All'Italia servono professionisti IT

La net economy gioca un ruolo ancora poco significativo nell'economia italiana, e il peggio è che non ci sono abbastanza lavoratori per occupare i posti vacanti. Che saranno centinaia di migliaia, da qui al 2015
La net economy gioca un ruolo ancora poco significativo nell'economia italiana, e il peggio è che non ci sono abbastanza lavoratori per occupare i posti vacanti. Che saranno centinaia di migliaia, da qui al 2015

Il gruppo di lavoro Glocus ha presentato il rapporto “Professioni e Lavoro nel 21esimo secolo”, uno studio sull’impatto della net economy sull’economia italiana nel suo complesso, dedicato alle profonde modifiche apportate dal digitale al modo del lavoro. Un mondo non più al passo coi tempi e che richiede ingenti investimenti in formazione.

Stando a quanto sostiene Glocus, in Italia la “Internet economy” vale solo il 2 per cento del PIL – metà della media europea e inferiore ai paesi più avanzati come Regno Unito (7,2 per cento) e Germania (7 per cento). Il futuro del lavoro sarà sempre più da ricercare nell’Information Technology, e le imprese IT potrebbero aiutare in maniera concreta a risollevare un paese in cui la disoccupazione giovanile è al 40,5 per cento.

Secondo Glocus, da qui al 2015 saranno ben 900mila i posti di lavoro vacanti per i professionisti delle nuove tecnologie, e la scarsità di lavoratori in grado di coprire questi posti si combatte solo investendo massicciamente in formazione ripensando l’intera filiera educativa.

È stato particolarmente critico in tal senso il presidente di Glocus Linda Lanzillotta, che sottolinea come l’Italia abbia “di fatto mancato l’obiettivo” fissato dall’Agenda di Lisbona in cui si suggeriva di “puntare tutto sulla formazione, sulla ricerca, sull’innovazione”. In Italia, invece, i politici avrebbero preferito incrementare le spese sanitarie e ridurre drasticamente la spesa per l’istruzione, spendendo “per gli anziani anche le risorse che dovevano costruire il futuro per i giovani”.

Come se ne esce? Dopo aver creato la situazione presente, il Palazzo ora snocciola ricette per “aiutare le imprese” e ammodernare la formazione italiana allineandola con il nuovo mercato del lavoro.

Alfonso Maruccia

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05 07 2013
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