Australia nella morsa delle cam

L'ultima novità è una polemica sulla possibilità che telecamere di sorveglianza vengano installate anche in bagni e spogliatoi


Adelaide (Australia) – Si spinge sempre più in là il dibattito sulla privacy nell’era delle telecamere di sorveglianza. Almeno in Australia, paese che nell’ultimo anno è sembrato quasi ossessionato dal problema, in buona parte a causa della diffusione dei cellulari dotati di fotocamera.

Nei giorni scorsi, infatti, un parlamentare dell’Australia Meridionale, Kris Hanna, ha scalato le prime pagine dei giornali affermando che oggi in quello stato federale australiano è possibile installare cam di ripresa e controllo in spogliatoi e toilette di uffici ed istituti privati in modo del tutto legale.

L'”emergenza” sarebbe tutt’altro che ipotetica. Un polverone si era infatti alzato dopo che una telecamera puntata sulle docce riservate alle donne era stata scoperta in un noto istituto di Adelaide. La cam sparava immagini a 150 metri di distanza ma non è chiaro chi le ricevesse, probabilmente finivano su un computer. Il caso ha suscitato indignazione ma non è bastato a smuovere il Governo della regione che appoggia apertamente le leggi locali, anche se dichiara di ritenere “malato e perverso” chi tenta di approfittarne come in quella situazione. Secondo le autorità del luogo, infatti, la sicurezza, anche negli spogliatoi dunque, può in certi casi giustificare l’installazione di sistemi di ripresa.

Di tutt’altro avviso Hanna, parlamentare da lungo tempo impegnato sui temi dei diritti dei lavoratori, che intende ora portare al più presto davanti al parlamento locale una proposta di modifica alle normative attuali. “Nell’ambito dei luoghi di lavoro – ha spiegato ai reporter – un datore di lavoro ha praticamente mano libera se vuole spiare i propri dipendenti”.

Secondo Hanna, peraltro, vi sono dei casi in cui certe cam possono essere giustificate, “come in una scuola che voglia accertarsi che gli alunni non accedano a pornografia”, ma, ha spiegato, “ci sono casi di cam installate in spogliatoi e toilette, utilizzate da aziende che vogliono accertarsi che i propri dipendenti non rubino materiali nascondendoli nei propri vestiti”. “Non ci sono regole – ha aggiunto Hanna – e non c’è norma che possa impedire l’uso perverso e sbagliato di questi dispositivi”. Nella sua proposta di legge, che per il momento non sembra però riscuotere grande interesse tra i politici locali, saranno vietate tout court le cam in luoghi nei quali può essere violata l’intimità delle persone.

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