3 su 100 i dipendenti da internet

Lo afferma il primo studio di massa ancora in corso di realizzazione a Berlino. Prende in esame i comportamenti di 10mila persone per comprendere le dimensioni di un fenomeno che si ritiene in ascesa
Lo afferma il primo studio di massa ancora in corso di realizzazione a Berlino. Prende in esame i comportamenti di 10mila persone per comprendere le dimensioni di un fenomeno che si ritiene in ascesa


Roma – Incapacità di staccare il modem e spegnere il computer, ossessiva caccia a email, chat e forum di discussione, sesso elettronico e voyeurismo digitale: sono questi gli elementi su cui si fondano le ricerche sulla “Dipendenza da internet” che vengono sviluppate in questi mesi presso l’Università di Berlino. Studi secondo cui i retedipendenti potrebbero essere addirittura 3 utenti su 100.

Ad affermarlo è Matthias Jerusalem, professore del dipartimento di Psicologia mentale e pedagogica dell’Università Humboldt nella capitale tedesca. Jerusalem e i suoi collaboratori tengono sott’occhio un gruppo di circa 10mila persone per capire il loro rapporto con internet, dove inizia e dove finisce, quali sono le aspettative riversate sulla rete e quali forme di comunicazione vengono usate per interagire con gli altri utenti.

Se i dati di Jerusalem sono corretti, significa che vi sono milioni di persone in giro per il mondo per le quali internet è divenuta molto più di una straordinaria risorsa di comunicazione e informazione, piuttosto è divenuto l’unico mondo col quale val la pena interfacciarsi.

A presentare i sintomi della netdipendenza sono in particolare maschi adulti fino a 20 anni di età e più in generale i single. Per dipendenza si intendono reazioni come insoddisfazione o vera ansia in assenza di una connessione ad internet, qualcosa che ricorda da vicino altri comportamenti devianti rivolti al cibo o all’alcool.

In Germania da tempo si parla del problema e secondo Jerusalem ciò che più deve preoccupare è che, come succede per altre dipendenze, chi ne è vittima si trova a caderci dentro sempre di più , lasciando progressivamente sempre meno spazio a qualsiasi altra attività. Una situazione che, naturalmente, finisce per travolgere la vita “fisica” dell’individuo, a cominciare dal lavoro per finire con la famiglia e gli affetti.

Non sarebbe un caso, spiegano infine gli esperti del team berlinese, che negli ultimi anni si è registrato un crescendo delle richieste di assistenza psicologica da parte di utenti che hanno con internet un rapporto che finisce per essere deleterio e autodistruttivo.

Sull’argomento vedi anche:
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06 01 2004
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