AMD: il futuro dei chip è x86

Confermando le scelte fatte per i suoi giovani processori a 64 bit, AMD vuol estendere l'anziana architettura x86 anche ai dispositivi non-PC, come PDA e telefoni cellulari, e sfidare il dominio di ARM. Compatibilità innanzi tutto


San Jose (USA) – La vecchia architettura x86, introdotta da Intel nel lontano 1978 con il processore 8086, è destinata a dominare non soltanto il mondo dei PC, ma anche quello dei dispositivi di rete, dei computer palmari e dei telefoni cellulari. A dirlo, paradossalmente, non è l’inventrice di questa tecnologia, ma una delle sue più anziane rivali, AMD.

Negli ultimi anni il chipmaker di Sunnyvale ha scommesso moltissimo sull’architettura x86, tanto che non solo ne ha proposto evoluzioni in grado – si pensi ai processori Athlon – di tenere testa alle CPU di Intel, ma l’ha anche traghettata – a differenza della propria rivale, che ha preferito cambiare drasticamente rotta – nell’era dei 64 bit : Opteron e Athlon 64, come noto, si basano infatti su di un’architettura, l’AMD64 (prima nota come x86-64), in grado di eseguire indifferentemente codice x86 a 32 bit e a 64 bit.

In questi 25 anni la tecnologia x86 si è evoluta ed oggi le architetture alla base dell’ultima generazione di chip x86, come i Pentium 4 di Intel e gli Athlon di AMD, contengono molte soluzioni che si trovano, ad esempio, nei processori RISC , gli stessi che da anni dominano il mercato dei server e, oggi, anche quello dei dispositivi mobili.

Nel suo discorso presso il Microprocessor Forum di San Jose, Fred Weber, chief technology officer della divisione CPU di AMD, ha sottolineato l’importanza, per l’industria, di costruire processori “che parlino la stessa lingua”, e la lingua franca , secondo Weber, non può che essere x86.

“L’architettura x86 è quella che oggi vanta il più vasto parco di software. Portare o riscrivere questo software per assicurare che esso giri anche su RISC e altre architetture significa buttare via un sacco di soldi”, ha detto Weber. “Non si tratta soltanto di portare le applicazioni: il porting va fatto anche del codice di sistemi operativi, strumenti e driver. E’ abbastanza chiaro che questo non può funzionare”.

Uno dei più grandi scogli all’affermazione dei processori Itanium è costituito proprio dall’incompatibilità con il software a 32 bit (a meno di non ricorrere, sacrificando notevolmente le prestazioni, all’emulazione). Un ostacolo a cui AMD sostiene di aver ovviato progettando CPU, come Opteron e Athlon 64, che consentono alle aziende di continuare ad utilizzare il software a 32 bit e, nell’ugual tempo, migrare verso i 64 bit in modo più progressivo e mirato.

Intel, però, non la pensa così.


Intel ritiene invece che l’architettura di Itanium, riprogettata da zero, si lascia alle spalle le limitazioni che caratterizzano l’attuale tecnologia x86 e, alla lunga, può offre maggiori vantaggi rispetto a quelli promessi dai chip x86 compatibili, questo soprattutto nell’ottica di insidiare le piattaforme RISC là dove queste sono più forti, ovvero nella fascia di mercato dei server hi-end.

Quello dei server potrebbe non essere l’unico segmento del computing dove AMD, ancora una volta in netta contrapposizione con le scelte di Intel, sembra voler fare le veci della mamma adottiva di x86: Weber ha infatti spiegato che le strategie della propria azienda relative a x86 abbracciano anche il settore delle net appliance e, soprattutto, quello dei PDA e dei telefoni cellulari, un segmento quest’ultimo dove l’architettura RISC, e in particolare la variante progettata da ARM , domina incontrastata. Anche Intel, come noto, produce chip embedded, gli XScale, basati sulla tecnologia ARM.

Weber afferma che se è vero che i dispositivi mobili sono destinati a diventare sistemi sempre meno specializzati e sempre più capaci di svolgere compiti generici, l’architettura x86 darà ai produttori l’indubbio vantaggio di poter far leva sull’enorme quantità di software e hardware dei PC.

“Questo è il momento giusto – ha affermato il dirigente di AMD – perché i processori x86 vengano prodotti per device di ogni dimensione”.

Al pari di Intel, tuttavia, anche AMD ha di recente proposto sul mercato embedded chip non-x86 basati su di un’architettura MIPS ereditata con l’ acquisizione , all’inizio del 2002, di Alchemy Semiconductor. Questi stessi processori sono anche alla base della piattaforma aperta di AMD, OpenPDA , sviluppata di recente per i computer palmari.

Dunque AMD ha rivisto almeno parzialmente le proprie strategie dopo l’ acquisizione , da National Semiconductor, della famiglia di processori embedded x86 Geode.

All’epoca della fusione con l’unità Information Appliance di National, il boss di AMD, Hector Ruiz, aveva del resto già affermato come “questa acquisizione ci permette di espandere il nostro impegno verso l’attuale base clienti e i mercati in cui operiamo e, al tempo stesso, di aumentare le possibilità di estendere l’architettura x86 alle applicazioni a bassa potenza e alte prestazioni richieste dal mercato”.

Durante la conferenza californiana Weber ha anche discusso del progetto K9 , nome in codice della futura evoluzione di Athlon 64 e Opteron che dovrebbe essere rilasciata sul mercato verso la fine del 2005. L’unico dettaglio tecnico trapelato è che questa nuova generazione di processori supporterà due o più core, una caratteristica su cui stanno puntando moltissimo un po’ tutti i principali player di questo settore.

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