56mila chilometri di fibra per l'Iran

Il presidente Khatami vuole trasformare la Repubblica Islamica nel maggiore polo telematico di tutto il medioriente ed inaugura la via digitale della seta. Ma non è tutto bit ciò che fluisce
Il presidente Khatami vuole trasformare la Repubblica Islamica nel maggiore polo telematico di tutto il medioriente ed inaugura la via digitale della seta. Ma non è tutto bit ciò che fluisce

Teheran – Una nuova via della seta attraversa i roventi altopiani dell’Iran – là dove le carovane dei commercianti andavano da occidente ed oriente, c’è adesso un’ autostrada digitale . Il presidente Mohammad Khatami ha inaugurato i 56mila chilometri di cavi in fibra ottica che aprono definitivamente la strada di Internet alla Repubblica Islamica dell’Iran. Il network, completato dopo 10 anni di lavori su tutto il territorio nazionale, è il frutto di una collaborazione tra vari paesi della regione: Azerbaijan, Armenia, Turkmenistan ed Emirati Arabi Uniti.

Khatami, conservatore ma da sempre determinato a modernizzare il proprio paese, si augura che l’arrivo della banda larga in Iran possa garantire prosperità e servizi per tutti : “Vogliamo diventare il paese più avanzato del medioriente e da oggi possiamo offrire servizi di telefonia a tutto il mondo”. In futuro, la rete di fibra ottica verrà ampliata fino a raggiungere Turchia, Pakistan, Afghanistan, Kuwait e persino la Turchia.

L’obiettivo è la creazione di nuovi posti di lavoro , che possano attrarre una massa di giovani giudicata intraprendente ed acculturata: secondo i dati ufficiali rilasciati dal governo di Teheran, più del 50% della popolazione ha meno di 30 anni. Telecomunicazioni digitali ed innovazione tecnologica tout court hanno caratterizzato tutto il programma politico degli ultimi anni: dopo l’esito delle recenti “elezioni” -caratterizzate da brogli d’ogni tipo-, Khatami ha subito ordinato massicci investimenti nel settore IT.

Il presidente irianiano Grazie ad un accordo con la Russia, come si legge in un lancio di Associated Press , il governo iraniano ha investito di recente l’equivalente di più di 100 milioni di euro per nuovi satelliti per le telecomunicazioni, al più presto sopra i cieli del medioriente. Le nuove linee per il traffico voce e dati, d’altro canto, sono costate una cifra sicuramente esorbitante per un paese dove il reddito medio non supera i 2000 euro annui: circa 500 milioni di euro .

Entro il 2010, Khatami spera di aumentare del 150% il numero di telefoni fissi e mobili, oltre a portare il totale degli utenti Internet da 5 a 35 milioni. Ma, nonostante le grandi prospettive, la Repubblica Islamica iraniana deve fare i conti con i rischi dello sviluppo tecnologico: in primis, un progressivo e destabilizzante contatto ravvicinato con il mondo occidentale. Un universo che attrae moltissimi giovani, oppressi da uno stato onnipresente che veglia rigidamente sulla morale pubblica.

In passato, l’Iran ha adottato rigidissime misure censorie , frutto di tecnologie americane, per mettere a tacere le minoranze politiche e molti giovani blogger. A Teheran si rischia la prigione semplicemente per una critica di troppo contro “le Supreme Autorità Islamiche per la Rivoluzione Culturale” – la classe di teologi alla guida di un paese di importanza fondamentale sullo scacchiere internazionale.

Tommaso Lombardi

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12 07 2005
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