delle leggi locali, mentre i netizen dovrebbero attrezzarsi contro il tracciamento. Facebook, dal canto suo, fatica a confrontarsi con i particolarismi europei

Roma – Le autorità che vigilano sulla privacy del Belgio, che guidano una coalizione di authority europee negli accertamenti sui comportamenti di Facebook nel quadro normativo che tutela i diritti dei netizen comunitari, non intendono ammorbidire la propria posizione nei confronti del social network: Facebook traccia gli utenti senza avere ottenuto alcun consenso esplicito, anche attraverso soluzioni tecnologiche non pienamente trasparenti, e se non recepirà le raccomandazioni dovrà affrontare le conseguenze del caso.

Ultimo atto della battaglia ingaggiata dalle autorità del Belgio nei confronti del social network, è un corposo documento che ripercorre i comportamenti di Facebook e li mette a confronto con la legge, per dispensare ammonimenti nei confronti della piattaforme e suggerimenti a favore di amministratori di siti e utenti.

Basato sulla recente analisi condotta nel contesto belga a proposito delle pratiche di tracciamento a mezzo social plugin e alla possibilità di sfruttamento dei dati degli utenti introdotte con l’ aggiornamento delle policy del social network, il documento del Garante belga sbaraglia qualsiasi recriminazione avanzata da Facebook: la disseminazione dei cookie presso i non utenti e la raccolta dei dati attraverso i social plugin non è lecita senza un’informativa trasparente e senza il previo consenso del netizen. Fino a quando Facebook non avrà apportato le opportune modifiche, la pratica dovrà essere sospesa.

Nel frattempo, raccomanda il Garante belga, gli amministratori dei siti che intendono integrare i plugin social di Facebook devono provvedere a informare adeguatamente gli utenti dei rischi per la privacy a cui vengono sottoposti e ottenere il loro consenso, eventualmente sfruttando gli strumenti tecnici già a loro disposizione.
A favore degli utenti, l’authority suggerisce poi di impiegare funzionalità dei browser come add-on o la navigazione privata per tutelarsi dall’invasività del social network.

“Siamo a un punto di rottura” ha commentato il presidente dell’authority Willem Debeuckelaere, suggerendo come per Facebook sia arrivato il momento di adeguarsi, o di affrontare lo scontro con le istituzioni. Facebook, per voce del vertice europeo della divisione che si occupa di policy sulla privacy Stephen Deadman, si mostra convinta di doversi adeguare al solo quadro normativo del paese in cui ha sede, vale a dire l’Irlanda, con le sue specificità . Almeno fino a quando l’Europa non avrà sviluppato un contesto legislativo armonico e comune, come previsto dalla strategia volta a creare un vero Mercato Unico Digitale.

Gaia Bottà

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  • prova123 scrive:
    Banalmente
    non è che se io anche se per primo non sono in grado di vendere pomodori da quel momento in poi nessuno può vendere pomodori ... troppa gente che vuole guadagnare senza fare un cazz* ...
    • panda rossa scrive:
      Re: Banalmente
      - Scritto da: prova123
      non è che se io anche se per primo non sono in
      grado di vendere pomodori da quel momento in poi
      nessuno può vendere pomodori ... troppa gente che
      vuole guadagnare senza fare un cazz*
      ...E' il concetto dei brevetti all'americana.Tu non devi inventare niente ne' costruire prototipi.Devi solo brevettare un concetto e poi aspettare che ci sia qualcuno che faccia ricerca e lo realizzi.I tuoi avvocati faranno il resto.
  • capitan farlock scrive:
    vabbe ma se e per questo
    pure l idea el social facebook non e originale per nientegia 10 anni fa c era myface che pero e fallito poie arrivatomyspace , murdoch ci ha buttato dentro un miliardo di euroma poi son falliti pure lotol originalita non premia sempre
  • bubba scrive:
    pippare
    oh beh... forse se pippasse di meno, starebbe piu' con le venture capital che con gli avvocati...
  • Tick of the tail scrive:
    Ugoogle
    Se dietro Uber c'è Google, come si vocifera, non sorprende il successo, alla faccia di altri che sono stati precursori meno fortunati o meno in gamba.
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