13 milioni di dollari a testa

Questa la stima dei danni che un cittadino medio statunitense arreca quotidianamente alle major. Lo dice un professore di legge dello Utah

Roma – Inoltrare qualche email, cantare una canzone in macchina, scattare delle foto con gli amici al ristorante: sembrano gesti innocui, ma nascondono danni per 9 milioni di euro . Danni che si accumulano giorno dopo giorno, tanto che ogni cittadino statunitense provocherebbe una tragedia di dimensioni colossali ogni anno: un terremoto da 3 miliardi di euro. Tutto questo perché non sa che i suoi gesti quotidiani sono violazioni della proprietà intellettuale .

Lo sostiene John Tehranian, professore di legge del S.J Quinney College nello Utah, già noto perché ha assunto la difesa di alcuni imputati nei processi sul P2P voluti dalle major.

Nella sua analisi, ripresa da Ars Technica , Tehranian spiega come la società statunitense sia cambiata dopo l’introduzione del Sonny Bono Act nel 1998 e del precedente Copyright Act del 1976. Da allora il diritto d’autore ha gradualmente invaso ogni aspetto della vita quotidiana e ha modificato profondamente le abitudini del cittadino statunitense. Cittadino che inconsapevolmente non fa che violare le norme, anche se perlopiù non viene sanzionato.

Un esempio può essere costituito dalla musica: fino a qualche anno fa era prassi comune duplicare su nastro qualche canzone e distribuirla agli amici. Ma con l’avvento di Internet , e soprattutto delle reti P2P, l’equivalente della duplicazione di un nastro può finire sui computer di milioni di “amici” in giro per la rete. Una nuova prospettiva che non piace alle major, e che le ha spinte ad intraprendere le vie legali per rivalersi sull’ uomo della strada .

La giornata tipo del professor Tehranian non comprende nessuna attività palesemente criminale: niente BitTorrent, niente eMule. Eppure basta tracciare qualche riga su di un foglio, o sfoggiare un tatuaggio che riproduce un marchio famoso, per infrangere la legge. Persino la lettura in aula di un brano tratto da un racconto o da un romanzo è di per se stessa un’attività criminale : non punita perché a nessuno verrebbe in mente di denunciarla.

La tecnologia, d’altronde, fa passi da gigante, e il controllo sulle abitudini e l’utilizzo che si fa dei contenuti potrebbe diventare fin troppo pervasivo. Il paradosso suggerito da Tehranian è l’installazione di un microfono in auto, che serva a certificare quali motivi si canticchino, magari mentre si ascoltano dalla radio. Per le leggi attuali questo sarebbe tutto meno che un paradosso.

Il professore dunque scomunica la legge statunitense sul diritto d’autore in quanto non al passo con il comune sentire dei cittadini: troppo tortuosa e distante dalla realtà, persino per avvocati e giudici. Ripetendo la sua giornata tipo, in un anno accumulerebbe 3 miliardi di euro di possibili risarcimenti: senza contare le eventuali condanne penali. E allora perché non cambiare la legge?

Luca Annunziata

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