Apache sovrano della PA italiana

Luci e ombre nel rapporto periodico dell'Università di Bologna sulla presenza online delle amministrazioni. XML non decolla nelle piccole realtà ma diminuiscono i siti con errori nel codice. L'accessibilità resta però un miraggio
Luci e ombre nel rapporto periodico dell'Università di Bologna sulla presenza online delle amministrazioni. XML non decolla nelle piccole realtà ma diminuiscono i siti con errori nel codice. L'accessibilità resta però un miraggio

Apache è il web server preferito dagli amministratori locali italiani. Il 43,5 per cento dei 7286 comuni censiti nella newsletter di ottobre del laboratorio Tek Tank dell’ Università di Bologna utilizza il software free per tenere online il proprio portale, contro un più modesto 29,5 per cento raggranellato da IIS di Microsoft. Restano da assegnare più di un quarto delle preferenze, impossibili da determinare per gli spider, ma Apache si conferma in crescita nelle scelte delle realtà più piccole della PA.

Web server scelti dai comuni È questa una situazione pressoché comune in 107 province (48,5 per cento per Apache, 30,1 per ISS), e che invece si ribalta passando ad occuparsi delle 20 regioni e, più in generale, delle amministrazioni pubbliche nazionali: qui IIS si mostra in ripresa, guadagnando terreno nei ministeri e negli enti centrali rispetto alla rilevazione precedente, e mantenendo il comando sul piano regionale.

Discorso diverso per quanto riguarda i linguaggi di scripting: qui è Asp.NET a condurre, e con distacchi significativi rispetto a PHP, con l’unica eccezione delle province dove quest’ultimo si prende una rivincita di misura. Buone notizie, inoltre, sul fronte XML: se il metalinguaggio stenta nelle realtà più piccole come i comuni, la sua penetrazione a livello nazionale è incoraggiante. Il picco viene toccato a livello regionale, dove l’84 per cento dei siti censiti indica nel tag doctype il valore XHTML .

doctype nei comuni Segnali negativi per l’encoding delle pagine: ISO-8859-1 continua a farla da padrone a tutti i livelli, mentre UTF-8 non sembra in grado di far segnare progressi interessanti. A livello comunale e provinciale non c’è storia, mentre la situazione diventa leggermente più equilibrata – pur permanendo una decina di punti percentuali di distacco – sul piano regionale e nazionale.

Passando alla qualità del codice, due terzi dei siti dei comuni mostrano errori rilevati dal sistema di validazione delle pagine del W3C. Tek Tank segnala che la situazione è comunque in lieve miglioramento, mentre in generale le realtà più grandi – quali regioni e amministrazioni centrali – tendono ad avere website scritti meglio di quelle più piccole: questione probabilmente di mezzi investiti nella realizzazione dei portali.

l'accessibilità dei siti comunali Il dato peggiore delle rilevazioni di settembre riguarda invece l’ accessibilità dei siti della PA. Il tool HERA , utilizzato da Tek Tank per effettuare un controllo sul rispetto delle norme contenute nella Legge Stanca , nella rilevazione di settembre ha individuato problemi in questo senso su più di due terzi di tutti i siti comunali scandagliati. Anche in questo caso il problema va attenuandosi al crescere delle dimensioni dell’ente esaminato, ma è solo quando si parla di strutture nazionali che la maggioranza dei siti (il 75 per cento) si attiene alle disposizioni normative in materia.

Luca Annunziata

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07 10 2008
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