Advert.dll, la privacy e la rete

Advert.dll, la privacy e la rete

Il concetto di privacy è una barzelletta surreale, in un contesto sociale nel quale siamo conosciuti prima di nascere e fin dopo la morte. Dati disponibili in molti repertori, alcuni pubblici e autorizzati
Il concetto di privacy è una barzelletta surreale, in un contesto sociale nel quale siamo conosciuti prima di nascere e fin dopo la morte. Dati disponibili in molti repertori, alcuni pubblici e autorizzati


Web – Posso azzardare un commento su quanto si discute sull’argomento Advert.dll, la privacy e la rete?
Prima considerazione
C’erano una volta i calcolatori della Difesa U.S.A. con le loro belle valvole termo-ioniche, i loro software dentro, ed i dati…. Quei dati che si volevano condividere con altre macchine, trasferire anche in luoghi distanti – due o tre corridoi, all’inizio, non di più – senza dover utilizzare supporti fisici, all’epoca piuttosto ingombranti.

Il concetto fu quello di riuscire a “fondere” il contenuto di macchine distinte, come se fosse il contenuto di ciascuna di esse; lo scopo, quello di gestire molti più dati di quelli che una singola macchina potesse contenere, lasciando a ciascuna il compito di supportare una diversa routine di lavoro, da svolgersi sugli stessi dati a disposizione per ottenerne elaborazioni differenti.

Una specie di peccato originale? Certo.
Fra le macchine connesse, il “fatto” stesso della connessione fisica, e di tutte le difficoltà che fu necessario superare per realizzarla, comportò la completa disponibilità, per ogni macchina che era parte della rete, di tutte le funzioni portate da ciascuna. E questo si ottenne con modifiche strutturali e fondamentali dell’ hardware.

Oggi parliamo di macchine “connesse alla Rete”, ma compiamo un errore ideologico: si dovrebbe più esattamente dire che “sono parte della rete”. E vedendola in questo modo, sottilmente diverso nei termini, ma sostanzialmente differente nella realtà, si inizia ad intuire che non c’è possibilità di escludere nulla da questa partecipazione, salvo ciò che si riesce a difendere con l’ausilio di software più o meno sofisticati, ma sempre “soft” rispetto all'”hard” della sostanza dei fatti.

Che sono esattamente questi: quando con un filo mi collego alla Ragnatela Mondiale, ne vengo a far parte, e qualsiasi Ragno, con un po’ di tempo e pazienza a disposizione, può raggiungere la mia tana e le mie provviste. Amen.

Seconda considerazione
Il concetto di privacy è una barzelletta surreale, in un contesto sociale nel quale siamo conosciuti da prima della nascita a dopo la morte. Le informazioni su ciascuno dei componenti della nostra società sono disponibili in numerosi repertori – alcuni pubblici ed autorizzati, altri meno visibili ma non meno ricchi di particolari.
Si va dal codice fiscale alle cartelle cliniche della maternità, dai risultati scolastici alle multe per divieto di sosta, e simili quisquilie innocenti, fino ai tabulati telefonici ed alla scansione in tempo reale delle comunicazioni a distanza, con qualunque mezzo effettuate.

L’informatica moderna ha solo delineato la possibilità di fondere i diversi database e di tenerli aggiornati senza troppa fatica, pronti a vomitare montagne di dati di varie provenienze, ed esattamente giustapposti per un proficuo utilizzo. In questa situazione, si rischia di non poter secretare neanche quello che NON facciamo, ma progettiamo soltanto di fare, senza metterlo in esecuzione.

Per ciò ritengo che tutto il gran parlare che si fa intorno a questo argomento sia assolutamente risibile. Il problema va affrontato da un altro verso.

PRIMO: siamo continuamente ed accuratamente scrutati dagli altri componenti la nostra società;
SECONDO: con i dati raccolti è concretamente possibile costruire un profilo altamente attendibile per ciascuno di noi;
TERZO: ciò che è possibile, notoriamente, è già stato fatto. Resta l’impossibile, e quello, si sa, lo stiamo facendo; mentre, per i miracoli, qualcuno si sta attrezzando di sicuro.

Ed allora, tutto questo parlarsi addosso di riservatezza, di privato, che senso ha? Apparentemente, demagogico e terroristico. In realtà, solo e semplicemente commerciale.

Salta fuori un virus nuovo: vuoi procurarti la cura? Costa così e così. C’è chi ti entra in casa? Ecco pronta una blindatura di nuovo tipo, più efficace, anche più bella, vedi? Ti sottraggono un bene, un affetto, una tua realtà? Assicurati, sostituiscila con una più moderna e migliore, cambia, procurati questo e quello. Acquista, compra, spendi.

La storia dei calcolatori collegati in rete, condivide con la società umana le caratteristiche fondamentali di qualunque società; che, in quando tale, DEVE mettere in comune le risorse, per essere ciò che dichiara di essere: una società, appunto.

E ‘ curioso che le fondamenta del nostro vivere su questa Terra influenzino in modo irreparabile tutto quel che facciamo. Hanno dovuto imprimere anche nel Web questo irreversibile segno del sociale: tutto in comune, nel bene e nel male.

Il rimedio al male? Sempre quello: difendersene, con una guerra quotidiana, fatta normalmente di battaglie vinte, ma anche di battaglie perse, cercando continuamente di non far prevalere quelle spinte egoistiche ed individuali che dissolverebbero la società.

Trasferendo il discorso nel grande campo di battaglia del Web, cambiano le parole, ma non la sostanza: ognuno si difenda, in collaborazione con tutti gli altri, con i migliori mezzi disponibili, senza illudersi che altri lo facciano per lui senza poi presentargli il conto di una rinunzia a qualche parte di libertà.

doct. alfridus

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Pubblicato il
1 ago 2000
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