ADSL, nei guai la Casa di Alice

L'incumbent domina il mercato dell'accesso, anche di quello broad band, e secondo le accuse cerca di impedire agli utenti di accedere a servizi internet diversi dai propri. L'Antitrust UE apre una indagine
L'incumbent domina il mercato dell'accesso, anche di quello broad band, e secondo le accuse cerca di impedire agli utenti di accedere a servizi internet diversi dai propri. L'Antitrust UE apre una indagine


Roma – Uno dei siti più conosciuti dagli utenti dei servizi ADSL di Telecom Italia, la “Casa di Alice”, è finito nel mirino dell’antitrust dell’Unione Europea. Il sito, al quale volenti o nolenti accedono gli utenti Alice ADSL dell’incumbent quando si connettono ad internet, viene infatti ritenuto dai competitor di Telecom Italia un espediente per tenere a sé l’utenza internet.

Sui servizi che l’incumbent offre ai propri utenti una volta che si sono connessi in broad band, l’Antitrust europeo ha deciso di aprire una indagine ufficiale , per verificare se il cosiddetto ex monopolista non stia sfruttando la propria posizione assolutamente dominante sul mercato dell’accesso ad internet per prevalere anche nell’offerta di servizi web.

L’inchiesta, dunque, dovrà determinare se le accuse presentate alla Commissione europea da player del calibro di Tiscali, MC-Link o Inet, ma anche dai provider dell’associazione AIIP , abbiano un fondamento e, in particolare, se la Casa di Alice non sia davvero una sorta di rete “cattura-utenti” abusiva.

Secondo i provider, Telecom Italia sfrutterebbe in modo illegittimo il 75 per cento del mercato dell’accesso ad internet da lei controllato per scoraggiare il più possibile la propria utenza ADSL dall’utilizzare i servizi online degli altri operatori. Si tratterebbe di una sorta di sconfinamento dal mercato dell’accesso al mercato dei servizi internet, un settore sul quale si gioca molta parte del futuro degli operatori italiani.

Telecom Italia aveva chiesto alla Commissione UE di respingere il ricorso dei suoi concorrenti e invece ora si ritrova tra le mani una richiesta ufficiale di spiegazioni. Non appena sarà conclusa l’istruttoria dell’Antitrust, infatti, Telecom Italia dovrà fornire la sua versione della questione alle autorità regolamentari.

E’ bene ricordare che nei giorni scorsi Telecom ha subito lo stop di una sentenza del TAR del Lazio sui suoi servizi broad band HDSL e SDH, dopo due anni di ricorsi da parte dei provider. Una sentenza con cui deve anche fare i conti l’Autorità TLC, tirata in causa nel procedimento amministrativo.

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23 10 2003
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