L'AI ruba o crea posti di lavoro? La verità è che nessuno lo sa

L'AI ruba o crea posti di lavoro? La verità è che nessuno lo sa

Tra paura giustificate e realtà dei fatti, il reale impatto dell'intelligenza artificiale sul mondo lavoro è ancora tutto da definire.
L'AI ruba o crea posti di lavoro? La verità è che nessuno lo sa
Tra paura giustificate e realtà dei fatti, il reale impatto dell'intelligenza artificiale sul mondo lavoro è ancora tutto da definire.

L’intelligenza artificiale ci renderà tutti disoccupati. Anzi, ha già iniziato a farlo. Sono considerazioni che è facile incrociare in questo periodo e che, a dire il vero, sono per certi versi difficili da confutare: l’automazione di alcuni compiti rappresenta senza dubbio un rischio per diverse figure professionali. C’è però un altro lato della medaglia che spesso si tende a non esaminare, quello relativo ai posti di lavoro creati.

E se invece l’AI non stesse rubando lavoro?

Il tema è al centro di un’analisi condivisa da LinkedIn e pubblicata dal Wall Street Journal. Si parla di 640.000 assunzioni (o collaborazioni) negli Stati Uniti, tra il 2023 e il 2025. Un numero elevato, che fa almeno in parte da contraltare alla mole di tagli e licenziamenti che l’AI ha certamente contribuito ad alimentare.

Dunque, come stanno realmente le cose? Si prenda il dato per ciò che è: una statistica. E, in quanto tale, interpretabile, considerando tutto ciò che caratterizza il contesto in cui è calata. È relativa a un territorio come quello degli USA dove il mercato del lavoro segue dinamiche molto differenti rispetto al resto del mondo. Inoltre, è proprio oltreoceano che è esplosa la rivoluzione dell’intelligenza artificiale ed è l’ovvia conseguenza che lì si sia registrato un boom.

Altrove, dove la tecnologia entra nel processo produttivo solo o quasi esclusivamente sotto forma di prodotto o servizio di cui fruire, lo scenario è inevitabilmente diverso. Un’azienda che non fa AI, ma che la impiega, difficilmente avrà posizioni aperte per un Head of AI o per un AI Engineer.

Non è vero che tutto il mondo è paese

Non va poi sottovalutato che spesso si commette l’errore di valutare l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro guardando solo ai tagli e alle assunzioni delle Big Tech. Ciò che avviene nella Silicon Valley non è rappresentativo, ad esempio, di un tessuto imprenditoriale e produttivo come quello italiano, dove un contributo fondamentale arriva dalle PMI, per definizione regolate da logiche molto diverse.

Alla fine, il rischio è sempre quello di scivolare verso la presa di posizione, sui pro e sui contro sventolati come strumento di propaganda dall’una e dall’alta fazione. L’unica certezza è il cambiamento in atto. Molto probabilmente lo potremo misurare solo più avanti, quando l’adozione dell’AI sarà più strutturale e meno dettata da una corsa all’innovazione talvolta nemmeno giustificata da reali necessità.

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Pubblicato il
3 apr 2026
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