A Trento si vota sui PC

La provincia autonoma sperimenta il computer all'interno del seggio. Per migliorare l'efficienza dello spoglio, e garantire ai cittadini la correttezza delle operazioni. Tra tecnologia e scienze sociali

Roma – All’elezione digitale del presidente della Provincia Autonoma di Trento ( PAT ) non ci si è ancora arrivati: ma la sperimentazione avvenuta durante le votazioni dello scorso 9 novembre ha senz’altro fatto segnare un passo importante nel processo di introduzione della votazione elettronica nel territorio del capoluogo trentino. Coinvolte 55 sezioni di 39 comuni . I risultati al momento sembrano essere tutti molto promettenti, a soddisfare l’impegno profuso in questi anni da un team composto da amministratori locali, ricercatori universitari e di strutture private.

Homepage del progetto Il progetto ProVotE nasce nel 2003, quando venne varata una riforma del sistema di elezione della provincia autonoma da parte della Giunta. L’articolo 84 del provvedimento recita : “Al fine di accelerare e semplificare le operazioni di voto e di scrutinio, entro un anno dalla data di entrata in vigore di questa legge, previo parere della competente commissione del Consiglio provinciale da rilasciare entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta, la Giunta provinciale approva uno specifico progetto di automazione delle procedure connesse con l’elezione del Consiglio provinciale e del Presidente della Provincia nonché con i referendum disciplinati dalle leggi provinciali”.

Una decisione, spiega a Punto Informatico la dirigente del servizio elettorale della PAT Patrizia Gentile , che di per sé era già una importante presa di posizione rispetto alla problematica del voto elettronico: “C’era una alternativa: scrivere una legge che imponesse dalla consultazione successiva la procedura automatica di scrutinio e votazione”. La giunta invece, spiega, ha voluto tenere un approccio più cauto: un’idea apprezzata da Letizia Caporusso , che collabora al progetto per il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’ Università di Trento sotto la guida del professor Carlo Buzzi, che parla di “estrema cautela” necessaria a “verificare se l’elettorato trentino fosse pronto” alla novità.

“La giunta – prosegue Caporusso – ha voluto sviluppare una soluzione propria su cui avesse pieno controllo, piuttosto che calare dall’alto una soluzione preconfezionata realizzata all’estero”: al suo dipartimento, sin dal 2004, è stato chiesto di valutare l’impatto che il voto elettronico avrebbe avuto sulla società trentina , e se i cittadini possedessero già tutte le competenze necessarie a svolgere le operazioni di voto tramite il computer. “Abbiamo avviato dei focus group sul significato che i cittadini attribuiscono al voto – spiega – verificato l’abitudine dei trentini ad utilizzare macchine tecnologiche, svolto indagini telefoniche e somministrato questionari all’uscita dai seggi”.

Per definire la competenza tecnica sono stati individuati alcuni parametri ricavati dalla vita di tutti i giorni: “Se un cittadino è in grado di programmare il riscaldamento di casa, di fare i biglietti dei mezzi pubblici alla biglietteria automatica, allora – racconta Caporusso a Punto Informatico – abbiamo stabilito fosse in grado anche di votare elettronicamente”. Il risultato di questi studi è definito “soddisfacente”: gli abitanti della provincia autonoma non mostrerebbero “resistenze significative” al concetto di consultazione elettronica, anche grazie – spiegano gli studiosi – alla fiducia da loro storicamente riposta nelle istituzioni locali .

Caporusso racconta che al Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale sono state svolte diverse ricerche anche sulle abitudini di voto tradizionali degli abitanti di Trento e provincia: quale la percentuale delle schede nulle o annullate, quante le schede di protesta e quali gli errori più comuni commessi all’interno della cabina . “Lo sviluppo elettronico – racconta – è stato portato avanti anche seguendo le nostre indicazioni: l’obiettivo era costruire una macchina comprensibile, utilizzabile e immediatamente fruibile da tutti”: per ottenere questo risultato si è resa necessaria una ampia sperimentazione per valutare la risposta dei cittadini alle problematiche tipiche dell’interfaccia allo studio. Il lavoro di progettazione e costruzione delle macchine di voto è stato affidato alla Fondazione Bruno Kessler , in particolare al gruppo eDemocracy diretto dal professor Adolfo Villafiorita in collaborazione con Fondazione Graphitech e il contributo di Informatica Trentina . Proprio il professore spiega a Punto Informatico le sfide poste dallo sviluppo dell’hardware: “Sono state fatte diverse scelte, tutte discusse con il servizio elettorale: anche la sperimentazione con gruppi di utenti è stata molto importante”. Tecnicamente, prosegue, il dispositivo ProVotE è costituito da un semplice computer che monta una distribuzione personalizzata di Linux, con schermo touchscreen da 20 pollici e una stampante che mostra il voto su un rotolo da 12,5 centimetri di larghezza per confermare la scelta dell’elettore: ed è proprio la presenza di quest’ultima a fare la differenza rispetto alle soluzioni alternative.

la prova di stampa “L’esistenza della prova cartacea verificata dall’elettore – interviene Caporusso – fa sì che la responsabilità del voto non sia delegata alla macchina ma resti affidata all’elettore”: si tratta di un punto che, sottolinea, è stato fortemente voluto dal suo dipartimento, in modo da garantire la possibilità di ricontrollare manualmente l’intera mole delle votazioni o solo un campione rappresentativo per eventuali verifiche. Per garantire l’anonimato del voto, spiega invece Villafiorita, è stato necessario adottare alcuni provvedimenti: “L’elettore entra nella cabina e vota attraverso il touchscreen: quando conferma le sue preferenze appare una stampa dietro un vetro che ne riporta le scelte”.

“A questo punto l’elettore – racconta Villafiorita a Punto Informatico – è invitato a verificare cosa appare nella stampa e può confermarlo o rigettarlo. La stampa comunque non può essere presa, e ad ogni votazione la preferenza viene tagliata dal rotolo e fatta finire in un urna, per garantire l’anonimato e impedire di risalire alla sequenza dei voti espressi”. Anche l’ interfaccia , come detto, è stato oggetto di notevoli approfondimenti. La legge della PAT prevede la riproposizione della scheda cartacea sullo schermo , ma alcune problematiche non sono di facile risoluzione.

“Basti pensare alla scelta dei consiglieri – chiarisce Caporusso – Di solito siamo abituati a ragionare con menu a tendina, ma in nessun modo è possibile rischiare di suggerire un candidato: si tratta di un problema a cui stiamo lavorando, che abbiamo già segnalato come una criticità”. Ma sul tavolo ci sono anche altre problematiche, dalla certificazione del processo di voto all’ addestramento degli scrutatori per consentire loro di utilizzare il computer. Il funzionamento di ProVotE, seppure semplificato, pone comunque alcuni problemi peculiari visto che, come spiega Villafiorita, “Si tratta di un sistema embedded particolare, che agisce in un ambiente che dovrebbe essere controllato ma che potenzialmente potrebbe non esserlo”.

I problemi principali incontrati riguardano comunque l’usabilità, la sicurezza intesa sia come preservazione dell’intenzione di voto che dell’anonimato, e la robustezza della piattaforma. La procedura di voto è stata semplificata al massimo per consentire al presidente di seggio di configurare la macchina all’apertura del seggio semplicemente inserendo una password e un codice che identifichi la sezione : per farlo è necessario utilizzare un dispositivo di archiviazione sotto forma di una penna USB in una porta apposita, assieme ad una smart card fornita con il materiale elettorale, che consente di avviare le procedure di amministrazione.

la macchina al lavoro Senza questa procedura di avvio, la macchina ProVotE è poco più di un computer con un kernel linux e nessuna applicazione. All’atto dell’inizializzazione, il sistema verifica la presenza dell’hardware richiesto – senza il quale la procedura non viene portata a termine – vale a dire lo schermo e la stampante, e dunque rende finalmente disponibili le operazioni di voto: per svolgere queste ultime, il presidente di seggio verifica su un display LCD la disponibilità del sistema (se la macchina è in uso o meno) e lo stato delle operazioni. Per autorizzare la singola transazione deve alternare due diverse smart card che abilitano i votanti ad esprimere la propria preferenza.

Al termine della tornata elettorale, è ancora il presidente che deve intervenire per “chiudere” il seggio. Con la smart card “amministrativa”, la stessa utilizzata alla mattina per configurare la macchina, può ottenere immediatamente il risultato delle votazioni da confrontare eventualmente con le stampe cartacee e le schede tradizionali . Per il resto il tutto si svolge in maniera del tutto analoga ad una elezione tradizionale, visto che al momento la legge elettorale della provincia autonoma nulla dice a proposito delle verifiche amministrative e dell’identificazione del votante che si rechi al seggio.

I risultati preliminari dell’esperimento sembrano confermare la bontà dell’iniziativa: i voti espressi tramite ProVotE (che non hanno ancora valore legale) sono pressoché identici a quelli espressi con i metodi tradizionali. Le difficoltà principali sembrano essere state incontrate all’ accensione delle macchine : ma su questo versante Caporusso si dice tranquilla, vista la presenza massiccia di osservatori inviati dal suo dipartimento nei seggi proprio per valutare l’andamento del test, e riferire le proprie osservazioni sulle dinamiche interne delle rispettive sezioni così da identificare le relazioni sociali nate al loro interno.

“Dobbiamo comprendere la gravità di questi problemi – spiega – e decidere come porvi rimedio: il nostro è un modello autocritico, seguendo il quale continuiamo a chiederci se stiamo facendo bene, l’elettore cosa ne pensa, nel pieno rispetto dei cittadini”. Il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale è impegnato nella stesura di un rapporto su quest’ultima sperimentazione che presenti un’analisi sistematica dei costi, delle tecnologie e del tipo di organizzazione necessaria alla riuscita del voto elettronico: “Ribadiremo senz’altro che i trentini hanno le competenze tecniche necessarie e che non sussistono particolari sacche di resistenza, ma ci sono delle criticità come la formazione degli scrutatori che tenteremo di risolvere poiché è indispensabile che la macchina di voto sia perfettamente efficiente”. In ogni caso, prosegue Caporusso, il processo di sviluppo di ProVotE non è giunto al termine: “È necessario testare l’organizzazione, espandere il voto su un territorio più vasto per valutare la distribuzione delle macchine, la formazione degli scrutatori: occorre stressare il livello di operatività per riuscire a ottimizzare il sistema gestionale”. Il sistema computerizzato sembra essere efficiente , il modello gestionale pure: “Ma occorre che garantisca la tenuta sul territorio” precisa.

Detto questo, è lei stessa a concludere che il software sviluppato dalla Fondazione Bruno Kessler è pressoché pronto: “Qualche aggiustamento sarebbe possibile, e siamo in tempo a farlo”. Da parte sua, Villafiorita parla della necessità di estendere l’accessibilità del servizio ai non vedenti : “Abbiamo fatto alcune sperimentazioni – spiega – ma al momento la macchina non garantisce reali vantaggi rispetto al cartaceo: in prospettiva comunque l’erogazione di informazioni via audio è una delle funzioni che intendiamo implementare, anche se potrebbe richiedere alcune modifiche all’interfaccia”.

Il professore ci tiene comunque a sottolineare la cura posta nella progettazione della macchina di voto, basata, come detto, sul kernel Linux e con una interfaccia sviluppata in Java: “Tutti i passaggi di stato che la macchina di voto effettua sono codificati con una macchina a stati che consente di esprimere in maniera rigorosa e precisa il comportamento che la macchina stessa deve mantenere”. In questo modo, chiarisce, è possibile anche garantire che nel corso delle diverse fasi delle operazioni elettorali siano consentite solo alcune attività e non altre.

Sui costi dell’operazione Villafiorita non si sbilancia, suggerendo che sia la PAT a esprimersi su questo punto e limitandosi ad indicarli genericamente come “non ingenti dal nostro punto di vista”. Qualche parola in più al riguardo la spende Caporusso: “Questi progetti certo costano, ma il guadagno che si ottiene in scala sui costi di stoccaggio e gli straordinari da pagare agli scrutatori dovrebbe spingere a valutarne la convenienza”. Se poi in futuro dovessero diventare automatiche anche le procedure amministrative del seggio, come auspicato dai cittadini interpellati nei sondaggi, i vantaggi non sarebbero soltanto economici.

“Con questa prospettiva in futuro – prosegue Caporusso – sarebbe possibile ipotizzare di consentire il voto su tutto il territorio senza fare riferimento al proprio seggio: qualcosa di diverso dal voto via Internet o per posta, che tecnicamente si definisce non supervisionato , e che semmai ricorda il meccanismo a doppia busta adottato in Estonia. Lì è possibile votare via Internet, ma ci si può sempre presentare al seggio fino all’ultimo minuto per cancellare il voto precedente ed esprimerne uno nuovo”.

Quali saranno le prospettive future di ProVotE pare comunque difficile da stabilire oggi. Se il codice del software possa ad esempio diventare open source , o se dalla prossima tornata elettorale sarà il voto elettronico a contare per assegnare i seggi è una decisione che spetta al consiglio provinciale: “Sarà una decisione politica – precisa a Punto Informatico Gentile – stiamo raccogliendo i dati della sperimentazione, una volta terminato li sottoporremo alla giunta: a quest’ultima starà la decisione finale sulla fattibilità del progetto e sulla strategia da seguire per il suo ulteriore sviluppo”.

Da parte sua, Caporusso ritiene che la strada seguita a Trento sia quella giusta: “Ritengo che l’approccio metodologico seguito da noi sociologi sia esportabile al resto d’Italia: è un approccio cauto, che tiene conto delle idee e degli stereotipi dei cittadini in tutti gli ambiti che toccano la sfera del voto. È un approccio che può costare in termini di tempo e denaro – conclude – ma che fa capire all’elettore che le istituzioni tengono in conto le sue esigenze”.

a cura di Luca Annunziata

Si ringrazia Maurizio Napolitano per le informazioni e le segnalazioni fornite durante la realizzazione di questo articolo

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  • Logico scrive:
    Treccani : prodigio tecnico
    Il progetto ha molta strada da fare. Da semplice utente vedo un sito TROOOPPO lento. Quindi poca competenza tecnica nell'allestimento, ed è un grande problema. Non molto chiaro, all'accesso, dove si possa andare e per cercare che cosa... almeno questa è la prima impressione. Si può fare ancora molto in tale direzione, anche pensando all'utente "conservatore" e migrato (quasi) immediatamente dal cartaceo.Sui contenuti non oso pronunciarmi, dovrei spendere un po' di tempo per testare qualche voce dove penso di avere obiettive competenze (non ora).Il prodigio tecnico è che i colori scelti hanno il pregio di ricordarmi l'odore di muffa dei libri!!!!
  • AAA scrive:
    LaDistintaTreccani,adesso non esageriamo
    E' una bella iniziativa comunque sia, più o meno quello che si può trovare è in contesto e stile enciclopedico (non può essere paragonato a wikipedia che la vedo come tutta un'altra cosa), credo sia un ottimo strumento per avere l'impronta della generalità sintetica che caratterizza ogni enciclopedia generica che viene utlizzata per avere in quattro e quattr'otto una visione generale (e non approfondita) degli argomenti. Quindi ottima la visione di se e della posizione che da al sito rimandando alle riviste specializzate gli approfondimenti. Complessivamente tutte buone iniziative ma credo che l'organizzazione sia la cosa che dovrebbe contraddistinguerla. La vedo bene comunque!! Aspettiamo che sia finita!! ^_____^
  • incontentab ile scrive:
    bravi Treccani
    ... ad aprirvi al web.Però: almeno il vocabolario, che è già strutturato di suo e si può rimpaginare in automatico, lo potete liberare dal tremendo layout da colonnino di dizionario?(la voce "testa1" è un bell'esempio di quanto può essere tremendo)E perché mai "capo" mi trova (e solo) "capare"?Per i wikipediani: hanno ragione, Treccani fa fonte, Wikipedia no. Sono due cose diverse.
    • Er Puntaro scrive:
      Re: bravi Treccani
      - Scritto da: incontentab ile
      Per i wikipediani: hanno ragione, Treccani fa
      fonte, Wikipedia no. Sono due cose
      diverse.Boh? Ormai non fa più fonte nessuno. In rete trovi in egual misura tutto e il suo contrario. Mescola, mescola, mescola ... dov'è la verità?Boh?
      • in contentabi le scrive:
        Re: bravi Treccani
        In termini wikipediani, fonte = citabile; se poi sia anche vero è tutto da vedere.Comunque, mescola mescola, la verità (o almeno qualche pezzetto) viene fuori.Sempre meglio di quando "la verità" cadeva dall'alto e, per quanto potesse essere falsa, la dovevi prendere com'era.
  • lufo88 scrive:
    per carità
    Etica secondo la Treccani:Termine introdotto da Aristotele per designare le sue trattazioni di filosofia nella pratica, che talora lievemente distinto (segue una pagina e mezza di roba noiosa che interesserà gli storici, ma non chi vuole informarsi sul suo significato).Etica secondo Wikipedia:L'etica (il termine deriva dal greco ἦθος, ossia "condotta", "carattere", consuetudine) è quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di distinguere i comportamenti umani in buoni, giusti, o moralmente (seguono pagine che approfondiscono il significato e altre mille informazioni).La prima informazione pagata 1.000 e passa euro la seconda zero.Se è questo un "baluardo italiano delle Scienze, delle lettere e delle arti" siamo messi bene. Se la possono anche tenere.P.S. Altra particolarità utile della Treccani, il disastro del vajont è successo il 4 ottobre 1963 anziché il 9.
    • nome e cognome scrive:
      Re: per carità
      - Scritto da: lufo88
      Etica secondo la Treccani:
      Termine introdotto da Aristotele per designare le
      sue trattazioni di filosofia nella pratica, che
      talora lievemente distinto (segue una pagina e
      mezza di roba noiosa che interesserà gli storici,
      ma non chi vuole informarsi sul suo
      significato).
      Etica secondo Wikipedia:
      L'etica (il termine deriva dal greco
      ἦθος, ossia "condotta",
      "carattere", consuetudine) è quella branca
      della filosofia che studia i fondamenti oggettivi
      e razionali che permettono di distinguere i
      comportamenti umani in buoni, giusti, o
      moralmente (seguono pagine che approfondiscono il
      significato e altre mille
      informazioni).
      La prima informazione pagata 1.000 e passa euro
      la seconda
      zero.
      Se è questo un "baluardo italiano delle Scienze,
      delle lettere e delle arti" siamo messi bene. Se
      la possono anche
      tenere.

      P.S. Altra particolarità utile della Treccani, il
      disastro del vajont è successo il 4 ottobre 1963
      anziché il
      9.pagata 0 ma viziosa tendenziosa oscurantista, se c'è una cosa che ha necessita di pluralità quella è l'informazione e la cultura. Wikipedia è una tomba del sapere perchè i pigri (l'italiano medio e non, guarda un po chi ha detto che leggere un documento della treccani è noioso???) si affidano solo e soltanto ad essa e si sta diffondendo l'idea che è un preziosissimo strumento per il sapere, quando invece è uno sforzo apprezzabile ma amatoriale di raccogliere il sapere in forma divulgativa e senza pretesa di sostituire una "vera" enciclopedia.
      • lufo88 scrive:
        Re: per carità
        Faziosa può anche essere, oscurantista non credo. Semmai è il contrario, fin troppo aperta alle ultime novità (basti vedere le decine e decine di voci che soffrono di "attualismo" ).Wikipedia non è perfetta, ma non si può dire che la Treccani sia un'enciclopedia fatta bene
  • Fab Cal scrive:
    Tre bau bau
    Mi sa che Tatò non ha focalizzato bene la situazione.Wikipedia è bellissima e più autorevole della Treccani (fatta pagare ad un prezzo folle).Ciao Treccani siete già finiti e non viene siete ancora accorti.
  • chojin scrive:
    Scopiazzatura di Wikipedia....
    ..che è già rinomata per essere un vero fallimento pieno di cose inventate senza controllo. Ora vogliono sfruttare lo stesso fenomeno di isteria collettiva con tecnica di marketing socializzante, prendersi tutti i frutti del lavoro di manovalanza a costo zero tanto fessa da lavorare gratis sui loro prodotti e poi rivenderanno il prodotto finale ad alto costo come adesso ma spacciando la mancanza di controllo qualità.. cioè correttezza delle informazioni.
  • Revol scrive:
    il sig.Tatò?
    Ma scusate ma è lo stesso Tatò che gira da una poltrona italica all'altra da una vita? E' un Tatòaggio sulla pelle dello stivale? Di quale annualità di nascita parliamo? Anteguerra? Non ha messo via abbastanza denari per godersi la pensione? Sul serio non c'è qualche nuova leva appartenente ad una generazione che abbia fatto qlch.danno in meno?!?Nulla di personale è mister Tatò...
    • Revol scrive:
      Re: il sig.Tatò?
      - Scritto da: Revol
      Ma scusate ma è lo stesso Tatò che gira da una
      poltrona italica all'altra da una vita? E' un
      Tatòaggio sulla pelle dello stivale? Di quale
      annualità di nascita parliamo? Anteguerra? Non ha
      messo via abbastanza denari per godersi la
      pensione? Sul serio non c'è qualche nuova leva
      appartenente ad una generazione che abbia fatto
      qlch.danno in
      meno?!?
      Nulla di personale è mister Tatò...scusate ho visto adesso che non mi sbagliavo...trattasi proprio dello stesso nominativo..sorry ma il solito nome trito e ritrito mi ha fatto passare sasolo la voglia sia di leggere il mega-spottone che gli altri commenti, mi scuso quindi per la ripetizionei qst.casi cmq. repetita juvant... ;) :|
  • Uto Uti scrive:
    Portale collaborativo?
    Io mi tengo stretto il mio Lessico Universale in 24 volumi (libri di carta) prima che gli ignoranti lo riempiano di cazzate!
    • jonbonjovi scrive:
      Re: Portale collaborativo?
      quel lessico ce l'ho anche io, i miei genitori anni fa spesero diversi milioni di Lire per comprarlo, ma l'avrò aperto si e no 10 volte in 15 anni. Mai più...internet è troppo più veloce e pratico per non essere preferito, ovviamente ci vuole un minimo di coscienza critica ;)
    • chojin scrive:
      Re: Portale collaborativo?
      - Scritto da: Uto Uti
      Io mi tengo stretto il mio Lessico Universale in
      24 volumi (libri di carta) prima che gli
      ignoranti lo riempiano di
      cazzate!Eh, già! Ci manca solo che l'isteria collettiva del "la cultura la fa il popolo" .. come manovalanza felice a costo zero ovviamente... riscriva in toto la lingua italiana ed il significato delle parole.
      • Homer S. scrive:
        Re: Portale collaborativo?
        Peccato che la cultura SIA il popolo.E la lingua la scrive e la trasforma il popolo (ti ricorda niente Dante?)Sei un pò fuori strada...
  • Piero Serio scrive:
    Non funziona, spiacente
    Vado al link che PI ha inserito nell'articolo, provo a inserire qualche voce nel riquadro "enciclopedia" e la pagina si aggiorna senza darmi risultati.Provo allora con il voocabolario, stessa solfa.Le parole cercate erano banali: cane, casa.Primo impatto negativo, ma nonostante tutto proseguo la lettura dell'articolo su PI:"bla,bla,bla vetrina web aggiornata""bla,bla,bla possibilità di consultare 160mila lemmi" (ma "cane e casa" mancano?...)"bla,bla,bla l'ipertestualizzazione è pervasiva""bla,bla,bla organizzazione flessibile e modulare dei contenuti"... insomma, si propone di fare quello che oggi fa già wikipedia, ma senza averlo messo ancora in pratica.Infine, ciliegina sulla torta, le dichiarazioni d'intenti: "è arrivato il momento di seminare un po', è arrivato il momento di coinvolgere i giovani nella costruzione del sapere " Wow! suona bene! se non fosse che è tallonato da un sibillino: "I diritti d'autore sui contributi, chiarisce Tatò, verranno trasferiti in capo a Treccani" Ah, ecco! :DIn pratica "La conoscenza è un bene di tutti." , come scrivono sul loro sito, ma per alcuni è un bene di consumo a marchio registrato.Qualcuno mi sa dare una buona ragione per cui dovrei staccarmi da en.wikipedia e investire tempo e risorse per un enciclopedia d'intenti che vuole vendersi quello che io faccio gratuitamente, riservandosi i diritti per i prossimi 100 anni?P.s.Gaia a questo giro il tuo articolo ha il sapore stucchevole dello spot pubblicitario.Peccato, perché in genere apprezzo quello che scrivi :)
    • advange scrive:
      Re: Non funziona, spiacente
      - Scritto da: Piero Serio
      Vado al link che PI ha inserito nell'articolo,
      provo a inserire qualche voce nel riquadro
      "enciclopedia" e la pagina si aggiorna senza
      darmi
      risultati.

      Provo allora con il voocabolario, stessa solfa.
      Le parole cercate erano banali: cane, casa.Ecco il canehttp://www.treccani.it/Portale/elements/categoriesItems.jsp?pathFile=/sites/default/BancaDati/il_treccani/C/IL_TRECCANI_c_011856.xmlCerto, assurdo che su ogni parola si debba clickare due volte!
      • ... scrive:
        Re: Non funziona, spiacente
        Come nel De Mauro Online: se clicchi due volte su una qualunque delle parole inserite nel testo della descrizione, ottieni una ricerca automatica su quel termine.Quello che non mi piace, invece, è la forma dei link, troppo lunghi, sarebbe bastato creare una struttura di richiamo di questo genere:http://www.treccani.it/vocabolario/canehttp://www.treccani.it/enciclopedia/caneoppure per entrambe:http://www.treccani.it/ricerca/cane
  • Piero Serio scrive:
    Non funziona, spiacente
    Vado al link che PI ha inserito nell'articolo, provo a inserire qualche voce nel riquadro "enciclopedia" e la pagina si aggiorna senza darmi risultati.Provo allora con il voocabolario, stessa solfa.Le parole cercate erano banali: cane, casa.Primo impatto negativo, ma nonostante tutto proseguo la lettura dell'articolo su PI:"bla,bla,bla vetrina web aggiornata""bla,bla,bla possibilità di consultare 160mila lemmi" (ma "cane e casa" mancano?...)"bla,bla,bla l'ipertestualizzazione è pervasiva""bla,bla,bla organizzazione flessibile e modulare dei contenuti"... insomma, si propone di fare quello che oggi fa già wikipedia, ma senza averlo messo ancora in pratica.Infine, ciliegina sulla torta, le dichiarazioni d'intenti: "è arrivato il momento di seminare un po', è arrivato il momento di coinvolgere i giovani nella costruzione del sapere " Wow! suona bene! se non fosse che è tallonato da un sibillino: "I diritti d'autore sui contributi, chiarisce Tatò, verranno trasferiti in capo a Treccani" Ah, ecco! :DIn pratica "La conoscenza è un bene di tutti." , come scrivono sul loro sito, ma per alcuni è un bene di consumo a marchio registrato.Qualcuno mi sa dare una buona ragione per cui dovrei staccarmi da en.wikipedia e investire tempo e risorse per un enciclopedia d'intenti che vuole vendersi quello che io faccio gratuitamente, riservandosi i diritti per i prossimi 100 anni?P.s.Gaia a questo giro il tuo articolo ha il sapore stucchevole dello spot pubblicitario.Peccato, perché in genere apprezzo quello che scrivi :)
    • Funz scrive:
      Re: Non funziona, spiacente
      A me funziona. Non è che blocchi tutto con noscript?Certo, come ricchezza di informazioni è al livello di una enciclopedia cartacea: scarsa.Cerco FIAT, mi dà un articoletto di 1771 battute, senza una foto, senza un link, senza niente. Molto enciclopedico, certo, ma Wikipedia pur nella sua approssimazione mi da una mole di informazioni ben maggiore.
      • Marco scrive:
        Re: Non funziona, spiacente

        Molto enciclopedico, certo, ma Wikipedia pur
        nella sua approssimazione mi da una mole di
        informazioni ben
        maggiore.Già, perché conta la quantità...Se devi usare wiki, tanto vale che ti butti direttamente su google, forse trovi pure di più che su wikipedia.
        • Funz scrive:
          Re: Non funziona, spiacente
          - Scritto da: Marco

          Molto enciclopedico, certo, ma Wikipedia pur

          nella sua approssimazione mi da una mole di

          informazioni ben

          maggiore.
          Già, perché conta la quantità...
          Se devi usare wiki, tanto vale che ti butti
          direttamente su google, forse trovi pure di più
          che su
          wikipedia.Certo, è quello che faccio, ma spesso tra i primi risultati trovi propri la voce di Wikipedia.
          • Marco scrive:
            Re: Non funziona, spiacente

            Certo, è quello che faccio, ma spesso tra i primi
            risultati trovi propri la voce di
            Wikipedia.Google apprende dalle tue scelte passate...
    • bubu scrive:
      Re: Non funziona, spiacente
      Controllare meglio prima di postare, please :-PProbabilmente hai qualche blocco nel browser, ecco la pagina di risultati per la ricerca di "cane" nella voce "enciclopedia":http://www.treccani.it/portale/opencms/Portale/services/searchTitle.jsp?cercaTesto=cane&searchIn=E&cercaTestoVis=&x=0&y=0
      • Joliet Jake scrive:
        Re: Non funziona, spiacente
        Ho letto la voce Cane sulla Treccani e su Wikipedia.La differenza di informazioni e dati utili è abissale.La Treccani può essere a malapena paragonabile ad un bignami...Peccato, ci hanno provato almeno.
        • bubu scrive:
          Re: Non funziona, spiacente
          Diamogli tempo... inoltre wikipedia non fornisce alcuna garanzia sulla veridicità dei contenuti (chiunque può inserire/modificare qualcosa con informazioni verosimili ma palesemente false che la maggior parte dei lettori manco se ne accorgono). Treccani in questo senso mi dà moolte più garanzie ;-)
  • Terminator scrive:
    Ma Tató
    Ma Tató non era il manager a capo dell'Enel una volta? E ora é esperto gestore di un'azienda di Enciclopedie? Mah...P.S.: Ho passavano al web20 o fallivano... chi si compra piú 20 volumoni quando c'é Internet?
  • Marco scrive:
    20 secondi
    L'ho visto 20 secondi ma mi bastano a dire che andrà in stallo prima di un anno e fallirà miseramente, salvo colpi di teatro.
  • Er Puntaro scrive:
    Sì ma ...
    I diritti d'autore sui contributi, chiarisce Tatò, verranno trasferiti in capo a Treccani No, non ho capito. Me lo potete dire in altri termini?Se io mi smazzo per completare una voce, i diritti del mio lavoro vanno a Treccani? Ho capito bene? E se sì, mi pagano per questa mia collaborazione partecipativa 2.0?
    • KoD scrive:
      Re: Sì ma ...
      Non penso, ma penso che rimarrà il tuo nome come autore, il che non farebbe certo schifo.
    • Paride Desimone scrive:
      Re: Sì ma ...
      Vedi il mio post "Treccani se la conosci..." per una risposta esauriente.
      • Marco scrive:
        Re: Sì ma ...
        - Scritto da: Paride Desimone
        Vedi il mio post "Treccani se la conosci..." per
        una risposta
        esauriente.Esauriente in cosa? Non hai scritto nulla...Se per te quello è essere esaustivi, capisco pure perché hai problemi nel comprendere cosa sta scritto nelle enciclopedie!
    • chojin scrive:
      Re: Sì ma ...
      - Scritto da: Er Puntaro
      I diritti d'autore sui contributi, chiarisce
      Tatò, verranno trasferiti in capo a
      Treccani
      No, non ho capito. Me lo potete dire in altri
      termini?
      Se io mi smazzo per completare una voce, i
      diritti del mio lavoro vanno a Treccani? Ho
      capito bene?

      E se sì, mi pagano per questa mia collaborazione
      partecipativa
      2.0?Ovvio. Chiamali fessi. Manovalanza a costo zero e se ne fregano della qualità e correttezza del lavoro. Riducono i costi, fanno credere che "la cultura è del popolo" tramite marketing socializzante..e via... loro fanno soldi ed i fessi abboccano.
    • AAA scrive:
      Re: Sì ma ...
      - Scritto da: Er Puntaro
      Se io mi smazzo per completare una voce, i
      diritti del mio lavoro vanno a Treccani? Ho
      capito bene?

      E se sì, mi pagano per questa mia collaborazione
      partecipativa
      2.0?non ti pagano, ma se non ricordo male le voci di enciclopedia che scrivi valgono come pubblicazioni dal punto di vista accademico, Le puoi inserire nel curriculum, come se avessi scritto un articolo per una rivista scientifica.
  • Paride Desimone scrive:
    Treccani, se la conosci...
    la eviti.Se faranno come con il dizionario di italiano di una quidicina di anni fa' te la raccomando vivamente: DEI BANDITI LEGALIZZATI.Prima prendono i soldi e poi iniziano a scrivere l'opera.EVITATELI COME LA PESTE
    • jonbonjovi scrive:
      Re: Treccani, se la conosci...
      magari se traduci, riusciamo a capire anche noi...
      • Er Puntaro scrive:
        Re: Treccani, se la conosci...
        - Scritto da: jonbonjovi
        magari se traduci, riusciamo a capire anche noi...C'è poco da tradurre: prima raccolgono i soldi vendendo volumi che in realtà non ci sono. Quando hanno raccolto la cifra necessaria, iniziano a scriverli. Non so se è una leggenda metropolitana ma è da una vita che la sento.
        • Rick Tst scrive:
          Re: Treccani, se la conosci...
          - Scritto da: Er Puntaro
          - Scritto da: jonbonjovi

          magari se traduci, riusciamo a capire anche
          noi...

          C'è poco da tradurre: prima raccolgono i soldi
          vendendo volumi che in realtà non ci sonoNon solo Treccani fa così, vedi Motta...
        • Paride Desimone scrive:
          Re: Treccani, se la conosci...
          Ti asicuro che non e' una leggenda metropolitana. L'ultimo agente traccani che e' venuto a casa, l'ho cacciato via a malo modo, dopo quella PORCATA che mi fecero.
          • jonbonjovi scrive:
            Re: Treccani, se la conosci...
            dev'essere una cosa che hanno iniziato a fare da poco...anni fa, quando la comprai io, non mi ricordo di disguidi del genere..bah, che gente :(
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