100 anni di telefonia mobile

Il 12 maggio 1908, negli USA, fu registrato il primo brevetto relativo ad un apparecchio telefonico portatile. Il suo inventore si chiamava Nathan Stubblefield

Roma – Guglielmo Marconi , Nikola Tesla e Reginald Fesselden sono considerati i padri della comunicazione wireless via radio. Antonio Meucci e Alexander Graham Bell sono considerati i padri della telefonia. Sono però in pochi a conoscere il nome di Nathan Stubblefiled , considerato fra i padri della telefonia mobile . Un medium che, sottolinea il Telegraph , ha compiuto cento anni .

Stubblefield Il telefono mobile (o meglio, trasportabile) di Nathan Stubblefield fu brevettato cent’anni fa, nel 1908. Certamente era molto lontano – non solo nel tempo, ma anche nelle dimensioni e nella tecnologia – dai telefonini di oggi: l’apparecchio era costituito da un sistema di cavi tesi tra barre metalliche e da un trasmettitore che sfruttava un campo magnetico per inviare il segnale attraverso l’etere. Cento anni dopo Stubblefield è stato riconosciuto come l’inventore della telefonia senza fili.

Una bella conquista, per un agricoltore di Murray, nel Kentucky, che iniziò a lavorare al telefono ad induzione elettromagnetica nel 1892, ignorando quanto realizzato fino ad allora da Morse, Bell ed Edison. Qualche anno dopo sviluppò l’evoluzione del suo stesso apparecchio e ne registrò il brevetto il 12 maggio 1908. L’invenzione non ebbe fortuna e dal quel momento la sua vita imboccò una parabola discendente: abbandonato dai finanziatori e dalla famiglia – che vendette la fattoria – Nathan Stubblefield si ritirò ad una vita da eremita e morì di stenti, in povertà, nel 1928.

Sperimentazioni Pochi mesi dopo, un insegnante di una scuola di giornalismo, con i suoi studenti, raccolse informazioni su Stubblefield per scriverne la biografia. La storia dell’inventore iniziò a diffondersi fino a diventare leggenda e Murray conquistò – un po’ pomposamente – l’attributo di “la città natale della radio”.

Una biografia di Nathan Stubblefield è consultabile su Wikipedia .

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