A Trento si vota sui PC

La provincia autonoma sperimenta il computer all'interno del seggio. Per migliorare l'efficienza dello spoglio, e garantire ai cittadini la correttezza delle operazioni. Tra tecnologia e scienze sociali
La provincia autonoma sperimenta il computer all'interno del seggio. Per migliorare l'efficienza dello spoglio, e garantire ai cittadini la correttezza delle operazioni. Tra tecnologia e scienze sociali

All’elezione digitale del presidente della Provincia Autonoma di Trento ( PAT ) non ci si è ancora arrivati: ma la sperimentazione avvenuta durante le votazioni dello scorso 9 novembre ha senz’altro fatto segnare un passo importante nel processo di introduzione della votazione elettronica nel territorio del capoluogo trentino. Coinvolte 55 sezioni di 39 comuni . I risultati al momento sembrano essere tutti molto promettenti, a soddisfare l’impegno profuso in questi anni da un team composto da amministratori locali, ricercatori universitari e di strutture private.

Homepage del progetto Il progetto ProVotE nasce nel 2003, quando venne varata una riforma del sistema di elezione della provincia autonoma da parte della Giunta. L’articolo 84 del provvedimento recita : “Al fine di accelerare e semplificare le operazioni di voto e di scrutinio, entro un anno dalla data di entrata in vigore di questa legge, previo parere della competente commissione del Consiglio provinciale da rilasciare entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta, la Giunta provinciale approva uno specifico progetto di automazione delle procedure connesse con l’elezione del Consiglio provinciale e del Presidente della Provincia nonché con i referendum disciplinati dalle leggi provinciali”.

Una decisione, spiega a Punto Informatico la dirigente del servizio elettorale della PAT Patrizia Gentile , che di per sé era già una importante presa di posizione rispetto alla problematica del voto elettronico: “C’era una alternativa: scrivere una legge che imponesse dalla consultazione successiva la procedura automatica di scrutinio e votazione”. La giunta invece, spiega, ha voluto tenere un approccio più cauto: un’idea apprezzata da Letizia Caporusso , che collabora al progetto per il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’ Università di Trento sotto la guida del professor Carlo Buzzi, che parla di “estrema cautela” necessaria a “verificare se l’elettorato trentino fosse pronto” alla novità.

“La giunta – prosegue Caporusso – ha voluto sviluppare una soluzione propria su cui avesse pieno controllo, piuttosto che calare dall’alto una soluzione preconfezionata realizzata all’estero”: al suo dipartimento, sin dal 2004, è stato chiesto di valutare l’impatto che il voto elettronico avrebbe avuto sulla società trentina , e se i cittadini possedessero già tutte le competenze necessarie a svolgere le operazioni di voto tramite il computer. “Abbiamo avviato dei focus group sul significato che i cittadini attribuiscono al voto – spiega – verificato l’abitudine dei trentini ad utilizzare macchine tecnologiche, svolto indagini telefoniche e somministrato questionari all’uscita dai seggi”.

Per definire la competenza tecnica sono stati individuati alcuni parametri ricavati dalla vita di tutti i giorni: “Se un cittadino è in grado di programmare il riscaldamento di casa, di fare i biglietti dei mezzi pubblici alla biglietteria automatica, allora – racconta Caporusso a Punto Informatico – abbiamo stabilito fosse in grado anche di votare elettronicamente”. Il risultato di questi studi è definito “soddisfacente”: gli abitanti della provincia autonoma non mostrerebbero “resistenze significative” al concetto di consultazione elettronica, anche grazie – spiegano gli studiosi – alla fiducia da loro storicamente riposta nelle istituzioni locali .

Caporusso racconta che al Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale sono state svolte diverse ricerche anche sulle abitudini di voto tradizionali degli abitanti di Trento e provincia: quale la percentuale delle schede nulle o annullate, quante le schede di protesta e quali gli errori più comuni commessi all’interno della cabina . “Lo sviluppo elettronico – racconta – è stato portato avanti anche seguendo le nostre indicazioni: l’obiettivo era costruire una macchina comprensibile, utilizzabile e immediatamente fruibile da tutti”: per ottenere questo risultato si è resa necessaria una ampia sperimentazione per valutare la risposta dei cittadini alle problematiche tipiche dell’interfaccia allo studio. Il lavoro di progettazione e costruzione delle macchine di voto è stato affidato alla Fondazione Bruno Kessler , in particolare al gruppo eDemocracy diretto dal professor Adolfo Villafiorita in collaborazione con Fondazione Graphitech e il contributo di Informatica Trentina . Proprio il professore spiega a Punto Informatico le sfide poste dallo sviluppo dell’hardware: “Sono state fatte diverse scelte, tutte discusse con il servizio elettorale: anche la sperimentazione con gruppi di utenti è stata molto importante”. Tecnicamente, prosegue, il dispositivo ProVotE è costituito da un semplice computer che monta una distribuzione personalizzata di Linux, con schermo touchscreen da 20 pollici e una stampante che mostra il voto su un rotolo da 12,5 centimetri di larghezza per confermare la scelta dell’elettore: ed è proprio la presenza di quest’ultima a fare la differenza rispetto alle soluzioni alternative.

la prova di stampa “L’esistenza della prova cartacea verificata dall’elettore – interviene Caporusso – fa sì che la responsabilità del voto non sia delegata alla macchina ma resti affidata all’elettore”: si tratta di un punto che, sottolinea, è stato fortemente voluto dal suo dipartimento, in modo da garantire la possibilità di ricontrollare manualmente l’intera mole delle votazioni o solo un campione rappresentativo per eventuali verifiche. Per garantire l’anonimato del voto, spiega invece Villafiorita, è stato necessario adottare alcuni provvedimenti: “L’elettore entra nella cabina e vota attraverso il touchscreen: quando conferma le sue preferenze appare una stampa dietro un vetro che ne riporta le scelte”.

“A questo punto l’elettore – racconta Villafiorita a Punto Informatico – è invitato a verificare cosa appare nella stampa e può confermarlo o rigettarlo. La stampa comunque non può essere presa, e ad ogni votazione la preferenza viene tagliata dal rotolo e fatta finire in un urna, per garantire l’anonimato e impedire di risalire alla sequenza dei voti espressi”. Anche l’ interfaccia , come detto, è stato oggetto di notevoli approfondimenti. La legge della PAT prevede la riproposizione della scheda cartacea sullo schermo , ma alcune problematiche non sono di facile risoluzione.

“Basti pensare alla scelta dei consiglieri – chiarisce Caporusso – Di solito siamo abituati a ragionare con menu a tendina, ma in nessun modo è possibile rischiare di suggerire un candidato: si tratta di un problema a cui stiamo lavorando, che abbiamo già segnalato come una criticità”. Ma sul tavolo ci sono anche altre problematiche, dalla certificazione del processo di voto all’ addestramento degli scrutatori per consentire loro di utilizzare il computer. Il funzionamento di ProVotE, seppure semplificato, pone comunque alcuni problemi peculiari visto che, come spiega Villafiorita, “Si tratta di un sistema embedded particolare, che agisce in un ambiente che dovrebbe essere controllato ma che potenzialmente potrebbe non esserlo”.

I problemi principali incontrati riguardano comunque l’usabilità, la sicurezza intesa sia come preservazione dell’intenzione di voto che dell’anonimato, e la robustezza della piattaforma. La procedura di voto è stata semplificata al massimo per consentire al presidente di seggio di configurare la macchina all’apertura del seggio semplicemente inserendo una password e un codice che identifichi la sezione : per farlo è necessario utilizzare un dispositivo di archiviazione sotto forma di una penna USB in una porta apposita, assieme ad una smart card fornita con il materiale elettorale, che consente di avviare le procedure di amministrazione.

la macchina al lavoro Senza questa procedura di avvio, la macchina ProVotE è poco più di un computer con un kernel linux e nessuna applicazione. All’atto dell’inizializzazione, il sistema verifica la presenza dell’hardware richiesto – senza il quale la procedura non viene portata a termine – vale a dire lo schermo e la stampante, e dunque rende finalmente disponibili le operazioni di voto: per svolgere queste ultime, il presidente di seggio verifica su un display LCD la disponibilità del sistema (se la macchina è in uso o meno) e lo stato delle operazioni. Per autorizzare la singola transazione deve alternare due diverse smart card che abilitano i votanti ad esprimere la propria preferenza.

Al termine della tornata elettorale, è ancora il presidente che deve intervenire per “chiudere” il seggio. Con la smart card “amministrativa”, la stessa utilizzata alla mattina per configurare la macchina, può ottenere immediatamente il risultato delle votazioni da confrontare eventualmente con le stampe cartacee e le schede tradizionali . Per il resto il tutto si svolge in maniera del tutto analoga ad una elezione tradizionale, visto che al momento la legge elettorale della provincia autonoma nulla dice a proposito delle verifiche amministrative e dell’identificazione del votante che si rechi al seggio.

I risultati preliminari dell’esperimento sembrano confermare la bontà dell’iniziativa: i voti espressi tramite ProVotE (che non hanno ancora valore legale) sono pressoché identici a quelli espressi con i metodi tradizionali. Le difficoltà principali sembrano essere state incontrate all’ accensione delle macchine : ma su questo versante Caporusso si dice tranquilla, vista la presenza massiccia di osservatori inviati dal suo dipartimento nei seggi proprio per valutare l’andamento del test, e riferire le proprie osservazioni sulle dinamiche interne delle rispettive sezioni così da identificare le relazioni sociali nate al loro interno.

“Dobbiamo comprendere la gravità di questi problemi – spiega – e decidere come porvi rimedio: il nostro è un modello autocritico, seguendo il quale continuiamo a chiederci se stiamo facendo bene, l’elettore cosa ne pensa, nel pieno rispetto dei cittadini”. Il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale è impegnato nella stesura di un rapporto su quest’ultima sperimentazione che presenti un’analisi sistematica dei costi, delle tecnologie e del tipo di organizzazione necessaria alla riuscita del voto elettronico: “Ribadiremo senz’altro che i trentini hanno le competenze tecniche necessarie e che non sussistono particolari sacche di resistenza, ma ci sono delle criticità come la formazione degli scrutatori che tenteremo di risolvere poiché è indispensabile che la macchina di voto sia perfettamente efficiente”. In ogni caso, prosegue Caporusso, il processo di sviluppo di ProVotE non è giunto al termine: “È necessario testare l’organizzazione, espandere il voto su un territorio più vasto per valutare la distribuzione delle macchine, la formazione degli scrutatori: occorre stressare il livello di operatività per riuscire a ottimizzare il sistema gestionale”. Il sistema computerizzato sembra essere efficiente , il modello gestionale pure: “Ma occorre che garantisca la tenuta sul territorio” precisa.

Detto questo, è lei stessa a concludere che il software sviluppato dalla Fondazione Bruno Kessler è pressoché pronto: “Qualche aggiustamento sarebbe possibile, e siamo in tempo a farlo”. Da parte sua, Villafiorita parla della necessità di estendere l’accessibilità del servizio ai non vedenti : “Abbiamo fatto alcune sperimentazioni – spiega – ma al momento la macchina non garantisce reali vantaggi rispetto al cartaceo: in prospettiva comunque l’erogazione di informazioni via audio è una delle funzioni che intendiamo implementare, anche se potrebbe richiedere alcune modifiche all’interfaccia”.

Il professore ci tiene comunque a sottolineare la cura posta nella progettazione della macchina di voto, basata, come detto, sul kernel Linux e con una interfaccia sviluppata in Java: “Tutti i passaggi di stato che la macchina di voto effettua sono codificati con una macchina a stati che consente di esprimere in maniera rigorosa e precisa il comportamento che la macchina stessa deve mantenere”. In questo modo, chiarisce, è possibile anche garantire che nel corso delle diverse fasi delle operazioni elettorali siano consentite solo alcune attività e non altre.

Sui costi dell’operazione Villafiorita non si sbilancia, suggerendo che sia la PAT a esprimersi su questo punto e limitandosi ad indicarli genericamente come “non ingenti dal nostro punto di vista”. Qualche parola in più al riguardo la spende Caporusso: “Questi progetti certo costano, ma il guadagno che si ottiene in scala sui costi di stoccaggio e gli straordinari da pagare agli scrutatori dovrebbe spingere a valutarne la convenienza”. Se poi in futuro dovessero diventare automatiche anche le procedure amministrative del seggio, come auspicato dai cittadini interpellati nei sondaggi, i vantaggi non sarebbero soltanto economici.

“Con questa prospettiva in futuro – prosegue Caporusso – sarebbe possibile ipotizzare di consentire il voto su tutto il territorio senza fare riferimento al proprio seggio: qualcosa di diverso dal voto via Internet o per posta, che tecnicamente si definisce non supervisionato , e che semmai ricorda il meccanismo a doppia busta adottato in Estonia. Lì è possibile votare via Internet, ma ci si può sempre presentare al seggio fino all’ultimo minuto per cancellare il voto precedente ed esprimerne uno nuovo”.

Quali saranno le prospettive future di ProVotE pare comunque difficile da stabilire oggi. Se il codice del software possa ad esempio diventare open source , o se dalla prossima tornata elettorale sarà il voto elettronico a contare per assegnare i seggi è una decisione che spetta al consiglio provinciale: “Sarà una decisione politica – precisa a Punto Informatico Gentile – stiamo raccogliendo i dati della sperimentazione, una volta terminato li sottoporremo alla giunta: a quest’ultima starà la decisione finale sulla fattibilità del progetto e sulla strategia da seguire per il suo ulteriore sviluppo”.

Da parte sua, Caporusso ritiene che la strada seguita a Trento sia quella giusta: “Ritengo che l’approccio metodologico seguito da noi sociologi sia esportabile al resto d’Italia: è un approccio cauto, che tiene conto delle idee e degli stereotipi dei cittadini in tutti gli ambiti che toccano la sfera del voto. È un approccio che può costare in termini di tempo e denaro – conclude – ma che fa capire all’elettore che le istituzioni tengono in conto le sue esigenze”.

a cura di Luca Annunziata

Si ringrazia Maurizio Napolitano per le informazioni e le segnalazioni fornite durante la realizzazione di questo articolo

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11 12 2008
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