A quindici anni truffa per 300mila dollari

Ama i computer ma anche le carte di credito. Soprattutto quelle degli altri. Ora dovrà imparare che a certe passioni occorre mettere un freno

Roma – Lavorava in un fast-food di Perth, Australia e, di quando in quando, posava con un po’ troppa insistenza l’occhio sui dettagli delle carte di credito dei clienti , non facendosi scrupolo di riutilizzarne un paio per telefonare a scrocco o tentare vere e proprie truffe. Era uno dei sistemi utilizzati da un ragazzo di quindici anni in attesa di essere giudicato dalla corte minorile di Perth, accusato di aver aperto sei diverse società fittizie, utilizzandole come pretesto per aprire conti bancari in vari istituti finanziari.

Il giovane, il cui nome non è noto e che viene definito “un asso del computer” dalle cronache locali, si è dichiarato colpevole dei 33 capi di imputazione ascrittigli (truffa e tentata truffa), ed è in attesa della sentenza, che dovrebbe essere pronunciata il mese prossimo.

Usando le società-fantasma indicate, il truffatore ha emesso svariati assegni che sapeva sarebbero stati protestati, ma che nondimeno gli sono serviti per mettere in piedi un giro di denaro per 300mila dollari , 13.032 dei quali intascati con successo sotto forma di denaro contante.

Apparentemente è stata proprio la tendenza a trafugare le carte di credito al fast food a facilitare la sua individuazione da parte delle forze di polizia: delle due carte utilizzate, una è stata cancellata per movimentazioni giudicate come illecite, mentre l’altra è stata utilizzata proprio il giorno in cui gli agenti hanno fatto visita nella casa del giovane truffatore.

Il destino del ragazzo è attualmente incerto: il magistrato Sue Gordon ha sostenuto che il ragazzo avrebbe dovuto essere consapevole di rischiare la galera, e ha chiesto una perizia sul suo stato psicologico in attesa della sentenza.

Il mini-criminale aveva la fedina pulita prima che si rendesse protagonista della truffa, durata quasi tre mesi. Nondimeno, sostiene il pubblico ministero Simon Formby, una sentenza di custodia sarebbe in questo caso quantomeno opportuna.

Alfonso Maruccia

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