Antenne cellulari, otto indagati a Roma

Antenne cellulari, otto indagati a Roma

Funzionari della ASL e tecnici sarebbero responsabili di installazioni di impianti illegali. I reati contestati vanno dal falso all'abuso di ufficio. Si indaga sull'eventuale impatto sulla salute
Funzionari della ASL e tecnici sarebbero responsabili di installazioni di impianti illegali. I reati contestati vanno dal falso all'abuso di ufficio. Si indaga sull'eventuale impatto sulla salute


Roma – Ripetitori di impianti di telefonia mobile troppo vicini a scuole ed ospedali, verifiche tecniche non eseguite, installazioni prive di specifiche e altro ancora. Questo il profilo di una inchiesta avviata dalla Procura di Roma che fino a questo momento ha portato all’iscrizione di otto persone nel registro degli indagati.

L’indagine ha dimostrato che un certo numero di antenne sono state realizzate in barba alle disposizioni di legge che prevedono distanze minime tra gli impianti stessi ed alcuni edifici considerati “sensibili”, come le scuole o gli ospedali.

Gli inquirenti, che hanno iniziato a indagare dopo un esposto presentato da un consigliere comunale, ritengono di aver individuato responsabilità importanti presso architetti, ingegneri e tecnici. Questi erano stati contattati da operatori e fornitori di tecnologie di telefonia mobile, da Wind ad Ericsson, per realizzare quei progetti che sono necessari all’ottenimento delle concessioni edilizie relative all’installazione di nuovi impianti.

Ma nel mirino degli inquirenti sono finiti anche funzionari delle Aziende Sanitarie Locali che non avrebbero esercitato il dovuto controllo sui progetti, controlli che sono parte integrante del processo di ottenimento delle concessioni. Per questo il pubblico ministero romano Adelchi d’Ippolito ha ipotizzato il reato di falso a carico dei tecnici, ingegneri ed architetti e quello di abuso d’ufficio, invece, per i funzionari delle ASL.

Va detto che l’indagine non si è conclusa e tra gli accertamenti che la Procura intende fare vi sono anche quelli atti a stabilire se il comportamento irresponsabile di qualcuno non possa aver provocato anche una situazione di pericolo per la salute pubblica connessa all’elettrosmog.

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27 02 2003
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