Alla ricerca delle leggi perdute

di Guido Scorza - Peregrinazioni in rete alla ricerca della legge sul diritto d'autore: le istituzioni non offrono la versone aggiornata del testo. Possibile credere nell'innovazione mossa dallo Stato?

Roma – Questa mattina avevo deciso di scrivere un pezzo sull’annosa questione della copia privata e su quella ad essa connessa dell’equo compenso che, almeno stando ad alcuni rumors, nelle prossime settimane tornerà di grande attualità in ragione dell’ormai prossimo varo di un decreto del ministero dei beni e delle attività culturali con il quale verranno determinate nuove tariffe e, soprattutto, un nuovo e folto elenco di supporti per i quali il compenso sarà dovuto. Il punto di partenza dell’articolo avrebbe naturalmente dovuto essere la legge sul diritto d’autore e le previsioni in essa contenute. In corso d’opera è, tuttavia, accaduto qualcosa che mi ha indotto a cambiare idea ed a raccontare questa storia che credo abbia dell’incredibile e debba far riflettere.

Il server dell’editore giuridico che a suon di migliaia di euro l’anno generalmente offre a me ed a molti miei colleghi accesso allo sterminato patrimonio normativo italiano era irraggiungibile e, quindi, mi son ritrovato costretto a lanciare una ricerca sulle banche dati pubbliche così come, credo, faccia abitualmente qualsiasi cittadino italiano che, non essendo a ciò costretto dalla professione, non intende regalare una montagna di soldi ad un editore per ricomprarsi ciò che già gli appartiene ovvero le proprie leggi.
Ho quindi lanciato una ricerca su Google e su qualche motore di ricerca specializzato, cercando poi di selezione le fonti secondo criteri di autorevolezza. In fondo cercavo una legge della quale, in Rete, si parla ogni giorno su milioni di pagine ed alla quale è affidato il futuro della creatività e della cultura nella società dell’informazione.

Ho quindi cominciato da Normeinrete il glorioso motore di ricerca giuridica alla cui realizzazione hanno lavorato i migliori centri di ricerca universitari italiani nel corso di quasi un decennio e che stando alle statistiche rese disponibili sullo stesso sito è visitato ed utilizzato ogni mese da oltre 100 mila persone .
Normeinrete, naturalmente, non ha l’ambizione di pubblicare ex novo testi di legge ma, più semplicemente, di indicizzare le risorse rese disponibili dalle pubbliche amministrazioni centrali e periferiche e guidare gli utenti sulle relative pagine.
Interrogando il motore di ricerca con gli estremi della legge sul diritto d’autore – non so, peraltro, se ogni cittadino italiano li conosca a memoria! – il motore restituisce due possibili risultati: il primo è reso accessibile attraverso il sistema Italgiure della Suprema Corte di Cassazione mentre il secondo dovrebbe esserlo attraverso il portale del Ministero della Giustizia .

Due fonti autorevoli. Il primo link, tuttavia, conduce ad un file pdf contenente il testo storico – ovvero quello pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 16 luglio 1941 – mentre il secondo che punta al sito del Ministero della Giustizia ad una pagina che informa che si è verificato un errore e che è pertanto necessario tornare in home page. Inutile, dalla nuova home page del sito del Ministero della Giustizia, cercare di raggiungere un’altra pagina contenente la legge sul diritto d’autore perché dopo una decina di minuti di defatigante navigazione ci si ritrova inesorabilmente sulla stessa pagina di errore dalla quale si è partiti ed alla quale mi aveva già condotto il motore di ricerca di Normeinrete.

Non mi perdo d’animo e continuo nella ricerca, lanciando, questa volta una semplice query su Google. BigG non tradisce e restituisce un lungo elenco di risultati. In cima ai risultati della ricerca ci si imbatte nelle pagine di normativa rese disponibili sul sito della SIAE e da qui ad arrivare ad un pesante file pdf su “carta intestata” SIAE il passo – a condizione di disporre di adeguate risorse di connettività – è davvero breve . In pochi clik si naviga nella legge sul diritto d’autore e con la barra di scorrimento ci si ritrova facilmente all’art. 71 septies che detta, appunto, la disciplina della copia privata. Tutto sommato c’è di che sentirsi fortunati.

Leggendo il primo comma dell’articolo, tuttavia, ho la sensazione di trovarlo più breve di quanto lo ricordassi, ovvero privo di una disposizione che ricordo perché mi ha sempre incuriosito, relativa alla registrazione da remoto. Difficile credere che il testo della legge sul diritto d’autore pubblicato sul sito della SIAE non sia aggiornato e, quindi, preferisco pensare che sia io a ricordare male o, più semplicemente, che la disposizione che ricordo sia stata abrogata magari perché troppo “generosa” verso gli utenti.
Decido, quindi, di vederci chiaro e di andare a caccia della norma responsabile dell’abrogazione.

Mi rimetto, quindi, alla ricerca di un testo della legge sul diritto d’autore che, magari, rechi – così come sarebbe sempre auspicabile – traccia delle versioni precedenti delle diverse disposizioni. Google mi guida sulle pagine del Dipartimento per le comunicazioni del Ministero per lo sviluppo economico e, in particolare, su una pagina dedicata al diritto d’autore.
In fondo alla pagina c’è un link ad un pdf relativo, appunto alla legge sul diritto d’autore, ci clicco e scarico il file.
Aprendolo, tuttavia, scopro che si tratta dello stesso pdf pubblicato dalla SIAE sul proprio sito.
Tempo perso, quindi.

Torno ai risultati della ricerca su Google e continuo lungo la mia strada.
Questa volta mi lascio attrarre da un link al sito del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Si tratta del ministero cui compete il controllo dell’attività della SIAE e, soprattutto, cui la legge sul diritto d’autore demanda il varo di tutta una serie di provvedimenti di natura secondaria tra i quali proprio la disciplina sull’equo compenso. Difficile immaginare una fonte più autorevole per accedere alla legge sul diritto d’autore. Con mia grande sorpresa, tuttavia, scopro che nella pagina sulla quale è raccolta tutta la normativa di rilievo in relazione alle competenze del Ministero, la legge sul diritto d’autore non esiste .

Torno ancora una volta ai risultati della ricerca su Google e, giusto nella posizione seguente al link al Ministero sul quale avevo appena cliccato, trovo il link ad un post di un anno fa sul blog dell’amico Luca Spinelli, il cui titolo mi incuriosisce: “In Italia non c’è la legge sul diritto d’autore, per ora”. Nel suo post, Luca racconta una storia simile alla mia e riferisce di aver scritto all’ufficio legislativo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali chiedendo di ricevere una copia del testo vigente della legge sul diritto d’autore.

Quella che segue è la risposta che il Ministero ha indirizzato a Luca: “Con riferimento alla Sua richiesta via e-mail di cui all’oggetto, prot. 42615 del 07/11 c.a., si fa presente che non esiste una versione ufficiale consolidata della L. 633/41. Tuttavia è allo studio del Comitato Consultivo Permanente per il Diritto d”Autore una proposta di Codice della Proprietà Intellettuale che, quando sarà emanata, potrebbe fornire una versione aggiornata della LdA.
Ministero per i Beni e Le Attività Culturali”
Era il 28 novembre del 2008.

Ovviamente non mi arrendo e continuo nella mia ricerca, convinto che da qualche parte un altro testo della legge sul diritto d’autore con il quale confrontare quello pubblicato sul sito della SIAE dovrà esserci. La fortuna sembra sorridermi, i risultati della ricerca lanciata su BigG mi guidano alle pagine del sito del Governo dedicate al dossier sull’antipirateria e da qui, seguendo un interminabile elenco di link arrivo alla pagina della normativa della direzione generale per le biblioteche, gli istituti culturali ed il diritto d’autore del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Probabilmente sono collegato con lo stesso server sul quale è pubblicata la pagina della normativa accessibile attraverso la home page del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali dalla quale provengo senza aver trovato traccia della legge sul diritto d’autore ma, qui, per qualche strana ragione, c’è un link alla legge sul diritto d’autore. Ancora un file pdf . Questa volta, però, si tratta di una versione, almeno graficamente, diversa da quella pubblicata sul sito della SIAE. Lo apro e scorro sino all’art. 71 septies. Il testo è identico a quello reso disponibile dalla SIAE. Anche in questo caso non vi è alcun riferimento alla disciplina sulla registrazione da remoto.

Non ho più nessun dubbio circa il fatto che o la memoria mi ha tradito o la disposizione che ricordo è stata abrogata: due delle fonti più autorevoli in materia – SIAE e Ministero beni ed attività culturali rendono infatti disponibile, autonomamente, un testo della legge sul diritto d’autore che non contempla tale previsione. Credo che qualsiasi cittadino, al mio posto, si sarebbe fermato qui ed avrebbe preso per buono il testo faticosamente raggiunto. Nel mio caso non è andata così ma solo perché ho sempre avuto un debole per la ricerca normativa e, d’altro canto, ho alle spalle anni di studio alla corte dei grandi centri di ricerca di informatica giuridica documentale italiana.
Continuo, pertanto, nella ricerca.

Dopo qualche minuto la mia ostinazione è premiata e mi ritrovo sulle vecchie ma sempre preziose pagine di Interlex, gloriosa testata di diritto delle nuove tecnologie da sempre magistralmente diretta dall’amico Manlio Cammarata. Accedo alla pagina sulla quale è pubblicata la legge sul diritto d’autore – finalmente in formato ipertestuale – e corro all’art. 71 septies.
Il primo comma, finalmente, è come lo ricordavo io e prosegue con un ulteriore periodo dopo l’ultimo riprodotto nelle versioni pubblicate dalla SIAE e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali secondo il quale: “Per i sistemi di videoregistrazione da remoto il compenso di cui al presente comma è dovuto dal soggetto che presta il servizio ed è commisurato alla remunerazione ottenuta per la prestazione del servizio stesso”.
Chi ha ragione e chi ha torto? Qual è la vera legge sul diritto d’autore vigente in Italia in questa fredda giornata d’inverno?

Inutile cercare in Rete un arbitro istituzionale in grado di risolvere la contesa perché non c’è in Italia soggetto capace di pronunciarsi in modo univoco sulla vigenza di un testo di legge. Non il Parlamento, che non pubblica testi consolidati – ovvero aggiornati – non il Ministero della giustizia, non la Presidenza della Repubblica né il Ministero per la semplificazione normativa che sembra più preoccupato di “tagliare” le leggi vigenti – mi chiedo come se non ne conosce neppure il testo consolidato – che di renderle accessibili ai cittadini.

Non mi resta – ma questo un comune cittadino non lo farebbe – che provare a tornare al database dell’editore privato dal quale è iniziata questa avventura. Qui, il testo del primo comma dell’art. 71 septies della legge sul diritto d’autore coincide con quello pubblicato sulle pagine di Interlex e si discosta, quindi, da quello reso disponibile dalle due fonti istituzionali consultate.

Possibile che un editore privato debba essere arbitro e tenutario esclusivo del sapere giuridico italiano anche quando tale sapere si fonda sul più alto esemplare di informazione pubblica prodotta dalle nostre istituzioni ovvero sulle leggi? In tutta franchezza non credo possa considerarsi né democratico, né civile, né tantomeno moderno un Paese nel quale ad un cittadino si impone di conoscere le leggi ma, ad un tempo, non si consente di farlo se non attraverso onerosi abbonamenti con soggetti privati che, peraltro, non offrono, evidentemente, alcuna garanzia.
Sono occasioni come questa quelle nelle quali faccio più fatica a credere nei progetti di innovazione della nostra pubblica amministrazione ed alla bontà ed autenticità delle politiche di innovazione di questo (così come dei precedenti) Governo.
Sulla banda larga si continua a non investire ed a raccontare ogni giorno una storia diversa, le informazioni pubbliche sono accessibili solo attraverso canali privati ed a pagamento e l’accesso alle leggi vigenti è attività che richiede arti magiche e stregoneria.
Credo che l’innovazione sia un’altra cosa. E voi?

Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
www.guidoscorza.it

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  • andy61 scrive:
    carino, ma il tool ha un errore ...
    verticalmente i pixel sono contati correttamente, ma orizzontalmente parte già da circa 150 pixel.L'idea in sé non è male: è più intuitiva che pubblicare una semplice tabella con le risoluzioni trovate e le relative percentuali.
  • merlinox scrive:
    eyetracking
    Esistono mappe dei punti più "caldi" e di quelli meno visto. Poi sta a te applicarlo al tuo sito, tenendo conto delle statistiche di acXXXXX dei tuoi utenti. Oppure devi installare degli script di eye tracking: http://bit.ly/EyeTracking
    • Eretico scrive:
      Re: eyetracking
      IMHO mi sembrano, quella di Google e l'eye tracking, due soluzioni che lasciano un pò il tempo che trovano. Mi pare ovvio, dai risultati dell'eye tracking e dalla mappa di Google, che i punti di maggior interesse siano il alto a sinistra. Noi occidentali siamo abituati sin dall'infanzia a leggere da sinistra a destra partendo dall'angolo in alto a sinistra. Sarebbe interessante vedere i risultati, ad esempio, per i popoli di lingua araba o ebraica. Sono pronto a scommettere che i punti d'interesse maggiore saranno in alto a destra.
  • gomez scrive:
    Dovrebbero renderlo obbligatorio
    per i dementi che creano siti innavigabili come quasi tutti quelli della Pubblica Amministrazione, e mandarli a pascolare le pecore posto che riescano a fare almeno quello).Vale anche per i 3/4 dei siti di grandi aziende, dove devi districarti in mezzo a un caos di autogratificazione grafica e pubblicita' inutile (XXXXX se sei andato su quel sito vuol dire che l'azienda la conosci gia', o no ? e allora non spaccarmi i maroni con la pubblicita' come prima e principale cosa) prima di trovare quello che realmente ti serve (ad esempio l'aggiornamento firmware di un accrocco o il manuale di un altro o le caratteristiche tecniche di un terzo).Mauro
  • merlinox scrive:
    Che cavolata!
    Il concetto alla base va benissimo, ma questa webapp è veramente l'ennesima min*hiata. Strano che sia firmata Google: non ha alcun tipo di interattività o di valore aggiunto. Bah!
    • Alessandro Modica scrive:
      Re: Che cavolata!
      Credo invece che questo Browser Size sia una sintesi ottima di ciò che viene chiamata ErgonomiaUn sito deve avere una sua ergonomia per poter essere visitato e ben consultato dagli utenti.E fare un sito web ergonomico non è facile. E la difficoltà aumenta quando il sito deve essere in multilingua dove hai il problema di come avviene la lettura in alcuni paesi del mondo (in occidente si legge da sinistra a destra, in arabia da destra a sinistra, in alcune province cinesi o in giappone stesso anche dall'alto verso il basso o viceversa).Insomma io non starei tanto a scrivere commenti da utonti come quelli che ho letto fin'ora per il solo gusto di darsi un tono. Studiate bene l'articolo e il suo background che ci guadagnate in cultura ;)cosi ci si pensa due volte a dire che una iniziativa è una "XXXXXXXta" :)saluti
      • merlinox scrive:
        Re: Che cavolata!
        Guarda ribadisco con fermezza quanto ho detto. Non ho definito XXXXXXXta il concetto e le teorie alla base della web apps, ma quello che fa.Chi fa i siti internet in modo professionale (o blog template) queste cose le deve avere "interiorizzate" senza bisogno di una sorta di layer mask del genere.Ok per l'immagine... ma se vogliamo approfondire è il caso di parlare di eyetracking e ti percorsi visivi.Se "browser size" lo avesse fatto Ciccio Bombolo, e non Google, lo avrebbero affossato di insulti!
        • sono io scrive:
          Re: Che cavolata!
          Secondo me invece è uno strumento utilissimo. Sapere che il xx % dei visitatori del mio sito vedrà, senza scroll di nessun tipo, il banner o l'immagine o il link che voglio mettere in home o in una qualunque pagina del sito che sto disegnando non mi sembra poi una "XXXXXXXta".Ma chi scrive questi commenti ha mai lavorato nel mondo del web? E se si, da quanto tempo e con quali risultati?
          • merlinox scrive:
            Re: Che cavolata!
            Io ci sono da qualche mese, se vai sul mio omonimo sito trovi abbastanza informazioni, oppure cerca pure su google.Lo strumento proposto è uno strumento statico, non è che cambia da sito a sito. Alla fine un layer di photoshop, o un qualsiasi pgn andrebbe bene. O addirittura un plugin per firefox.E' uno strumento banale... fatti uno screenshot e sei apposto. Agli esordi (prima del 2000...) la religione era "720x576", qualcuno ne ricorda il significato?Oggi il discorso è ben più complesso, senza contare che il target del sito (argomento/focus di distribuzione) definisce in modo esplicito gli spazi a disposizione.
        • Teo_ scrive:
          Re: Che cavolata!
          - Scritto da: merlinox
          Ok per l'immagine... ma se vogliamo approfondire
          è il caso di parlare di eyetracking e ti percorsi
          visivi.Sapete se esiste qualche servizio che fornendo unimmagine o lindirizzo di un sito fornisca unheatmap con la stima dei punti osservati?Non sarà qualcosa di tanto affidabile quanto fare veri test con telecamere a infrarossi ecc, ma potrebbe essere un aiuto veloce.
          • Shu scrive:
            Re: Che cavolata!
            - Scritto da: Teo_
            Sapete se esiste qualche servizio che fornendo
            unimmagine o lindirizzo di un sito fornisca
            unheatmap con la stima dei punti
            osservati?E come fa? :)Se metti Google Analytics sul sito e aspetti qualche mese, ti fa la mappa del sito con le heat maps dei link cliccati e quindi, presumibilmente, più visibili o almeno più interessanti per gli utenti del tuo sito.Bye.
          • Teo_ scrive:
            Re: Che cavolata!
            - Scritto da: Shu
            - Scritto da: Teo_

            Sapete se esiste qualche servizio che fornendo

            unimmagine o lindirizzo di un sito fornisca

            unheatmap con la stima dei punti

            osservati?

            E come fa? :)Basandosi sui risultati delle osservazioni reali e sul alcune regole da infilare negli algoritmi.Potrebbero esserci variabili per gli elementi quali: colore, contrasto, posizione, dimensione, entropia intorno alloggetto, ecc.Guardando un sito, un poster o una fotografia mi faccio già unheatmap basato sulle mie conoscenze di usabilità, ma se fossero intrecciate con migliaia di altri test e magari regole basate su studi recenti, sarebbe uno strumento in più.
            Se metti Google Analytics sul sito e aspetti
            qualche mese, ti fa la mappa del sito con le heat
            maps dei link cliccati e quindi, presumibilmente,
            più visibili o almeno più interessanti per gli
            utenti del tuo
            sito.Sì quello già lo faccio. Mi sarebbe comodo avere qualche strumento più in fase di progettazione per andare più a colpo sicuro.
    • Shu scrive:
      Re: Che cavolata!
      - Scritto da: merlinox
      Il concetto alla base va benissimo, ma questa
      webapp è veramente l'ennesima min*hiata. Strano
      che sia firmata Google: non ha alcun tipo di
      interattività o di valore aggiunto.La più grande "min*hiata" è che non considera minimamente il modo in cui è costruito il sito.Banalmente, se centri un sito largo 960px e lo guardi a 1920x1080, il fantomatico 99% è completamente bianco, perché è il margine sinistro. Ci rientra a malapena il logo del sito. :PPiù in dettaglio, se hai un sito con due css: uno per cellulari e uno per PC, ti fa vedere solo quello per PC (a meno di non andarci col cellulare).Se ne hai uno che, tramite float css, si adatta alla larghezza dello schermo, di nuovo questo servizio serve a poco.Tanto vale mettere la web toolbar su Firefox e fare le varie prove di risoluzione da soli.Bye.
  • supermario3 scrive:
    N00b
    Se spostare un pulsante ha incrementato così tanto il download allora la maggior parte della gente è utonta... :-( che amarezza
    • ephestione scrive:
      Re: N00b
      ma purtroppo è la gente, utonta, superficiale, o come ti pare di chiamarla, che deve venire a vedere il tuo sito, quindi che ti piaccia o meno devi aggiustarlo per renderlo accessibile dai suddetti.Mi sembra comunque una scemenza la distribuzione statistica delle risoluzioni così come indicata da google, secondo le statistiche del mio sito (non quello del mio profilo, ma quello "professionale") i browser (mobili compresi) che girano su schermi con risoluzione inferiore alla xga non arrivano neppure al 3% del totale.Ormai poi anche gli smartphone cominciano ad avere risoluzioni strepitose... non dovrebbero proprio più esistere display di pc sotto i 1024 pixel orizzontali.
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