Apple contro Adobe, parte seconda

La Mela risponde alle critiche di Adobe e definisce la piattaforma Flash chiusa e proprietaria. Ma fa confusione e cita uno standard blindato figlio dell'MPEG come aperto
La Mela risponde alle critiche di Adobe e definisce la piattaforma Flash chiusa e proprietaria. Ma fa confusione e cita uno standard blindato figlio dell'MPEG come aperto

Nuovo giorno, ennesima puntata della guerra tecnologica e commerciale fra Apple e Adobe. Questa volta è Cupertino a rispondere, con una inconsueta dichiarazione pubblica che commenta la recente decisione di Adobe di abbandonare gli sforzi di sviluppo sulla compilazione del codice Flash per iPhone OS.

Mike Chambers di Adobe aveva lamentato le restrizioni incluse nella licenza di utilizzo del nuovo SDK per iPhone, limitazioni tese a colpire chi usa tool diversi da quelli standard di programmazione approvati da Apple (C, C++ o JavaScript). Nell’annunciare la cancellazione dei piani di sviluppo su strumenti (inclusi in Creative Suite 5) utili a compilare applicazioni realizzate in Flash in codice nativo per iPhone/iPad, Chambers ha avuto modo di evidenziare che “l’obiettivo primario di Flash è sempre stato lo sviluppo multi-browser e multi-piattaforma” al contrario di quanto intenderebbe fare Cupertino restringendo le possibilità di sviluppo e legando i coder alla sua iPiattaforma .

Apple e iPhone sono un sistema blindato a trazione unica, denuncia Adobe e, in maniera alquanto sorprendente rispetto alla tradizionale cultura industriale di Cupertino, Apple ha questa volta risposto ad Adobe per le rime: “Qualcuno ha capito le cose all’incontrario – ha dichiarato il portavoce Tudy Muller – sono HTML5, CSS, JavaScript, e H.264 (tutti supportati su iPhone e iPad) a essere standard e aperti, mentre Flash di Adobe è chiuso e proprietario”.

Non bastasse lo shock di una dichiarazione pubblica da parte di Apple, le parole di Muller incappa in un incidente di percorso parlando di standard delle sue piattaforme mobile: H.264 è si un codec universalmente riconosciuto e adottato, ma non è affatto aperto come vorrebbe Cupertino e la sua adozione richiede il pagamento di royalty al gruppo MPEG LA .

Alfonso Maruccia

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22 04 2010
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