AOL censura siti web

Lo fa già da un po' di tempo, affermando che quelli sono i siti pubblicizzati dallo spam e quindi vanno boicottati. Una policy che rischia di trasformarsi in un boomerang
Lo fa già da un po' di tempo, affermando che quelli sono i siti pubblicizzati dallo spam e quindi vanno boicottati. Una policy che rischia di trasformarsi in un boomerang


Los Angeles (USA) – “Spiacente, il sito richiesto non è disponibile”. Una frase del genere, in inglese, appare da qualche tempo sui monitor degli abbonati internet del maggiore provider americano, AOL , quando tentano di collegarsi a certi siti. AOL ha infatti optato per una linea dura contro lo spam. Anzi, durissima.

L’idea di fondo di America Online è quella di boicottare i siti che vengono pubblicizzati in modo illegale da chi spara spam. Come succede anche da noi, moltissimo spam contiene link a spazi commerciali nei quali è possibile compiere acquisti e sono proprio questi acquisti che rendono fruttifera l’attività spammatoria. Da qui l’idea di AOL di inibire l’accesso a quei siti web da parte dei propri utenti.

La mossa non è indolore ed è foriera di critiche.
AOL, infatti, non avverte l’utente che tenta di accedere che quel sito è considerato spammatorio e che dunque per questo non è accessibile, una strategia che sembra nascere da un difficile compromesso tra la necessità di non apparire come cane da guardia e di non diffamare.

La scelta di bannare un sito, poi, è basata sul sistema già collaudato delle segnalazioni di spam da parte degli abbonati di AOL, segnalazioni che però potrebbero finire per bannare siti del tutto innocenti. Senza parlare della possibilità, per spammer senza scrupoli, di suggerire agli utenti, spammandoli, quali siti dovrebbero essere resi inaccessibili…

Ma non c’è solo questo. Gli utenti, per le ragioni più diverse, possono comunque voler accedere a quei siti e nella policy degli abbonamenti AOL ci sono sì clausole contro lo spam ma ce ne sono anche sulla libertà di navigare ovunque in internet. La Electronic Frontier Foundation , che si batte per i diritti digitali, si è limitata a parlare di un atteggiamento “paternalistico” difficilmente digeribile.

Si vedrà: di certo la mossa di America Online non passa inosservata e, se gli utenti l’accetteranno, potrebbe dare il “la” ad analoghe iniziative anche di altri provider, negli USA e all’estero.

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22 03 2004
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