A inizio febbraio, i sistemi delle Gallerie degli Uffizi sono stati colpiti da un attacco informatico di cui solo oggi emergono nuovi dettagli. Come riportato dal Corriere, la situazione è grave, ancora oggi. La direzione si è vista costretta a chiudere al pubblico una parte di Palazzo Pitti, fino a data da destinarsi. Inoltre, i gioielli più preziosi (Tesoro dei Granduchi) sono stati trasferiti in tutta fretta nel caveau della Banca d’Italia, e alcune porte e uscite di sicurezza sono state fisicamente murate.
Nuovi dettagli sull’attacco informatico agli Uffizi
Secondo la ricostruzione, i criminali sarebbero riusciti a svuotare i server, allungando le mani anche sull’area tecnica e dunque su password, codici di accesso, mappe, allarmi e controlli degli ingressi e delle uscite. I dati rubati permetterebbero inoltre di conoscere l’esatta posizione delle telecamere di sorveglianza e dei sensori di sicurezza, pianificando così un colpo senza lasciare nulla al caso.
C’è di più. Gli autori dell’attacco avrebbero chiesto il pagamento di un riscatto (non quantificato), minacciando di mettere altrimenti l’intero archivio in vendita sul Dark Web. Ci sarebbe stata poi una trattativa con il polo museale, al momento interrotta.
La fonte del Corriere riferisce di un accesso effettuato sfruttando una vulnerabilità individuata in un programma per la gestione delle immagini collegato al sito ufficiale. Una violazione iniziata già lo scorso anno e proseguita lentamente, in modo da non destare sospetti, fino a sottrarre tutti i dati.
È un episodio che riporta inevitabilmente alla memoria quanto avvenuto solo pochi mesi fa al Louvre. Lì, una scarsa attenzione alla sicurezza informatica ha permesso di mettere a segno il furto del secolo, un’irruzione spettacolare con tanto di fuga tra le strade di Parigi. L’azione che ha colpito gli Uffizi è avvenuta negli stessi giorni di quella che ha messo in ginocchio i sistemi dell’università La Sapienza. L’ateneo è rimasto offline per una settimana circa.