Ogni lunedì mattina, mentre guidava verso il Johnson Space Center di Houston, l’astronauta Victor Glover ascoltava lo stesso brano: “Whitey on the Moon” di Gil Scott-Heron. Un poema parlato del 1970, l’America nera che guarda l’America bianca festeggiare la Luna mentre nei quartieri non arriva nemmeno l’acqua calda.
Il 2 aprile 2026 alle 00:36 ora italiana Glover è partito per la Luna a bordo della missione Artemis II. È il primo uomo di colore a volare verso il nostro satellite. E avrà quel canto in testa.
Dalla poesia alla Luna: Victor Glover e il significato profondo di Artemis II
Dopo ben 53 anni l’uomo torna sulla luna. Christina Koch è la prima donna a effettuare un volo lunare. Victor Glover il primo uomo nero. Traguardi che erano semplicemente impensabili durante le missioni Apollo, in un’America ancora segnata dalla segregazione razziale.
Glover ha raccontato nel 2023, appena selezionato per Artemis II, perché ascolta quel poema ogni settimana. Quel brano mi riporta a un tempo in cui quella comunità non si sentiva ascoltata
, ha spiegato. È un promemoria potente: esistono molte più storie, molte più voci, oltre a quelle di chi applaude sempre la NASA. E noi siamo qui anche per loro.
, aggiunge.
Glover, cresciuto a Pomona in California, non vuole dimenticare da dove viene. Non ho mai avuto il privilegio di ignorare questa prospettiva: è parte della mia vita. Sono un uomo nero in America
, ha detto. Un’America che oggi mi porta nello spazio, ma che durante la guerra di Corea ha impedito a mio nonno, nonostante fosse arruolato, di volare. È un Paese pieno di contraddizioni.
Ed è vero, non esiste forse un Paese più complesso dell’America. Eppure, oggi un uomo nero sta viaggiando verso la luna. Una donna sta viaggiando verso la luna. Quello che è stato non si può cancellare, ma è un passo avanti, non un punto di arrivo.