Al copyright resta un anno di vita

Pirati e samaritani scalzeranno le dinamiche del diritto d'autore e della sua tutela. Le relazioni sociali mediate dalle piattaforme P2P e imperniate sulla condivisione costringeranno l'industria a soccombere. O a reinventarsi

Roma – Relazioni sociali e collaborazione online sgretoleranno il copyright nel giro di un anno: i colossi dei contenuti dovranno rassegnarsi alle dinamiche della rete, dovranno arrendersi all’ineluttabilità del prevalere dello sharing animato dai netizen. A sostenerlo è Johan Pouwelse , ricercatore olandese impegnato nello sviluppo di Tribler , client torrent sociale e socializzante sospinto da fondi olandesi e europei.

Pouwelse e colleghi hanno condotto delle analisi, hanno raccolto dati, hanno pubblicato un articolo che descrive il passato e configura il prossimo futuro: hanno studiato il sottobosco di quelli che vengono definiti pirati , hanno indagato il comportamento dei cosiddetti samaritani della rete. Entrambi gli atteggiamenti convergono nella figura del prosumer , colui che produce e consuma contenuti, contribuendo a mettere in comune e a gestire un patrimonio di risorse. Wikipedia e suprnova.org condividono un impatto dirompente, spiegano i ricercatori con un esempio: l’una rappresenta per milioni di cittadini della rete un common di spunti e di cultura; l’altro, tra il 2003 e il 2004, con la disinteressata collaborazione di insider, con la voglia di condivisione dei netizen, ha ospitato i mille più popolari film sfornati da Hollywood in quei due anni.

Quelle gestite dai samaritani e quelle gestite dai pirati sono piattaforme P2P : decentrate e collaborative, si fondano sulla interazione umana e sulla condivisione di risorse infrastrutturali e culturali. Con il passare degli anni queste piattaforme si sono affinate, si sono conquistate un grado di maturità tale da gestire al meglio le risorse infrastrutturali, da fare emergere i contributi di maggior valore, da alimentare le possibilità di comunicare e di stabilire relazioni creando un senso di appartenenza. I ricercatori citano come esempio Slashdot e il suo sistema di gestione della reputazione, BitTorrent e il meccanismo di gestione della banda, l’organizzazione dell’attivismo mediata da Facebook in occasione dei fatti avvenuti in Myanmar. Fiducia e frammentazione della collaborazione guidano la partecipazione in rete, disseminano e filtrano i contenuti, che circolano in una mole e in una qualità sempre maggiori .

L’industria dei contenuti, osservano i ricercatori, vacilla sotto gli affondi della peer production . L’industria tenta di arginare la diffusione da parte dei pirati del materiale protetto dal diritto d’autore: invoca disconnessioni e preme sui fornitori di connettività. Ma sull’attuale mercato, complice l’allargamento della banda, incombe l’istituzione, da parte dei commoner bucanieri, di darknet nelle quali i contenuti possano scorrere inosservati. Entro il 2010 , prospettano gli autori dello studio, le darknet offriranno le stesse prestazioni delle ordinarie reti P2P e le contromisure su cui si medita oggi saranno impossibili da mettere in atto.

Nel contempo, sono numerosissimi i samaritani che producono, condividono e diffondono in rete contenuti originali e di qualità : le dinamiche di autopromozione basate sulle relazioni e mediate dalle reti sociali online si stanno consolidando. Il nuovo che emerge potrebbe presto dimostrarsi pronto a schiacciare la tradizione e i tradizionali modelli di business.

I ricercatori sostengono, dati alla mano, che nel giro di un anno il sistema e l’attuale mercato del copyright potrebbero esaurirsi, soffocati dalla propulsione dei samaritani, calpestati dall’esuberanza dei pirati. Costretti ad un cambio di fronte da platee che non sono composte dallo stesso pubblico di cui erano composte prima che la connettività le innervasse.

Gaia Bottà

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