Apple, nuove accuse per i fornitori cinesi

L'organizzazione non profit China Labor Watch si scaglia ancora contro le fabbriche che lavorano per le grandi multinazionali dell'IT. Nel mirino c'è Apple, in attesa dell'evento di domani e del nuovo iPhone
L'organizzazione non profit China Labor Watch si scaglia ancora contro le fabbriche che lavorano per le grandi multinazionali dell'IT. Nel mirino c'è Apple, in attesa dell'evento di domani e del nuovo iPhone

A ridosso dal nuovo evento Apple che dovrebbe mostrare al mondo il nuovo iPhone, una nuova indagine dell’organizzazione newyorchese China Labor Watch (CLW), stavolta in collaborazione con Green America, punta il dito contro le condizioni nelle fabbriche che producono i componenti dei dispositivi con la Mela .

Non è la prima volta che CLW si scaglia contro i produttori cinesi di componenti elettroniche per le multinazionali dell’ICT: già in passato Cupertino era dovuta intervenire per rassicurare circa l’impegno a vigilare sulle condizioni dei lavoratori nelle fabbriche asiatiche e nello stabilire dure punizioni nei confronti di quei partner commerciali che non riconoscono i diritti basilari ai loro lavoratori.

Tutte queste misure hanno tuttavia il difetto di basarsi su una serie di ispezioni programmate che permettono agli eventuali violatori di nascondere i problemi tempestivamente sotto il tappeto. Così le organizzazioni non profit riescono spesso a mettere in luce gravi problemi che persistono nonostante i codici di condotta e il controllo dei fornitori.

Stavolta, tuttavia, la tempistica del rapporto CLW rischia davvero di rovinare l’evento di presentazione di iPhone 6: i membri dell’organizzazione non profit si sarebbero introdotti sotto copertura ad agosto in una fabbrica di Suqian che impiega più di 20mila lavoratori nella produzione componenti per iPhone e per iPad e avrebbero così scoperto una serie di gravi violazioni delle condizioni di sicurezza, di salute, ambientali e dei diritti umani .

Nella lista di pericoli riscontrati all’interno della fabbrica spiccano la presenza di particelle di alluminio e magnesio sul pavimento, polveri infiammabili nell’aria, l’assenza di adeguati strumenti di sicurezza per i lavoratori che devono maneggiare materiale tossico , uscite di sicurezza bloccate, rilascio di scorie e rifiuti nel sottosuolo e nelle acque circostanti gli impianti, turni di lavoro eccessivi, con straordinari obbligatori (di oltre 100 ore al mese) e in parte non retribuiti.

Claudio Tamburrino

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