AMD: Intel ha corrotto il mercato

Accuse gravissime quelle portate dal chipmaker contro il più noto rivale: Intel avrebbe fatto un gioco sporco con i suoi clienti in mezzo mondo per ostacolare l'adozione di processori alternativi. In ballo un mercato miliardario


Roma – Sono 38 le imprese fin qui individuate da AMD che, a suo dire, sono state vittime di coercizione da parte della grande rivale Intel che tutto avrebbe fatto per cercare di ostacolare l’ascesa di AMD sul mercato dei microprocessori, ricorrendo a metodi illegali.

Questa, in estrema sintesi, la denuncia alle autorità antitrust americane formalizzata ieri da AMD presso la Corte Federale Distrettuale del Delaware.

In 48 pagine AMD presenta il suo atto d’accusa con cui rafforza le denunce già presentate all’ antitrust europeo , che indaga sulla posizione di Intel, che ha già incassato una condanna in Giappone.

Nel ricorso, AMD parla di attività illegali a tutto campo per Intel, che avrebbe vessato con contratti spregiudicati tanto i grandi produttori di computers quanto i piccoli assemblatori, i distributori all’ingrosso e i rivenditori. In questo senso AMD ha individuato 7 tipologie di comportamento che Intel avrebbe attivato in tre continenti, tutti ugualmente illegali.

Non c’è da scherzare. “Ovunque nel mondo i clienti hanno diritto alla libertà di scelta ed ai benefici dell’innovazione – dichiara Hector Ruiz, chairman of the board, presidente e chief executive officer di AMD – questi diritti sono negati nel mercato dei microprocessori”. E, andando nel dettaglio, insiste Ruiz: “Che sia attraverso prezzi più elevati dovuti a profitti monopolistici, oppure ad una minore scelta sul mercato ed a barriere all’innovazione, la gente da Osaka a Francoforte a Chicago paga ogni giorno in denaro contante per gli abusi monopolistici di Intel”.

Secondo AMD, oggi Intel detiene nel mercato mondiale dei microprocessori una quota dell’80 per cento in termini di volumi e del 90 in termini di fatturato: posizione che, a detta del chipmaker, attribuisce alla rivale “una radicata posizione monopolistica ed una forza di mercato super-dominante”.

La pronunzia giapponese, sottolinea AMD, dimostra “che Intel ha deliberatamente messo in atto pratiche commerciali illegali al fine di bloccare la crescita della quota di mercato di AMD imponendo limitazioni ai produttori giapponesi di PC”. “Intel – fa rilevare AMD – non ha contestato queste accuse”.

Gli avvocati di AMD che hanno steso l’atto d’accusa ci vanno giù pesantissimi e parlano di “uno schema globale pervasivo finalizzato a impedire ai clienti di Intel di trattare liberamente con AMD a discapito dei clienti e consumatori mondiali”. Molti gli esempi dei metodi con cui, secondo AMD, Intel ha “illegittimamente mantenuto il suo monopolio”. Di seguito alcuni di quelli più significativi.


Ecco, tratteggiati nell’atto d’accusa di AMD, alcuni degli esempi di comportamenti illegali che Intel avrebbe adottato:
– ha forzato i maggiori clienti quali Dell, Sony, Toshiba, Gateway e Hitachi a concludere accordi di esclusiva in cambio del pagamento di somme di denaro, di prezzi discriminatori o sussidi alla vendita condizionati all’esclusione di AMD;

– secondo rapporti di settore, e come confermato dal JFTC in Giappone, Intel ha pagato a Dell ed a Toshiba ingenti somme di denaro per non fare affari con AMD;

– Intel ha pagato a Sony milioni di dollari per l’esclusiva. La quota di AMD dei prodotti Sony è passata dal 23% nel 2002 all’8% nel 2003, allo 0% fisso dove è oggi;

– ha forzato altri grandi clienti quali NEC, Acer e Fujitsu a concludere accordi di esclusiva parziale condizionando ribassi, disponibilità e market development funds (MDF) all’accordo del cliente di limitare drasticamente o rinunciare del tutto ad acquisti da AMD;

– ha minacciato ritorsioni contro clienti per l’introduzione di computers basati su tecnologia AMD, in particolare in segmenti di mercato strategici come quello dei desktop per il settore delle imprese;

– l’allora CEO di Compaq, Michael Capellas, disse nel 2000 cha a causa del volume d’affari dato ad AMD, Intel aveva annullato la fornitura di cruciali microprocessori per server. Dicendo che “aveva una pistola puntata alla testa” comunicò ad AMD che era costretto a smettere di comprare da loro;

– secondo gli amministratori di Gateway, la loro azienda ha pagato un prezzo salato per i suoi pur limitati rapporti con AMD. Essi affermano che la ritorsione di Intel “li ha ridotti a guacamole “;

– Office Depot si è rifiutata di tenere in stock notebook con microprocessore AMD indipendentemente dal supporto finanziario promesso da AMD, citando il rischio di ritorsioni da parte di Intel;

– l’allora CEO di Intel Craig Barrett minacciò al presidente di Acer “serie conseguenze” per il supporto al lancio del processore AMD Athlon 64. Questo coincise con l’inspiegabile ritardo da parte di Intel nel pagare 15-20 milioni di dollari in market development funds dovuti ad Acer. Acer si ritirò dal lancio del processore nel settembre del 2003;

– Intel ha disegnato i suoi compilers, che trasformano i software in linguaggio leggibile dalle macchine, in modo tale da degradare le prestazioni dei programmi se operati su di un computer fornito di processore AMD.

Il testo completo del ricorso è disponibile qui .

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