Arrestato cyberdissidente cristiano

Accade in Cina dove un 23enne voleva sostenere le proprie attività religiose cristiane parlandone su internet. L'ingenuo... è ora nelle mani della Giustizia pechinese
Accade in Cina dove un 23enne voleva sostenere le proprie attività religiose cristiane parlandone su internet. L'ingenuo... è ora nelle mani della Giustizia pechinese


Pechino – Per la prima volta le autorità cinesi preposte alla repressione del pensiero si sono preoccupate di quanto pubblicato su internet da un giovane sostenitore di attività evangeliche non consentite e hanno reagito alla cosa pensando bene di arrestarlo.

A denunciare l’accaduto e a chiedere il rilascio immediato di Zhang Shengqi sono ancora una volta quelli di Reporters sans frontieres (RSF) che hanno inviato un appello pubblico in questo senso al primo ministro cinese Wen Jiabao che, di recente, ha tentato di proporre all’estero un’immagine meno censoria del regime pechinese.

Secondo la ricostruzione di RSF, il 26 novembre la Thought Police pechinese ha prelevato da casa sua Zhang, dipendente di una società di servizi informatici, a quanto pare per aver postato in internet documenti non autorizzati realizzati da uno storico della chiesa, Liu Fenggang, da tempo dietro le sbarre. “Zhang – afferma RSF – è il primo caso di un cyberdissidente messo in galera per aver manifestato il proprio appoggio alla Chiesa Cristiana illegale . E’ stato accusato di aver diffuso segreti di stato, quando invece ha solo pubblicato alcuni articoli sulla repressione attuata dal governo nei confronti della propria comunità religiosa”.

Come noto, in Cina le attività di culto sono rigidamente regolate e possono avvenire solo all’interno di meccanismi decisi dai regolamenti governativi. Al di fuori di essi, qualsiasi attività religiosa è ritenuta illegale.

All’arresto di Zhang ha fatto seguito anche il sequestro di una serie di materiali che si trovavano nella sua abitazione di Jilin, nella Cina settentrionale, tra cui articoli, telefonini e altro ancora. La compagna di Zhang, Ye Jifei, è stata interrogata per due giorni ma non è stata arrestata. Ye lavora nella stessa società in cui era impiegato Zhang.

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18 12 2003
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