Altolà ai domini multilinguistici

Mentre in Cina inaspettatamente si moltiplicano le richieste, vengono avviate nuove sperimentazioni anche altrove ma arriva l'altolà della Internet Society: così la stabilità della Rete viene messa a rischio

Roma – L’allargamento ai domini multilinguistici deve essere rinviato se non si vuole mettere a rischio la già traballante stabilità del sistema dei domini Internet: questo l’allarme lanciato ieri dalla autorevole Internet Society che di rado ha utilizzato parole così forti per intervenire sull’evoluzione della Rete.

Secondo la Internet Society, uno dei più importanti organismi associativi di valutazione tecnica della Rete, quanto sta accadendo in Cina e ancora di più le sperimentazioni messe a punto da VeriSign, che controlla Network Solutions, e Register.com, sono eventi che metteranno in crisi il Domain Name System e creeranno conflitti insanabili tra le parti sui diritti a certi nomi di dominio.

La Internet Society ha chiesto a tutte le parti coinvolte di sospendere le operazioni per la registrazione di domini multilinguistici, ovvero realizzati con caratteri alfabetici diversi da quelli latini, fino a quando la IETF non avrà completato il fondamentale lavoro di sviluppo di uno standard per l’internazionalizzazione dei domini.

La situazione è seria, come si era intuito qualche giorno fa quando anche l’ICANN aveva chiesto di attendere e agevolare il lavoro dei tecnici della IETF prima di partire lancia in resta verso un’avventura il cui esito potrebbe essere decisamente negativo.

Stando ad una nota dell’associazione, le sperimentazioni commerciali “sono premature per gli attuali standard tecnici di Internet”. E quindi “prima che gli utenti Internet vengano messi in condizione di possedere certi nomi di dominio occorre fare una pausa” e attendere “le nuove specifiche”.

La Internet Society è un organismo che raccoglie la IETF e la IAB, in pratica il “cuore pulsante” degli ingegneri che si occupano delle tecnologie di Rete e stando al suo presidente, David Maher, “quanto sta accadendo colpirà di sicuro il DNS e porterà a inevitabili conflitti tra coloro che ritengono, nel corso delle sperimentazioni, di acquisire diritti su certi nomi a dominio”.

Alla Internet Society sono arrivate finora due generi di risposta. La prima, dalla Cina, dove 540mila richieste di dominio sono pervenute al locale NIC, il CNNIC, subito dopo l’annuncio che sarebbero stati rilasciati domini in caratteri cinesi prima e dopo il punto (“.”). La seconda da VeriSign, secondo cui “è assolutamente improponibile fermare ora le sperimentazioni” che danno la possibilità di registrare domini in coreano e giapponese. VeriSign si è trincerata dietro una dichiarazione politica: “La vera promessa di Internet non sarà soddisfatta fino a quando non potremo offrire domini nella loro lingua al 90 per cento della popolazione mondiale, che non parla inglese”.

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